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Liberalismo sociologico: verso un mondo transnazionale

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liberalismo sociologico

Come si può intuire, tra la teoria delle relazioni internazionali e la sociologia esiste un legame a doppio filo. Se, infatti, abbiamo visto in precedenza che la sociologia si occupa di fatti sociali, allora dobbiamo anche considerare che tra i suoi oggetti di studio possono rientrare a pieno titolo anche le interazioni tra gli Stati e gli altri attori del sistema internazionale. Dal canto suo, lo studio delle RI (come spesso vengono sinteticamente definite) comprende una serie di approcci eterogenei che, spesso, si rifanno ad omonime teorie sociali. Abbiamo, così, il liberalismo, il marxismo e il femminismo. Nell’articolo di oggi, tratteremo di una particolare corrente del primo ambito: il liberalismo sociologico.

Quest’ultimo merita la nostra attenzione non soltanto per una questione onomastica, ma anche perché offre una prospettiva a nostro avviso interessante sullo studio del sistema internazionale.

Le origini del liberalismo sociologico

Il liberalismo sociologico è una delle correnti con le quali, nel corso della seconda metà XX secolo, i liberali cercarono di scardinare l’egemonia realista nella teoria delle RI. Il motivo di questa situazione è facilmente comprensibile se guardiamo agli eventi storici. Una Seconda Guerra Mondiale prima e la Guerra Fredda poi sembravano aver mandato definitivamente in soffitta le tesi liberali sulle relazioni internazionali. Esse, rifacendosi ai pionieri della loro filosofia come Grozio o Kant, avevano propugnato la fine dei conflitti tra gli Stati attraverso la creazione di un ordine internazionale ispirato ai propri principi.


La storia aveva conosciuto anche tentativi concreti in tal senso: pensiamo, ad esempio, alla Società delle Nazioni. Eppure, gli eventi successivi avevano ridato vigore alle tesi realiste, secondo le quali, in sintesi, gli Stati sono per natura impossibilitati a cooperare perché ciascuno baderà sempre ai propri interessi.

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Rappresentazione della Guerra Fredda

Contro questa visione pessimista, sorgono nuovi approcci all’interno del filone del liberalismo tra i quali, per l’appunto, il liberalismo sociologico. La sua teoria fondamentale si può riassumere in modo molto semplice: quello che conta, al giorno d’oggi, non sono le relazioni tra gli Stati, ma quelle tra le società.

Il mondo va, infatti, incontro a una crescente transnazionalizzazione. Ciò significa che gli individui entrano sempre più in contatto gli uni con gli altri, creando relazioni più cooperative e pacifiche di quelle che animano i loro governi. Queste dinamiche potrebbero portare in futuro alla creazione di un mondo sempre più integrato che finalmente rinunci alla secolare condizione di conflittualità tra gli Stati.

Karl Deutsch e la comunità di sicurezza

Molti sono gli esponenti del liberalismo sociologico, ma se dovessimo analizzarne uno in particolare, la scelta non potrebbe che ricadere su Karl Deutsch. Questo celebre politologo, nel 1957, coniò un concetto diventato centrale non solo tra i suoi colleghi liberali, ma tra gli studiosi di RI in generale. Si tratta dell’idea di “comunità di sicurezza”. Con questa espressione, Deutsch identifica un gruppo di Stati che, tra loro, hanno di fatto messo al bando la guerra. L’esempio da lui riportato è quello della regione nord-atlantica. Si tratta di una comunità pluralista, nella quale gli Stati mantengono la loro sovranità pur essendosi, in qualche misura, integrati gli uni con gli altri.

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Com’è evidente, tale integrazione non può passare soltanto attraverso la costruzione di più o meno stabili strutture internazionali – nel caso specifico, la NATO. Essa richiede anche e soprattutto l’interazione tra le società di quegli Stati. Gli individui, cioè, grazie ai legami sempre più stretti che si formano tra di essi, giungono a comprendere che le controversie possono essere composte anche senza ricorrere ai conflitti. Per ottenere tale risultato, si passa attraverso una fitta rete di transazioni mediatiche, economiche e culturali. Il risultato è che i cittadini degli Stati coinvolti, col tempo, giungeranno a sentirsi, per l’appunto, un’unica grande comunità.

Il liberalismo sociologico oggi

Benché formulate, come abbiamo ricordato in precedenza, addirittura durante la Guerra Fredda, le tesi del liberalismo sociologico sembrano aver ritrovato particolare forza al giorno d’oggi. Abbiamo già trattato in altri articoli, infatti, della profonda trasformazione alla quale il ruolo dello Stato sembra andare incontro. Esso perde sempre più le proprie capacità di vincolare i suoi cittadini alla propria sovranità, in un mondo sempre più globalizzato.

Questa riflessione è proprio di un esponente del liberalismo sociologico, James Rosenau. A partire da questa premessa, egli conclude che un mondo transnazionalizzato, libero dalla bellicosità degli Stati, dovrà necessariamente essere più pacifico. Gli individui, infatti, si riuniranno in reti e collettività sovrapposte e alternative rispetto a quelle nazionali. Un tema che, certamente, benché formulato decenni fa, appare sorprendentemente più attuale che mai nell’epoca della globalizzazione.

Francesco Robustelli

 

Bibliografia

-Deutsch et al., Political Community and the North Atlantic Area: International Organization in the Light of Historical Experience, 1957

– Jackson, Sørensen, Relazioni internazionali, 2013, it.EGEA, 2014

Sitografia

L’immagine di copertina è ripresa da study.com

www.nato.int

www.history.com

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