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Don Carlos di Schiller: tragedia d’amore e d’amicizia

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Don Carlos

Don Carlos è una delle tragedie più conosciute e complesse di Friedrich Schiller, grande poeta, scrittore e filosofo tedesco nonché stretto amico di Goethe, come abbiamo già avuto modo di osservare. In apparenza, i temi principali dell’opera schilleriana sembrano essere l’amore del giovane principe, figlio del re spagnolo Filippo II, per la matrigna e coetanea Elisabetta di Valois e i numerosi intrighi ma, in realtà, si deve esaminare la tragedia più nel profondo per comprendere che un altro sentimento la domina totalmente, ossia l’amicizia che lega Carlos al marchese di Posa.

Un primo incontro con i protagonisti

Don Carlos
Il Don Carlos di Giuseppe Verdi.

Quest’opera è una delle più instabili, contraddittorie ed eterogenee di Schiller. Tale discontinuità si può osservare non soltanto nei fatti narrati e nella psicologia dei personaggi, ma anche nel tono e nello stile usati. Scritta prima in prosa e successivamente in versi nel 1787, con la seconda redazione la tragedia assume dei contorni sempre più consoni al classicismo di Weimar. Nel rapporto fra Carlos e Posa, certamente quest’ultimo dimostra di essere più saggio e “stabile” dell’amico, debole e sognatore. Questo squilibrio determina nell’opera uno spostamento dell’attenzione dal personaggio che dà il titolo alla tragedia al marchese che, più che vivere nell’irreale, sceglie l’ideale e l’azione. Ma ritorniamo ai temi principali di questa tragedia, ossia l’amore e l’amicizia.

Amore e amicizia in Don Carlos

Come già scritto, Don Carlos ama Elisabetta, moglie del padre che, per motivi a noi sconosciuti, decide di sposare la promessa del figlio. Da questo momento si scatena il dramma di Carlos: egli è lacerato dall’ammirazione per il padre, che vuole rendere orgoglioso diventando un buon regnante, e dallo sdegno dal momento che la sua futura sposa gli è stata sottratta senza una valida giustificazione. Oltre a fallire nell’amore, Don Carlos fallisce anche nell’amicizia che lo lega al marchese, non un semplice incontro fra anime simili, bensì un momento di alto livello morale e politico. Con questo rapporto, l’amore finisce in secondo piano: infatti, l’amicizia fra Carlos e Posa impone il superamento del sentimento amoroso per un ideale più alto, ossia quello politico (Don Carlos, sin dall’inizio della tragedia, comincia a sentire molto vicine le questioni olandesi e a farsi portavoce delle rivolte che all’epoca infiammavano tutto il paese).

Don Carlos
Don Carlos ed Elisabetta di Valois.

La pena e il tradimento

Carlos, dunque, per un così alto scopo decide di mantenersi puro, ossia libero dall’amore per Elisabetta e, di conseguenza, dall’odio per il padre. Nonostante l’impegno, però, il principe finisce per cadere nuovamente nella trappola quando riceve una lettera non firmata che egli reputa possa essere della sua amata (in realtà, gli è stata inviata dalla principessa Eboli, segretamente innamorata di lui). Questa distrazione dai suoi ideali e l’accecamento causato dall’amore non sono puniti da Schiller. Ciò che davvero viene condannato dall’autore è il dubitare di Carlos dell’amicizia di Posa: quest’ultimo, divenuto ministro del re, finge di far arrestare l’amico per metterlo alla prova, quasi per salvare Carlos da se stesso. Quest’azione purtroppo costerà l’amicizia con il principe spagnolo.

Intrighi a palazzo

Don Carlos è, come già detto, una tragedia degli intrighi: nei cinque atti si contano cinque lettere diverse che riescono a scatenare e svelare complotti. Sarà una lettera a causare l’omicidio del marchese – evento estremamente doloroso per Carlos – e sarà nuovamente una lettera (anzi, più di una, mai citate negli atti precedenti) a compromettere il principe e a farlo arrestare. La fine tragica di Carlos, dunque, non è dovuta al bacio che egli dà a Elisabetta, bensì al suo impegno politico per la libertà dei popoli oppressi.

Il marchese di Posa

Guardiamo ora due personaggi centrali dell’opera schilleriana, come il già citato marchese di Posa. Senza ombra di dubbio, questa figura suscita le simpatie dei lettori e Schiller riflette in lui gran parte del suo carattere e modus operandi. Posa è un vero eroe illuministico che venera l’uomo e vuole dargli libertà di pensiero. Questa Gedankenfreiheit è auspicata sia per Carlos che per il re, che Posa cerca di consigliare affinché egli possa inaugurare una nuova e riformata società. Il marchese e neoministro affascina non solo perché è un uomo attivo che agisce, ma anche perché lo fa con letizia e gioia. Certamente, non può essere paragonato all’altro celebre personaggio di Schiller, Nathan, perché nell’agire e nel parlare di Posa si può individuare sempre una tendenza al mettersi in mostra. Quando, ad esempio, fa incarcerare l’amico, egli sa di suscitare certo stupore.

Filippo, un re solo

Un’altra figura da analizzare è quella del re Filippo II, un uomo le cui azioni restano per noi lettori un mistero. Quella del sovrano è la vera tragedia. Sebbene circondato dalla sua corte (in realtà, sono presenti costantemente accanto al re tre figure: il duca d’Alba, il padre confessore e la sua favorita), Filippo è un uomo solo che non si fida di nessuno. Anche quando decide di seguire i consigli del ministro Posa e di provare nei Paesi Bassi un governo liberale, questa sua decisione non farà altro che produrre effetti negativi: in una delle scene più famose della tragedia, il Grande Inquisitore fa la sua comparsa affermando che le rivolte non sono altro che frutto di sistema sbagliato. L’Inquisitore, dunque, punisce sia il re che il marchese, in una tragedia dove a regnare sono gli intrighi e i complotti.

Pia C. Lombardi

Bibliografia

F. Schiller, Don Carlos, Marsilio, Padova 2004.

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