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I moti del ’48: cause e sviluppo delle ribellioni nazionali

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moti del '48

I moti del ’48 raccolgono le istanze indipendentiste che già avevano animato i moti del 1820 e 1830-31, ma a queste si mescolano nuovi problemi sociali. L’Europa aveva conosciuto la rivoluzione industriale, che dall’Inghilterra si era diffusa in tutto il continente. Questo, unito ad una cattiva annata per i raccolti ha creato nuovi problemi, soprattutto per gli strati più bassi della popolazione, che ora si rendono attivi nelle rivendicazioni rivoluzionarie come mai avevano fatto prima.

La situazione europea prima del ’48

Tra il 1845 e il 1847 l’Europa visse una grave crisi economica. Anzitutto nel settore agricolo si ebbero cattivi raccolti, in particolare per le coltivazioni di cereali e patate. Questi alimenti erano alla base dell’alimentazione delle classi più povere, che soffrirono di più la carestia. In Irlanda la crisi della produzione di patate ebbe risvolti drammatici con centinaia di migliaia di morti. Per cercare di sopravvivere molti irlandesi espatriarono, in molti scelsero l’America come meta.

Quali furono le conseguenze della crisi agraria?

I cattivi raccolti misero in difficoltà i ceti popolari, il che scatenò una reazione a catena: ci fu una crisi dei consumi, che a sua volta penalizzò il settore industriale e quindi la borghesia. La rivoluzione industriale aveva reso molto più interdipendente l’economia europea, quindi anche la crisi si diffuse più rapidamente nel continente. La situazione dell’Europa prima dei moti del ’48 ritraeva strati bassi della popolazione affamati, generi di prima necessità con prezzi aumentati e agricoltura e industria in crisi.

Quali erano gli obiettivi dei moti del ’48?

I moti dell ’48 avevano obiettivi comuni: una maggiore rappresentanza dei cittadini nella politica, attraverso istituzioni rappresentative e carte costituzionali, oltre alla richiesta di libertà di stampa e di associazione. Quest’ultima richiesta in particolare si legava alle problematiche dei lavoratori salariati e degli operai, presenti in particolare nelle città industriali e nelle periferie dei maggiori centri urbani.

Non è un caso che nel 1848 Marx ed Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista. La problematica sociale degli operai stava in quel periodo iniziando a farsi sentire. Ma sia le rivendicazioni sociali che quelle rinascimentali mancarono di maturità dal punto di vista teorico e organizzativo: la mancanza di compattezza fu una debolezza cruciale per la riuscita dei moti.

I moti parigini

Così come era successo nel 1830, fu la Francia il centro propulsore della ribellione. Luigi Filippo d’Orléans, dopo aperture iniziali operò sempre più a tutela degli interessi dell’alta borghesia e ciò creò malcontento tra i ceti medi e proletari. La situazione precipitò il 22 febbraio 1848, quando una manifestazione a Parigi per l’allargamento del suffragio sfociò in uno scontro di piazza e alle barricate. La situazione si aggravò a tal punto che il sovrano Luigi Filippo si vide costretto ad abdicare. Il 24 febbraio 1848 fu proclamata la Repubblica, chiamata “seconda” dopo quella del 1792, e nacque un governo provvisorio.

Il governo provvisorio aveva una composizione variegata, vi facevano parte socialisti, come Louis Blanc, il leader operaio Albert (il cui vero nome era Alexandre Martin) e il poeta liberale Alphonse de Lamartine. Tra i primi provvedimenti del governo ci fu l’istituzione del suffragio universale maschile, la riduzione dell’orario lavorativo, l’imposta progressiva sul reddito e misure fiscali contro i ricchi.

Louis Blanc si impegnò anche per creare gli ateliers nationaux (fabbriche nazionali), degli opifici statali che nelle intenzioni di Blanc dovevano aiutare a combattere la disoccupazione, ma il progetto si rivelò fallimentare.

Le elezioni del ’48

Il 23 aprile si tennero le elezioni, vinte dai moderati, guidati da Lamartine. La sinistra fu estromessa dal nuovo governo, anche per timore della piccola e media borghesia del “pericolo rosso”. I provvedimenti del governo provvisorio furono in parte cancellati dal nuovo governo, ciò unito alla voglia di rivalsa per il risultato elettorale spinse la parte più radicale dei democratici e popolari nuovamente alle barricate. Tra il 23 e il 26 giugno si combatté per le strade di Parigi. La rivolta fu duramente repressa, ci furono numerose vittime.

Fu emanata una nuova Costituzione, che affidava al Presidente della Repubblica ampi poteri e stabiliva che dovesse essere eletto direttamente dal popolo, a suffragio universale. Vinse le elezioni Luigi Napoleone Bonaparte con il 75% dei voti. Nipote di Napoleone riuscì a sembrare la soluzione migliore ai francesi, raccolse voti sia dai ricchi borghesi che dagli operai.

I moti del ’48 in Germania

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I fervori rivoluzionari si propagarono ben presto nel resto d’Europa. A marzo scoppiò una violenta insurrezione a Berlino, chiedendo la convocazione di un’Assemblea costituente e il suffragio universale maschile. Il re Federico Guglielmo IV la concesse, dando inizio ad una serie di riforme liberali come la libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura. A dicembre il re riprese il controllo della situazione sciogliendo l’Assemblea e riducendo il numero degli elettori su base censitaria.

Un altro obiettivo dei rivoltosi era ottenere l’unione federale della Germania, al tempo frammentata in vari Stati. A tale scopo si riunì a Francoforte un’Assemblea costituente pantedesca. C’erano due correnti di pensiero per quanto riguardava la futura Germania unita e queste correnti spaccarono in due l’Assemblea. C’era chi appoggiava il progetto dei “piccoli tedeschi”, cioè uno Stato a guida prussiana, e i “grandi tedeschi” che includevano anche i territori austriaci. I “piccoli tedeschi” ebbero la meglio e venne quindi offerta la corona al re di Prussia Federico Guglielmo IV. Egli però rifiutò la proposta e sciolse l’Assemblea. La questione tedesca era rimandata.

I moti del ’48 in Austria

A marzo i moti rivoluzionari toccarono anche l’Impero asburgico, a Vienna, città simbolo della Restaurazione. In particolare la figura di Metternich incarnava la politica reazionaria portata avanti dalla Santa Alleanza e ne fu chiesto l’allontanamento. Oltre a questo, i ribelli domandavano a Ferdinando I una Costituzione e suffragio universale maschile. A protestare furono sia studenti e ceti medi che ceti popolari, accomunati dalla mancanza di rappresentanza.

L’Austria era un grande impero multietnico. La compresenza dei diversi gruppi non era facile da gestire per Vienna. Infatti a pochi giorno di distanza l’una dall’altra insorsero importanti città dell’impero: Milano e Venezia per la causa italiana, Budapest per l’indipendenza ungherese.

Le lotte intestine all’Impero

Il 15 marzo 1848 la popolazione di Budapest era insorta contro l’Impero austriaco, rivendicando la propria indipendenza, guidata da Lajos Kossuth, ancora oggi considerato un eroe nazionale. La ribellione portò alla formazione di un governo autonomo e a proclamare l’indipendenza nel 1849.

Anche i Boemi, però, rivendicavano la propria indipendenza, sia dagli austriaci che dagli ungheresi e aspiravano alla formazione di uno Stato slavo, unendosi ai polacchi, sotto la protezione russa. Con questa speranza anche i moravi e gli sloveni insorsero. Vienna sfruttò l’astio che c’era tra i magiari (l’etnia ungherese) e gli slavi per tessere alleanze. Mentre queste nazionalità si scontravano fra loro l’esercito austriaco guadagnava terreno. Inoltre il nuovo imperatore si era rivolto alla Santa Alleanza per avere appoggio militare, ottenendo rinforzi dalla Russia di Nicola I.

Nel frattempo Ferdinando I, dopo aver concesso la Costituzione, abdicò. Gli successe Francesco Giuseppe che nel marzo 1849 emanò una nuova Costituzione, con la quale limitava le autonomie locali. In agosto 1849 ci fu una durissima battaglia a Vilàgos, nella quale l’Ungheria fu sconfitta. Gli ungheresi furono costretti ad abbandonare, almeno per il momento, le aspirazioni indipendentistiche.

Una conquista importante però rimase: nel 1848 la servitù della gleba era stata abolita e non venne più reintrodotta.

I moti del ’48 in Italia

Anche se la Francia fu il centro propulsore, in Italia i moti del ’48 erano scoppiati prima di quelli francesi. Già nel gennaio a Palermo c’erano state sommosse, che convolsero poi tutta l’isola. Nel febbraio 1848 il re delle Due Sicilie, Ferdinando II, si decise a concedere una Costituzione, seguito da Leopoldo II di Toscana, Carlo Alberto per il Piemonte e il papa Pio IX per lo Stato Pontificio.

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moti del ’48

Il 17 marzo Venezia insorse contro il dominio asburgico. Il giorno seguente, il 18 marzo, anche a Milano ci furono moti indipendentisti, che durarono fino al 22 marzo: le Cinque giornate di Milano, conclusesi con l’abbandono della città del generale Radetzky.

La Prima guerra d’Indipendenza

Il 23 marzo iniziava la Prima guerra d’Indipendenza. Il Lombardo-Veneto chiedeva l’indipendenza dall’Austria, con il supporto dei Savoia. In un primo momento gli altri Stati italiani appoggiarono i ribelli, ma nell’estate del ’48 ci fu un ripensamento. In particolare, Pio IX era preoccupato per una possibile divisione dei cattolici tra le varie fazioni. Così decise di ritirare le truppe, seguito poi dal granduca di Toscana e dal sovrano di Napoli. Così dopo iniziali vittorie ( Pastrengo e Goito), lo Piemontese fu sconfitto pesantemente a Custoza nel luglio 1848. Ad agosto Carlo Alberto firmò l’armistizio.

La repubblica Romana e la repubblica in Toscana

Nel frattempo anche a Roma nascevano disordini di ispirazione liberale. Pio IX fu costretto a chiedere protezione al re fi Napoli e rifugiarsi a Gaeta. Il 9 febbraio 1848  nacque la Repubblica Romana, guidata da un triumvirato (Aurelio Saffi, Carlo Armellini e Giuseppe Mazzini).

Anche in Toscana erano insorti contro il granduca Leopoldo, che raggiunse il papa a Gaeta. Anche a Firenze si formò un governo guidato da tre leader Giuseppe Montanelli, Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Mazzoni.

La conclusione dei moti del ’48 in Italia

Il nuovo clima di ribellione spinsero Carlo Alberto a riprendere le ostilità con l’Austria, ma neanche questa volta ebbe fortuna. Fu sconfitto definitivamente nel marzo 1849 a Novara. La sera stessa della sconfitta Carlo Alberto abdicò in favore di suo figlio, Vittorio Emanuele II.

Anche la Repubblica Romana si apprestava a finire. Dopo una valorosa resistenza tra il 3 e il 4 luglio 1849 le forze romane furono sconfitte dagli eserciti napoletano, francese e austriaco.  Alla resistenza romana parteciparono grandi nomi come Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli, quest’ultimo vi perse la vita.

Quali furono gli Stati esclusi dai moti del ’48?

I moti del ’48 dimostrano come i quadri di riferimento della Restaurazione fossero destinati a vita breve perché create su premesse più ideali che reali. Rivolte antiassolutistiche ci furono in tutti i paesi europei tranne che in Russia e in Inghilterra. Nel caso russo perché la società non era ancora stratificata in borghesia e proletariato, quindi non si creò quell’opposizione che abbiamo detto caratterizzare gli altri Stati. Mentre per l’Inghilterra non ci fu un’esplosione rivoluzionaria anche perché in parte le rivendicazioni popolari erano già in atto da tempo, infatti nel 1832 era stata emanata una legge elettorale più inclusiva.

Miriam Campopiano

Bibliografia e sitografia

  • G. Montroni, Scenari del mondo contemporaneo dal 1815 a oggi, Roma-Bari, Laterza 2005.
  • Brancati, T. Pagliarini, Dialogo con la storia e l’attualità, Firenze, La Nuova Italia 2012, vol. 1 Dal Mille alla metà del Seicento.
  • M. Cattaneo, C. Canonici, A. Vittoria, Manuale di storia. Seconda edizione, Bologna, Zanichelli 2012
  • https://www.britannica.com/event/Revolutions-of-1848
https://www.treccani.it/enciclopedia/rivoluzioni-del-1848_(Dizionario-di-Storia)/

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