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Pentesilea e Achille, il mito secondo Heinrich von Kleist

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È indescrivibile la commozione che mi dà tutto ciò che Lei mi scrive della mia Pentesilea. È vero, c’è dentro (…) tutta la sozzura e a un tempo lo splendore dell’anima mia.

(Heinrich von Kleist in una lettera alla cugina Marie)

Heinrich von Kleist. autore di Pentesilea.
Heinrich von Kleist. autore di Pentesilea.

Esclusa dalle scene tedesche fino al 1876, Pentesilea, tragedia in un unico atto in versi di Heinrich von Kleist, propone per la prima volta un personaggio passionale e sensuale, una figura moderna e lontana dall’equilibrio e dall’armonia tipiche delle opere di Goethe. Nelle parole della giovane regina delle Amazzoni qualsiasi lettore potrà rintracciare non solo la forza dell’amore, ma anche la rovina che tale sentimento può causare.

Pentesilea, tra mito e destino

Nella sua opera Kleist rompe con le convenzioni letterarie del suo tempo, a partire dal rapporto con il mito e col nome della protagonista. In questa tragedia, infatti, Pentesilea non è più la guerriera ferita a morte da Achille che, nel vederla spirare, si innamora perdutamente di lei. In questo dramma, l’uso che Kleist fa del mito è ribaltato: l’Amazzone, infatti, s’innamora di Achille e ne è ricambiata ma, sfidata a duello e credendosi derisa, sbrana l’amato. Kleist, dunque, non avverte più la necessità di rifarsi totalmente al mito e riconduce il tragico destino della protagonista al suo nome: Pentesilea, in greco, è colei che “forza l’uomo al lutto”. Nomen est omen: il nome come metafora del suo destino.

L’ho baciato a morte? (…)

…Così, è stato un errore. Amore, orrore: fa rima, e chi ama di cuore può scambiare l’uno con l’altro!

(Scena XXIV)

Un amore fuori dalla norma

Nel narrare la storia d’amore fra Pentesilea e Achille, Kleist indaga un rapporto di coppia piuttosto inconsueto, frugando nei moti più riposti dell’animo umano. Al centro troviamo la giovane Amazzone, personaggio estremamente moderno nella sua polarità di amore e odio che Freud individuerà nell’eros. Della protagonista, che nella prima scena appare come un impetuoso turbine, affiora, dopo l’incontro con Achille, una sensualità sinuosa, di gatta e di pantera:

Spesso (…) ci sembra che un odio personale per lui [Achille] le colmi il petto. A quel modo, calda di fame, la lupa non insegue per i boschi, sepolti nella neve, la preda che il suo occhio feroce ha trascelto, come lei Achille in mezzo alle nostre schiere.

(Scena I)

Una nuova consapevolezza

Pentesilea e Achille.
Pentesilea e Achille.

Nella figura della regina sarebbe erroneo vedere una donna che si risveglia con proprie rivendicazioni di emancipazione;  ella è piuttosto colei che si innamora in maniera incondizionata: “Prendimi!” implora la protagonista di fronte all’immagine di Achille, in preda a quel “sentimento che la prostra” e che la spinge a dimenticare la sorte delle sue stesse compagne e sorelle. Pentesilea non ha coscienza se non quella che le dà Achille: l’Amazzone incomincia a cogliere se stessa, ad avere nozione di sé, soltanto nell’immagine riflessa nella bronzea armatura di Achille. La regina, uccidendo l’amante, uccide colui che le consentiva di vivere.

Scomparso Achille, Pentesilea è colei che “d’ora innanzi nessun nome nomina”, ed è quindi destinata alla cancellazione eterna. Abbandonate le compagne e la sua identità sociale, Pentesilea segue l’amato come l’ombra segue un corpo. Con un ultimo disperato atto d’amore, la protagonista, morendo, condivide il suo destino con quello di Achille e diventa la sua con-sorte:

Muore!

Lo segue, davvero!

(Scena XXIV)

Pia C. Lombardi

Note

Immagine in evidenza: Egon Schiele, L’abbraccio, 1917 (Vienna, Museo del Belvedere)

Bibliografia

Heinrich von Kleist, Pentesilea, Einaudi

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