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I moti del 1830: sviluppo delle rivoluzioni in Europa

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moti 1830

I moti del 1830 si verificano in Europa ad opera di liberali e rivoluzionari contro i governi conservatori stabiliti dal Congresso di Vienna. Riprendono le idee che già negli anni Venti avevano portato, sempre in Europa, a ribellioni e manifestazioni di dissenso.

Qual era la situazione europea prima del 1830?

L’Europa aveva vissuto nel decennio degli anni Venti la prima ondata rivoluzionaria. Le istanze antireazionarie erano partita dalla Spagna e avevano coinvolto tutti i Paesi più sensibili alla questione nazionale, compresa l’Italia.

I rivoltosi protestavano contro l’artificioso assetto del continente stabilito dal Congresso di Vienna, che più che all’autonomia e alla composizione dei popoli aveva mirato a proteggere gli interessi delle grandi potenze.

Così contro queste decisioni erano sorti moti di protesta, nei quali un ruolo importante ebbero le società segrete, di ispirazione liberale. Tutto ciò, però, si risolse in un nulla di fatto, con i moti soffocati dagli eserciti della Santa Alleanza. Ma la questione non era stata risolta, solo rimandata. Infatti dieci anni dopo si ripresentò più forte di prima.

Dove iniziano i moti del 1830?

Il primo moto liberale scoppiò a Parigi nel 1830. Nel 1824 era salito al trono francese Carlo X. A differenza del predecessore Luigi XVIII che aveva regnato con moderatezza, il nuovo re aveva mostrato sin da subito di favorire i ceti privilegiati e il clero conservatore.

Delle stesse opinioni politiche era Auguste de Polignac, suo primo ministro. Il carattere aggressivo della loro politica aveva creato un ampio fronte di opposizione liberale che riportò importanti successi elettorali.

Data la vittoria degli oppositori, il re firmò il 25 luglio quattro ordinanze con le quali modificava la legge elettorale, limitava fortemente la libertà di stampa e scioglieva le camere (la cui composizione era a lui sfavorevole)

Cosa sono le Tre Gloriose?

Una rivolta durata tre giorni fu la risposta contro l’operato del sovrano. Parteciparono operai, studenti e borghesi, giornali e deputati liberali protestarono a gran voce con loro. Il governo, dopo i primi tumulti proclamò lo stato d’assedio. Ai tentativi governativi di repressione i parigini risposero con le barricate. Il 29 luglio le truppe fedeli a Carlo X lasciavano la città sancendo la fine della dinastia borbonica in Francia. Queste tre giornate sono rimaste nella storia francese come le “Tre Gloriose”, un altro nome per indicare questi moti è “rivoluzione di Luglio”.

Le conseguenze dei moti del 1830 in Francia

Il Parlamento nominò re Luigi Filippo, duca d’Orléans, conosciuto per il suo orientamento liberale. Già suo padre era stato famoso per aver sposato la causa rivoluzionaria, tanto da essere soprannominato “Philippe Égalité”. Insieme alla corona il duca ricevette dalle camere anche una Costituzione liberale da firmare. La carta costituzionale non prevedeva più che il sovrano fosse l’unica autorità a poter proporre le leggi, né la religione cattolica come religione ufficiale. La monarchia per diritto divino era finita, a sottolineare ciò il titolo di Luigi Filippo I non fu “re di Francia”, ma “re dei Francesi, a evidenziare la “volontà della nazione”.

moti del 1830

I moti del 1830 in Svizzera

La rivolta francese diede vita ad altre ribellioni contro il potere assolutistico e reazionario. Istanze liberali toccarono anche la pacifica Svizzera. In particolare, si sviluppò il movimento della Rigenerazione, di idee democratiche. I moti degli anni Trenta si realizzarono nei cantoni elvetici sotto forma di manifestazioni e proteste per chiedere Carte costituzionali.

Quando ci fu l’indipendenza del Belgio?

L’insurrezione scoppiata a Bruxelles e nel Belgio rientra nei moti degli anni Trenta. Il Regno dei Paesi Bassi era stato creato artificialmente durante il Congresso di Vienna per contenere le mire espansionistiche francesi. La popolazione del neonato Stato, però, era composta da due popoli diversi, quasi ostili tra loro: i valloni, abitanti della parte Sud-orientale, di lingua francese e cattolici, e gli olandesi, che parlavano fiammingo ed erano protestanti.

La ribellione separatista fu così intensa che costrinse le potenze europee a riconsiderare la decisione presa a Vienna.  Già in novembre 1830 un governo provvisorio aveva dichiarato il Belgio indipendente. Questa decisione fu appoggiata da Francia e Gran Bretagna e nel 1831 il Belgio divenne stato indipendente, riconosciuto dalla Conferenza di Londra. Il principe Leopoldo di Sassonia-Coburgo fu scelto come sovrano, nel 1831 egli promulgò una Costituzione e, per rafforzare il legame con la Francia, sposò la foglia di Filippo d’Orléans.

I moti degli anni Trenta in Polonia

Anche in Polonia scoppiarono moti rivoluzionari. Anche in questo caso le sollevazioni popolari miravano a scardinare il nuovo assetto importo dal Congresso di Vienna. Nel caso polacco, il territorio aveva subito una “russificazione” contro la quale si combatté, arrivando a creare un governo nazionale polacco e a mettere in fuga il granduca Costantino. Nonostante la prova di valore dei polacchi l’esercito russo nel 1831 riconquistò il territorio. La repressione del nuovo governatore russo, Paskjevč fu molto dura.

I moti degli anni Trenta in Italia

In Italia i moti degli anni 1830-1831 si manifestarono nel ducato di Modena, organizzato dalla carboneria. Il leader carbonaro Ciro Menotti aveva stretto rapporti con il duca Francesco IV, il quale a sua volta sperava di unire il suo territorio a quello dei Savoia. A febbraio 1831 scoppiò la rivolta, che si allargò anche nello Stato Pontificio: a Bologna, nelle Marche e in Romagna.   A Bologna fu addirittura creato un governo provvisorio.

Di fronte al successo che i rivoltosi stavano avendo in Italia, le potenze europee decisero di agire. Fu l’austriaco Metternich che convinse Francesco IV a ritirarsi dall’ accordo stretto con Ciro Menotti e a supportare l’azione militare del duca di Modena e di papa Gregorio XVI per riprendere il controllo dei loro territori.

moti del 1830

Quale ruolo ebbero le società segrete nei moti del 1830-1831?

Le società segrete erano nate nei primi anni dell’Ottocento, prendendo ispirazione delle società massoniche, con simboli, rituali e formule. La più famose è la Carboneria, ma erano davvero numerose. Alcune di loro ebbero ruoli molto importanti nelle storie dei rispettivi Paesi, come l’Eteria greca o i decabristi in Russia. Ma tra gli anni Venti e gli anni Trenta videro un lento declino. Ciò è dovuto a diversi fattori: la maggior partecipazione popolare nei moti rivoluzionari, ma anche alla difficoltà che c’era per coordinare diversi gruppi fra loro, i diversi obiettivi e orientamenti.  L’incapacità di collaborare fu il fattore che più di tutti penalizzò la buona riuscita delle azioni rivoluzionarie.

Perché i moti del 1830-31 sono i portanti?

I moti rivoluzionari del 1830 sconvolsero gli equilibri europei , ancor più dei moti degli anni Venti. In seguito alle agitazioni rivoluzionari francesi la prima monarchia imposta dal Congresso di Vienna era caduta, le insurrezioni nel Regno dei Paesi Bassi obbligarono le grandi potenze a rivedere l’assetto di quella ziona.

Anche nel caso dei moti del 1830-31 gli ideali e le istanze portati avanti sono quelle del Romanticismo, della patria e della nazione.

Nei Paesi già uniti territorialmente, come la Francia, si chiede una Costituzione che limiti il potere assolutistico e rispetti le libertà politiche. In altri casi, come quello Italiano, i tentativi rivoluzionari mirano anzitutto all’unità nazionale, negata dalle decisioni prese a Vienna.

Tutti questi elementi liberali e patriottici rimarranno le linee guida degli ambienti rivoluzionari, fino poi a saldarsi con nuove istanza, questa volta socialiste, nel 1848. In quell’anno tutta l’Europa (gli unici esclusi furono Russia e Inghilterra) sarà sconvolta da una durissima ondata rivoluzionaria.

Miriam Campopiano

Bibliografia

  • G. Montroni, Scenari del mondo contemporaneo dal 1815 a oggi, Roma-Bari, Laterza 2005.
  • Brancati, T. Pagliarini, Dialogo con la storia e l’attualità, Firenze, La Nuova Italia 2012, vol. 1 Dal Mille alla metà del Seicento.
  • M. Cattaneo, C. Canonici, A. Vittoria, Manuale di storia. Seconda edizione, Bologna, Zanichelli 2012
  • https://www.britannica.com/event/Revolutions-of-1830

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