Home Storia contemporanea Storia dell'industrializzazione La seconda rivoluzione industriale: lo sviluppo e la crisi

La seconda rivoluzione industriale: lo sviluppo e la crisi

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seconda rivoluzione industriale

Per seconda rivoluzione industriale s’intende un processo che inizia a metà dell’Ottocento e si protrae fino al secolo successivo. Lo sviluppo industriale che aveva caratterizzato l’Inghilterra all’inizio del XVIII secolo si estese al resto del continente europeo e non solo: Stati Uniti e Giappone furono tra i protagonisti dell’industrializzazione di questo periodo. Generalmente la seconda rivoluzione industriale viene divisa in due fasi: la prima va dagli anni ’50 agli anni’70 dell’Ottocento, la seconda comprende gli anni a cavallo tra i due secoli.

Come iniziò la seconda rivoluzione industriale?

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Il fenomeno dell’industrializzazione aveva interessato l’Inghilterra già a partire dalla seconda metà del Settecento. Questa fase viene indicata come prima rivoluzione industriale. Nell’Ottocento anche altri Paesi, europei e non, affrontarono una fase di industrializzazione. Questa ebbe conseguenze importanti non solo sull’economia, ma anche sulla cultura e sulla società, per questo è chiamata seconda rivoluzione industriale. La fase espansiva, cioè quella degli anni ’50-’70, si può spiegare con una serie di fattori. Anzitutto in questi anni ci fu un’importante crescita demografica e quindi crebbe anche la domanda del mercato. Le innovazioni tecniche avevano permesso uno sfruttamento migliore e più efficiente delle risorse minerarie, da qui una maggiore disponibilità di metalli.

Anche nel mondo economico le cose erano cambiate: si erano diffuse le società per azioni, che permettevano di reperire e gestire i capitali in modo più semplice e rapido, così come le banche che svilupparono sistemi di prestito e investimento che facilitavano il commercio (ad esempio le banche commerciali, che concedevano prestiti a breve scadenza o alle banche di investimenti per i finanziamenti a più lunga durata). Un altro elemento fondamentale per l’incremento del commercio fu lo sviluppo del sistema dei trasporti e in particolare delle ferrovie e delle navi a vapore. Questi due mezzi di trasporto permisero alle merci di spostarsi in modo più rapido di prima e ad un costo minore, favorendo così la circolazione dei prodotti.

Quali furono le innovazioni tecniche?

La fase successiva della seconda rivoluzione industriale, quella a cavallo tra i due secoli è caratterizzata da una serie di scoperte tecniche e scientifiche che non solo servirono all’industria ma migliorarono anche la qualità della vita.  Una delle differenze tra prima e seconda rivoluzione industriale è proprio la rapidità con cui si diffusero le novità tecnologiche e l’impatto che esse ebbero sullo stile di vita dei cittadini.

Nel settore siderurgico ad esempio si iniziò ad utilizzare l’acciaio, oggi molto comune, una lega di ferro e carbonio, resistente e duttile ma non costosa. L’introduzione dell’acciaio consentì un salto di qualità non indifferente, basti pensare alla costruzione della rete ferroviaria non più in ferro ma con questo nuovo materiale. Nel 1870 fece il suo ingresso nel campo delle costruzioni anche il cemento armato.

Un’altra invenzione di cui ci serviamo tutt’oggi fu il petrolio, una nuova fonte di energia fossile usata soprattutto per il motore a combustione interna. Oltre al petrolio fece il suo ingresso anche l’energia elettrica, ampiamente sfruttata soprattutto per l’illuminazione delle strade e anche per quella domestica. In America nacque la prima centrale idroelettrica, progettata da Thomas Edison, utilizzando l’acqua delle cascate del Niagara. Si svilupparono anche metodi di comunicazione più veloci come il telegrafo e successivamente il telefono, invenzione dell’italiano Antonio Meucci.

Quali furono le tecnologie usate nell’industria e nella medicina?

Le scoperte della chimica furono molto sfruttate dall’industria, ad esempio a partire dall’anilina, che è la basa delle sostanze coloranti, si produssero i coloranti per tessuti (prima i tessuti venivano tinti con lunghi processi naturali, in questo modo era più rapido e conveniente).  O ancora la scoperta della dinamite utilizzata nel settore edile.

Sempre nell’Ottocento fu studiato il metodo di fermentazione del latte conosciuto come pastorizzazione, dallo scienziato che se ne occupò, Louis Pasteur. Questa scoperta fu importante non solo per l’alimentazione ma anche per lo studio dei vaccini. Un altro nome meritevole e famoso nella scienza che operò in questi anni fu Marie Curie, che assieme a suo marito, Pierre, scoprì la radioattività e due elementi chimici il radio e il polonio. Nel 1895 Wilhelm Röntgen scoprì i raggi X, introduzione fondamentale nel campo della medicina. Un’altra innovazione medica importante fu l’uso dell’anestesia sui pazienti, inizialmente a base di cloroformio ed etere.

La seconda rivoluzione industriale come cambiò la società?

Ma cosa significa processo di industrializzazione? L’industrializzazione è il passaggio da un sistema economico prevalentemente agricolo e artigianale ad un sistema in cui si fa uso in tutti i settori di macchine ad energia meccanica e la fabbrica diventa il centro di produzione per eccellenza. Assieme all’industrializzazione si affermarono quindi nuovi modelli di produttività. Non bisogna pensare però ad un’industrializzazione uniforme, cioè c’erano Paesi più industrializzati di altri e all’interno di uno stesso Stato alcune aree più di altre, basti pensare al Nord Italia rispetto al resto della Penisola.

Lo stesso circuito commerciale cambiò. La nascita dei grandi magazzini nelle grandi città europee e statunitensi stravolse il classico rapporto venditore-acquirente. Il marchio commerciale, la grande distribuzione, le catene di negozi, erano tutte novità dovute alla modernizzazione del circuito commerciale. Beni che prima erano considerato di lusso perché difficili da reperire o troppo cari, ora rientravano nelle possibilità di molte più persone.

Anche se complessivamente le condizioni di vita migliorarono, all’interno della società rimanevano le differenze di classe, anzi con la rivoluzione dei consumi le disuguaglianze di classe si acuirono. Ciò era evidente soprattutto nella separazione dello spazio: dalla divisione dei treni in prima, seconda e terza classe in base alla disponibilità economica, ai settori del teatro, divisi in base al tipo di pubblico. Ma lo stesso spazio urbano aveva una forte connotazione classista, dai quartieri più rispettabili e signorili alle periferie più degradate che ci viveva non era considerato allo stesso modo. Con l’affermazione del sistema capitalistico i problemi sociali si fecero sempre più pressanti fino alla creazione delle prime associazioni operaie per la rivendicazione dei diritti dei lavoratori.

La seconda rivoluzione industriale e la questione sociale

La diffusione del modello capitalista e la creazione di fabbriche di dimensioni sempre maggiori diedero modo al proletariato industriale, cioè i salariati che lavoravano per queste industrie, di aggregarsi ed elaborare valori alternativi a quelli liberali e borghesi. Si svilupparono così le associazioni operaie, le leghe e i sindacati in difesa dei diritti dei lavoratori contro gli abusi e i soprusi dei padroni.

La forma di protesta più significativa usata fu lo sciopero, era una lama a doppio taglio perché se da un lato bloccava la produzione, e quindi il guadagno dei proprietari, anche l’operaio non riceveva la paga; inoltre lo sciopero non era un diritto come oggi, né lo erano altre forme di protesta, quindi spesso e volentieri le manifestazioni per i diritti dei lavoratori venivano represse duramente e con violenza.

Le rivendicazioni degli operai miravano ad ottenere una riduzione dell’orario di lavoro, ad un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e al diritto all’istruzione.

La mobilità durante la seconda rivoluzione industriale

Anche la percezione dello spazio cambiò. In età preindustriale per muoversi su tratti lunghi c’era bisogno di tempo e denaro, anche le condizioni di viaggio per i passeggeri erano spesso scomode. Come si è già accennato la seconda rivoluzione industriale fu possibile grazie ai nuovi mezzi di trasporto: le ferrovie e le navi a vapore permettevano ai prodotti di raggiungere più facilmente la loro destinazione, ma ciò valeva anche per le persone: in questi anni, infatti, abbiamo le grandi fasi migratorie.

Il caso italiano è uno dei più famosi e numericamente più importanti. Tra il 1871 e il 1911 si calcola che espatriarono 4 milioni di persone. Inizialmente per gli emigranti italiani le mete erano gli altri Stati europei (principalmente Francia, Svizzera, Austria), negli anni ’80 ci fu un cambiamento di rotta preferendo Paesi extraeuropei.

Anche la mobilità interna è un dato importante da tener presente, e non solo in Italia. In tutto il continente europeo si regista uno spostamento, permanente o stagionale, di lavoratori che dalle campagne si spostano verso le città industriali. Questi sono gli anni della creazione della società di massa, della solidificazione dello Stato-Nazione, dell’identità nazionale; la mobilità interna fu un fattore importante in tutto ciò: permise a realtà molto diverse di venire a contato tra loro e ai valori nazionali di saldarsi.

Basti pensare al caso della diffusione dell’italiano: nella Penisola si parlavano, e si parlano ancora, molti dialetti diversi, anche a pochi chilometri di distanza. Spostarsi in ambienti diversi ha favorito la creazione di una lingua comune parlata e capita da tutti, l’italiano, che faticava ad imporsi e ad essere parlata al posto delle lingue locali.

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Anche la mobilità nella vita quotidiana cambiò con la diffusione, nei primi anni del XX secolo, delle prime automobili e degli autobus. Negli Stai Uniti i fratelli Wright applicarono il motore a scoppio agli aerei dando un importante impulso a quel settore.

Che effetti ebbe la seconda rivoluzione industriale sulla colonizzazione?

Le nuove capacità produttive portarono ad un ampliamento dei mercati, sia per quanto riguarda il tipo di prodotti offerti sia dal punto di vista geografico. Si passò dal ragionare in termini locali, a nazionali e internazionali. Più attività industriale voleva dire anche più materie prime. L’Europa intensificò gli scambi commerciali con gli altri continenti, ma anche lo sfruttamento di territori non europei.

I Paesi industrializzati intensificarono lo sfruttamento coloniale soprattutto in Asia ed in Africa. Quest’ultima fino agli anni ’70 era stata esplorata per lo più nelle zone costiere,mentre per la fine del secolo tutto il continente africano era conosciuti, sfruttato e collegato al mercato internazionale. Fu proprio in questa fase che si gettarono le basi della globalizzazione economica e non solo.

Che impatto ebbe la seconda rivoluzione industriale sull’economia?

Il commercio internazionale fu favorito dal cosiddetto gold standard, cioè il sistema monetario aureo: il valore della moneta era pienamente convertibile in oro. La sterlina inglese manteneva il suo valore in relazione a questa convertibilità. Il fatto che i prezzi erano ovunque legati al valore della sterlina e alla sua convertibilità facilitava gli scambi in tutto il pianeta.

I primi Paesi ad aderire a sistema monetario aureo furono i più industrializzati e commercialmente forti, come la Germania. Per altri Paesi più deboli, come l’Italia, il percorso fu più accidentato. Alla fine del secolo tutti i paesi industrializzati aderirono al sistema monetario aureo.  Il gold standard si basava sul presupposto della leadership economica inglese, infatti iniziò il suo declino con la perdita del ruolo predominante inglese nell’economia occidentale.

L’espansione economica derivata dalla seconda rivoluzione industriale però ebbe anche conseguenze negative per l’economia. Tra il 1873 e il 1896 si verificò la “lunga depressione”, ovvero una crisi mondiale che durò un ventennio. La facilità degli scambi aveva messo sul mercato una gran quantità di prodotti alimentari. Fu proprio questa abbondanza a creare difficoltà di vendita di quelli locali.

Davanti al numero troppo alto di merci agricoltori e industriali premevano per l’abbandono del liberismo, basato sul libero mercato e sul minimo intervento statale, e l’adozione di misure protezioniste, cioè l’introduzione o l’aumento dei dazi delle materie importate. Questa scelta fu effettivamente favorevole per i produttori, ma sfavorevole per i consumatori, per via dell’aumento dei prezzi. Quando alla fine del secolo si scoprirono miniere d’oro in Africa ciò causò una nuova ondata di inflazione e di aumento dei prezzi.

Il periodo della seconda rivoluzione industriale è travagliato e pieno di contraddizioni che vede assieme grandi scoperte e crisi altalenanti.

Miriam Campopiano

Bibliografia e sitografia

  • G. Montroni, Scenari del mondo contemporaneo dal 1815 a oggi, Laterza 2005.
  • A. Brancati, T. Pagliarini, Dialogo con la storia e l’attualità, Firenze, La Nuova Italia 2012
  • La Rivoluzione industriale tra l’Europa e il mondo, Bruno Mondadori, 2009.
  • rivoluzióne industriale nell’Enciclopedia Treccani

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