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Che cos’è la Sociologia? La risposta di Durkheim e Weber

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Sociologia
Palazzo de Laurentiis, sede della facoltà di Sociologia dell'Università Federico II

Oggetto di molti corsi di laurea in tutto il mondo, la sociologia è, tuttavia, una materia di difficile definizione. Basti pensare, infatti, che il sito della prestigiosa enciclopedia Treccani raggruppa, sotto questo nome, undici sottodiscipline: dalla sociologia dell’arte a quella urbana, con ricadute anche nella letteratura, nella religione e in diversi “altri settori specialistici”, come la famiglia, la medicina e persino il tempo. Quale può essere, allora, l’oggetto comune della sociologia che collega tutti questi argomenti?

Per trovare una risposta adeguata, potremmo partire proprio dalla definizione proposta dalla pagina in questione, che definisce la sociologia in questi termini:

Scienza che ha per oggetto i fenomeni sociali, indagati nelle loro cause, manifestazioni ed effetti, nei loro rapporti reciproci e in riferimento ad altri avvenimenti.

Dobbiamo, quindi, prima di tutto capire cosa siano esattamente i “fenomeni sociali”.

Durkheim: la sociologia organicista e funzionalista

Sociologia

Malgrado il termine “sociologia” sia del filosofo francese Auguste Comte, il primo tentativo di fondare il metodo della disciplina appartiene, invece, al suo connazionale Émile Durkheim. Questi, infatti, ne Le regole del metodo sociologico (1895) definisce proprio i fatti sociali. Essi sono fenomeni nati dall’interazione, in un periodo lunghissimo di tempo, tra molti individui e sono quindi spiegabili solo a partire dalla società (da cui il loro nome). Ci riferiamo alla famiglia, alla religione, ma anche alla valuta o al linguaggio, che esercitano un vero e proprio “potere di coercizione” sulla persona. Non rispettarli, infatti, comporta sempre una sanzione sociale: dal semplice isolamento se, ad esempio, rifiuto di usare la mia lingua o moneta nazionale, alla costrizione fisica nel caso dei reati. A questa imposizione dall’esterno se ne aggiunge anche una dall’interno.

Le convenzioni sociali, infatti, vengono osservate anche e soprattutto spontaneamente, perché interiorizzate nella coscienza e sentite “proprie” (pensiamo alle regole di buona educazione).

In definitiva la sociologia secondo Durkheim non è altro che la scienza che studia l’insieme dei fatti sociali. Per dirla con Jedlowski:

così come il corpo di un uomo non è la semplice somma dei suoi organi, ma è qualcosa di più, cioè l’insieme funzionante di questi organi come un’unità, allo stesso modo la società è per Durkheim più della somma degli individui che la compongono: è un’unità di livello superiore.

Ne deriva che molti fenomeni hanno senso solo se consideriamo la loro funzione sociale. Pensiamo, ad esempio, a un abbigliamento ridicolo, che se associato ad un singolo individuo può sembrare insensato ma, se considerato come fatto sociale, può avere l’importante effetto di sperimentare nuove norme per la società. Da qui il nome, per l’approccio di Durkheim, di organicista e funzionalista.

Weber: la sociologia individualista

sociologia
Max Weber (1864-1920)

Di tutt’altro avviso è Max Weber, altro fondatore della sociologia, che adotta il metodo individualista. In questo caso l’analisi non parte dalla società nel suo insieme, ma dal singolo attore. Proprio nella sua opera principale, Economia e società (1922), Weber ci dà una definizione della sociologia molto precisa. Il termine, per lui, deve designare:

una scienza che si propone di verstehen l’agire sociale e di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti.

L’agire sociale è quello rivolto “all’atteggiamento di altri individui”. Se, ad esempio, apro l’ombrello per ripararmi dalla pioggia, agisco solo per me stesso. Se, invece, preparo un esame, lo faccio pensando anche alle aspettative del mio professore, dei miei genitori, in una parola “di altri individui”. Questo perché il ruolo dello studente, a differenza dell’altro, è codificato da regole sociali.

Il verbo verstehen, volutamente lasciato in tedesco (potremmo tradurlo come “comprendere”), sta a significare che lo scopo della sociologia è scoprire il senso di tale agire. Si tratta, approssimativamente, del significato datogli dall’individuo che lo compie.
Una volta fatto questo, l’agire sociale dovrà anche essere spiegato causalmente. Bisognerà, cioè, identificare un altro fenomeno che ne sarà stato la causa. Questo secondo punto, però, non ha nulla di diverso dalle comuni scienze naturali come la fisica o la medicina. Ciò che caratterizza la sociologia, per Weber, è quindi esattamente il fatto di essere una disciplina “comprendente”. Essa ha, cioè, per oggetto l’agire umano e vuole scoprirne il significato, esattamente come le altre scienze sociali quali la storia o l’economia.

Francesco Robustelli

BIBLIOGRAFIA

Paolo Jedlowski, Il mondo in questione, Carocci editore, 2009.

Émile Durkheim, Le regole del metodo sociologico, 1985,  trad.it.1979, in Jedlowski, op.cit.

Max Weber, Economia e società, 1922, trad.it.1986, in Jedlowski, op.cit.

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