Home Letteratura straniera Friedrich Hölderlin e il romanzo “Iperione”

Friedrich Hölderlin e il romanzo “Iperione”

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Autori del calibro di Friedrich Hölderlin, Jean Paul e Heinrich von Kleist sono considerati dalla letteratura tedesca tre outsider. Il motivo di questa “emarginazione” sta nella difficoltà di collocarli all’interno delle due correnti principali della fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo: classicismo e romanticismo.

Oggi è impossibile (e anche fuorviante) accettare sia una successione temporale che una netta contrapposizione tra questi due fenomeni. Proprio per questo motivo occorre valutare una concezione aperta di classicismo e romanticismo per poter comprendere autori “particolari” come Hölderlin, Jean Paul e Kleist.

Hölderlin, Jean Paul e Kleist: caratteristiche comuni

Esistono delle caratteristiche comuni a tutti e tre gli autori che ci permettono di tratteggiare al meglio le loro tendenze letterarie. In primo luogo, un intenso confronto con la filosofia dell’illuminismo, soprattutto con Kant (celebre è la “crisi kantiana” di Kleist), e l’impegno politico durante le guerre napoleoniche e soprattutto dopo le sconfitte degli stati tedeschi.


Inoltre, è importante sottolineare come nelle loro opere sia possibile individuare gli elementi fondamentali dei movimenti letterari che andavano per la maggiore, ossia il classicismo di Weimar e il romanticismo (prima di Jena e successivamente di Heidelberg). Dopo aver incontrato e analizzato le opere di Jean Paul e Heinrich von Kleist, ci soffermeremo sull’ultimo grande outsider della moderna letteratura tedesca: Friedrich Hölderlin.

Friedrich Hölderlin, un poeta incompreso

Quella di Hölderlin è una delle figure più sensibili della letteratura tedesca, che non solo seguì le problematiche politiche e sociali della sua epoca, ma comprese prima di molti suoi contemporanei che l’entusiasmo patriottico può prendere delle strade pericolose. Tale riflessione, non compresa ai suoi tempi, non bastò a salvare la sua opera dalla manipolazione propagandistica nazionalsocialista.

L’esistenza di Hölderlin è scandita da una serie di fughe: dalle aspettative di chi lo circondava (la benestante famiglia materna), da personaggi illustri che lo illusero, da città che non lo accolsero degnamente (soprattutto per motivi amorosi), e infine da se stesso.

L’esistenza travagliata

Hölderlin
Caspar David Friedrich, Il sognatore

Egli nacque nel 1770 a Lauffen sul fiume Neckar. Rimasto precocemente orfano di padre, studiò teologia e filosofia a Tubinga. Allo scatenarsi della rivoluzione francese, Hölderlin ne fu entusiasta, ma tale sentimento scemò con la minaccia di Napoleone alla Germania. Dopo la conclusione dei suoi studi, per non dover assumere l’ufficio di pastore, abbandonò Tubinga e cercò di guadagnarsi la vita come precettore. Tentò di entrare in contatto con Schiller, che inizialmente cercò di incoraggiare il giovane poeta, ma poi si tirò indietro, forse a causa dell’atteggiamento di indifferenza e di rifiuto di Goethe nei suoi confronti.

Alla fine, Hölderlin accettò un impiego da precettore presso il banchiere Gontard a Francoforte sul Meno. Presto però fu costretto alla fuga per un rapporto d’amore con la padrona di casa, Susette, colei che diverrà la celebre Diotima nell’Hyperion. Successivamente si stabilì, sempre come precettore, in Svizzera e poi in Francia, da dove ripartì in tutta fretta, probabilmente dopo aver saputo della malattia e della successiva morte di Susette. Subito dopo si manifestarono in Hölderlin i primi sintomi di schizofrenia. Il falegname Ernst Zimmer, che era rimasto molto colpito dalla lettura dell’Hyperion, si offrì di assisterlo e così Hölderlin visse presso la famiglia Zimmer fino alla sua morte nel 1843.

Il romanzo “Iperione”: la Grecia e il ritorno alla natura

L’unico romanzo di Hölderlin è Iperione o l’eremita in Grecia. Questo fu composto dal 1792 al 1799 in diverse fasi della vita del poeta, molto differenti tra loro. In quest’opera il riferimento alla grecità ha un’importanza determinante, ma l’immagine che aveva Hölderlin dell’antichità era diversa da quella del classicismo di Weimar. Egli infatti, oltre alla dimensione “apollinea”, che era stata esaltata da Winckelmann, Goethe e Schiller, aveva cominciato a cogliere anche l’elemento “dionisiaco”.

Il romanzo è ambientato nella Grecia contemporanea ed è composto da una serie di lettere del giovane greco Iperione al suo amico tedesco Bellarmino, e anche da un breve scambio di lettere tra Iperione e Diotima, la donna amata.

In queste lettere Iperione parla della sua giovinezza in Grecia, del suo amore verso Diotima e della decisione di partecipare alla rivolta dei greci contro i turchi. Purtroppo, dopo l’iniziale successo della rivolta, Iperione si accorge che i suoi compatrioti non sono per nulla migliori degli oppressori turchi. Durante una battaglia navale, il protagonista viene ferito gravemente e Diotima, credendolo morto, muore di dolore. Persa la donna amata e viste crollare tutte le sue speranze, Iperione si trasferisce in Germania, dove però lo aspettano esperienze ancora peggiori.

Profondamente deluso dal mondo, Iperione torna in Grecia, ritirandosi in solitudine in natura. Qui, vivendo al di fuori della società e nel ricordo dei valori eterni come l’amicizia e l’amore, trova finalmente tranquillità e pace.

Un romanzo classicista oppure romantico?

Alla luce del suo unico romanzo, in passato la critica collocò Hölderlin all’interno del classicismo. Gli ultimi studi hanno però rivelato le contraddizioni insite in questa collocazione. L’armonia e la pace finale di Iperione, in effetti, non hanno niente a che vedere con l’ideale classico della nobile semplicità e serena grandezza, ma è di stampo romantico. Per il romanticismo, infatti, l’unica possibilità di salvezza in un mondo senza speranza consiste nel tirarsi fuori completamente dal mondo stesso.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

F. Hölderlin, Iperione, Feltrinelli 2013.

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