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Atala, romanzo di Chateaubriand, l’analisi: natura e misticismo

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Nei primissimi anni dell’Ottocento François-René de Chateaubriand, uno dei precursori del Romanticismo francese, pubblicava il romanzo Atala (1801).

Si tratta di un romanzo di ambientazione “esotica” – sulla scia del “Paul et Virginie” (1788) di Bernardin de Saint-Pierre – situato in America a cavallo tra XVII e XVIII secolo, quando la Francia godeva ancora di possedimenti in territori come il Québec, il Terranova e la Louisiana. Non sono molti gli esempi letterari in Francia quanto alla civiltà amerindia, pertanto fin da subito l’opera attrae la curiosità del pubblico dell’epoca.

Trama di Atala di Chateaubriand

Il testo è breve e l’intreccio molto semplice, sviluppandosi da subito su di un racconto ulteriore: sulle rive del Mississippi René, un giovane francese, ha concretizzato il desiderio di vivere con la tribù dei Natchez; durante una battuta di caccia ascolta la storia di Chactas, un vecchio indiano che ha a sua volta avuto modo di visitare la Francia ai tempi di Luigi XV, in quanto figlio adottivo di un europeo, Lopez.

In gioventù era stato catturato da una tribù nemica, ma liberato dalla giovane Atala, un’indiana di fede cristiana, per poi darsi insieme alla macchia.

Durante il loro vagare incontrano un missionario europeo, padre Aubry che, presagendo i loro reciproci sentimenti, li esorta ad unirsi in un matrimonio di rito cattolico; tuttavia Atala è legata da un voto fatto da sua madre, che per non perderla durante il parto aveva giurato a Dio di preservarla vergine. Il missionario potrebbe annullare il giuramento, ma constatando il suo forte amore per Chactas e la tentazione incombente, la giovane preferisce avvelenarsi pur di non trasgredire a quel voto solenne. Chactas, in sua memoria, decide di convertirsi alla fede cristiana.

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“Sepoltura di Atala”, incisione di Jean-Pierre Simon

I temi di “Atala” di Chateaubriand

Il tema della fede è molto caro a Chateaubriand, che infatti inserirà il romanzo e il suo seguito (“René”, 1802) in una monumentale apologia fatta di riflessioni e pensieri sul Cristianesimo e l’arte religiosa che andrà sotto il nome di Génie du Christianisme. Lo stesso scrittore, d’altronde, aveva riscoperto la fede affrontando il lutto per la perdita della madre, dopo il 1800.

Tuttavia nell’opera sono presenti notevoli suggestioni di carattere naturale e idilliaco, in linea con un gusto poi portato a compimento dai romantici più “maturi”. Secondo P. Davis,¹ infatti, la fama del romanzo si è accompagnata ad un notevole fiorire di illustrazioni, stampe e incisioni riguardo alla natura e alla vita tribale americana, spesso ad opera di artisti che mai avevano messo piede nel nuovo continente; ciò denota quindi una variazione nel gusto europeo, che getta l’occhio così su modelli artistici alternativi:

Les littératures dites primitives tels que les récits homériques, ossianiques et bibliques jouissent en effet d’une prédilection certaine auprès des artistes européens, notamment en France chez les élèves de David. L’épopée amérindienne de Chateaubriand semble ainsi constituer la clé de voûte d’une esthétique primitiviste invitant les arts à se rencontrer et à s’unir pour la redécouverte du Nouveau Monde.²

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“Lopez e Chactas”, incisione di Jean-Pierre Simon

In pratica un certo gusto per una letteratura “primitiva” sembra essersi impadronito di alcuni filoni europei; come non citare infatti i fittizi Canti del leggendario Ossian, pubblicati nel 1760 da J. MacPherson (tradotti in italiano appena due anni dopo da Melchiorre Cesarotti)?

Si parla qui di una “chiave di volta”, che lega l’epopea americana di Chateaubriand all’arte, per rielaborare poeticamente il Nuovo Mondo.

Mentre per altri sussisteva una critica all’attività missionaria cristiana, per Chateaubriand l’ambientazione naturale ed esotica è un pretesto per osservare la fede sotto una nuova luce: quella di un sole vivido di una civiltà a stretto contatto con la natura, fatta di contrasti. Ed è proprio l’immagine del sole che chiude l’avventura americana di Chateaubriand; come si legge in René:

On montre encore un rocher où il allait s’asseoir au soleil couchant.

Daniele Laino

Sitografia

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Bibliografia:
1. Davis P., La quête de primitivisme ou le doute envers la civilisation, Université Laval, 2006.
2
Ibid.

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