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La prima guerra d’indipendenza e il ’48 in Italia

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prima guerra d'indipendenza

La prima guerra d’indipendenza prende le mosse dai moti del ’48 e dalle rivendicazioni politiche e sociali che essi portavano avanti. Già da anni circolavano idee e proposte negli ambienti culturali che, durante i moti del ’48, incontrarono la partecipazione popolare. Conseguenza di questa presa di coscienza nazionale fu la prima guerra d’indipendenza.

Com’era divisa l’Italia dopo Vienna?

Dopo la sconfitta di Napoleone le grandi potenze europee si riunirono nel Congresso di Vienna per ridefinire l’assetto politico del continente. Ciò, ovviamente, interessò anche la penisola italiana che venne divisa in nove stati. L’Austria esercitava molta influenza sulla penisola, sia in modo diretto che indiretto.

Il Lombardo-Veneto era stato ceduto all’impero asburgico, ma esponenti degli Asburgo regnavano nei ducati di Parma e Modena, stessa cosa nel Granducato di Toscana. Anche il Regno delle Due Sicilie subiva l’influenza austriaca, ma la casa regnante era rimasta quella dei Borbone con Francesco I. Il regno dei Savoia era quello che era riuscito a mantenere una maggiore autonomia.

Qual era la situazione del Risorgimento italiano?

Il Risorgimento maturò intellettualmente tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento. I moti del 1820 e 1830 avevano coinvolto principalmente le società segrete, queste avevano mostrato di avere limiti organizzativi, proprio perché i progetti erano troppo segreti. Inoltre, non avevano un progetto unitario da seguire.  Così la questione unitaria e indipendentistica, la formazione di una coscienza nazionale uscirono dalla cerchia ristretta della carboneria e dalle altre società segrete suscitando un vivace dibattito intellettuale.

moti del 1830

Quali erano le idee di Mazzini?

Giuseppe Mazzini è uno dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano e una delle figure di spicco nel panorama europeo Ottocentesco. Egli non concepiva la rivoluzione come una rivendicazione di diritti individuali, ma come una missione religiosa per il bene della collettività. Gli storici hanno parlato di una “religiosità laica” in Mazzini. Era un sostenitore della repubblica ed era convinto che per coinvolgere il popolo nella lotta per l’indipendenza c’era bisogno di una serie di riforme che ne migliorassero le condizioni di vita.

Seguendo queste idee creò a Marsiglia la Giovine Italia, nel 1831, e con lo stesso nome fondò un giornale periodico pubblicato in clandestinità tra il 1832 e il 1834. Le iniziative rivoluzionarie da lui promosse non ebbero successo, anzi: nel 1833 organizzò a Napoli, a Genova, in Savoia e in Romagna delle rivolte, nessuna riuscì.

Nel 1834 fondò a Ginevra la Giovine Europa, con l’idea di costruire una prima organizzazione democratica a carattere sovranazionale.

Cos’è il neogluelfismo?

Un altro intellettuale che si interessò alla questione patriottica fu il sacerdote e teologo Vincenzo Gioberti. Condivideva gli ideali liberali e inizialmente era di orientamento repubblicano. Durante i moti degli anni Trenta fu arrestato ed esiliato in Francia. Al ritorno in Italia si era allontanato dagli ideali repubblicani.

Nel 1843 pubblicò il Primato morale e civile degli italiani, nel quale afferma che la religione, che in altri contesti aveva diviso i popoli, in Italia era stato un elemento di coesione. Per questo motivo proponeva un Confederazione di Stati guidata del pontefice. Per questo l’orientamento di Gioberti fu detto neogluelfismo, in riferimento ai guelfi medioevali. Nel XIII e XIV secolo, infatti, i guelfi erano i sostenitori del papato nello scontro con il potere imperiale.

Qual era il programma di Cesare Balbo?

Il programma di Gioberti lasciava delle perplessità soprattutto per il ruolo dell’Austria nella Confederazione. O sarebbe entrata, pretendendo un ruolo di rilievo, oppure non ne avrebbe fatto parte, ma in quel caso anche il Lombardo-Veneto sarebbe stato escluso. Nel 1844 il nobile piemontese Cesare Balbo  pubblicò Delle speranze d’Italia, nel quale affrontava questo argomento. Oltre a ciò Balbo metteva in dubbio la superiorità morale degli italiani che sarebbe derivata dalla Chiesa.

Cos’è il “compenso balcanico”?

Balbo si rendeva conto che bisognava rendere i territori del Nord indipendenti dall’Austria, ma per farlo non si poteva procedere con un’offensiva militare, sapeva che le forze italiane erano troppo deboli. Proponeva in alternativa una soluzione diplomatica: convincere gli austriaci ad abbandonare la penisola per espandersi al di là del Danubio, verso i Balcani, approfittando della debolezza dell’Impero Ottomano. Questa soluzione è il cosiddetto “compenso balcanico”.

Tuttavia Balbo condivideva con Gioberti l’idea di una confederazione, ma per lui il ruolo principale doveva andare al Regno di Sardegna. Dello stesso parere era anche Massimo d’Azeglio, il quale riponeva fiducia in Carlo Alberto di Savoia.

Chi proponeva la repubblica federalista?

L’ala più radicale dei liberali e i repubblicani era contraria al compromesso che la soluzione confederata proponeva. Per loro l’obiettivo era raggiungere una sovranità popolare e un’uguaglianza sociale. Ciò si sarebbe realizzato attraverso una serie di riforme, quindi non necessariamente con la violenza. Esponenti di questa corrente di pensiero furono Giuseppe Ferrari e Carlo Cattaneo, che proponevano come soluzione una repubblica federalista.

L’elezione di Pio IX e le riforme iniziali prima della guerra d’indipendenza

Dopo il pontificato del reazionario Gregorio XVI, nel 1846 fu eletto al soglio pontificio Giovanni Maria Mastai Ferretti col nome di Pio IX. Durante la sua carriera ecclesiastica si era dimostrato moderato e indulgente verso i patrioti italiani. Per questo motivo ricevette l’appoggio di coloro i quali erano contrari al conservatorismo del precedente papa.

I primi provvedimenti di Pio IX non delusero le aspettative. Infatti, diede inizio ad una, seppur breve, stagione riformatrice: concesse un’amnistia politica nello Stato della Chiesa, limitata libertà di stampa, istituì la consulta di Stato, un organo collegiale di cui potevano far parte anche i laici ed eliminò le leggi antiebraiche.

Il ’48 arriva in Italia

Sin dai primi mesi del 1848 scoppiarono in tutta Europa manifestazioni e insurrezioni contro i poteri stabiliti dal congresso di Vienna chiedendo diritti sociali e politici. Il vero cuore del Quarantotto fu la Francia, ma i moti si diffusero in tutto il continente. Anzi, cronologicamente le insurrezioni si erano verificate prima in Sicilia, a Palermo contro i Borbone.

moti del ’48

Seguirono moti e insurrezioni contro il dominio asburgico a Milano e a Venezia. Anche la Toscana insorse contro il Granduca.

Cosa sono le costituzioni “ottriate”?

I sovrani si videro messi alle strette dalle sommosse e in breve tempo concessero carte costituzionali. Il primo fu Ferdinando II di Borbone, il quale per sedare la ribellione siciliana chiese aiuto all’Austria, ma Pio IX negò il passaggio alle truppe asburgiche per il suo Stato. Ferdinando allora non poté fare altro che concedere la costituzione. Seguirono dopo pochi giorni: Leopoldo II in Toscana, Carlo Alberto in Piemonte (questo sarà ricordato come lo Statuto Albertino) e Pio IX a Roma.

Questo tipo di costituzione viene detta ottriata, cioè concessa dal sovrano ai cittadini e non votata.

Come scoppiò la prima guerra d’indipendenza?

Il 17 marzo Venezia insorse contro l’Austria. Il giorno seguente insorse anche Milano dando inizio alle famose Cinque giornate (dal 18 al 22 marzo 1848) in seguito alle quali, dopo aver cercato di resistere, il generale Radetzky abbandonò la città.

All’insurrezione parteciparono tanto i borghesi, i liberali, gli studenti, quanto gli operai e gli artigiani. Una guida molto importante in questa fase fu Carlo Cattaneo. Questa sembrava l’occasione adatta per togliere il Lombardo-veneto dal giogo austriaco. I patrioti lombardi e veneti fecero appello al Regno di Sardegna. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiarava guerra all’Austria. Iniziava la prima guerra d’indipendenza.

Quali Stati parteciparono alla prima guerra d’indipendenza?

All’inizio della prima guerra d’indipendenza il Piemonte ebbe l’appoggio degli altri Stati della penisola. Stato della Chiesa, Granducato di Toscana e Regno di Napoli inviarono contingenti d’appoggio alle truppe savoiarde. La Prussia e la Russia, invece, si erano dichiarate solidali con l’Austria, lasciando il Regno di Sardegna in un isolamento diplomatico.

I combattimenti della prima guerra d’indipendenza

Carlo Alberto però non era un abile comandante: le operazioni militari procedevano lentamente e con disorganizzazione. Nonostante questo, e grazie al sacrificio di molti combattenti, riuscì a vincere contro gli austriaci nella battaglia di Goito il 30 maggio 1848.

Dopo questa iniziale vittoria però la disorganizzazione dell’esercito pesava sempre più. Pio IX, preoccupato anche per le conseguenze di uno scontro tra Stati cattolici decise di ritirare il suo appoggio. Poco dopo seguirono il suo esempio anche Leopoldo II e Ferdinando II.

Mentre gli alleati abbandonavano Carlo Alberto, rinforzi arrivavano agli austriaci. Il 23 e 25 luglio 1848 i piemontesi furono definitivamente sconfitti a Custoza. Il 9 agosto Carlo Alberto firmò l’armistizio.

prima guerra d'indipendenza

Gli scontri nel resto della penisola durante la prima guerra d’indipendenza

Mentre la guerra tra eserciti si svolgeva nel territorio padano anche altre parti della penisola continuavano a combattere. Bologna insorse contro il tentativo austriaco di conquistarla.

In Sicilia, dopo l’indipendenza da Napoli si era costituito un governo provvisorio. Ferdinando tentò di riconquistare l’isola con la violenza, ordinando il bombardamento e il saccheggio di Messina, per questo fi chiamato “Re Bomba”. Nonostante ciò l’isola resistette.

Le Repubbliche durante la prima guerra d’indipendenza

La situazione si fece sempre più incandescente anche a Roma. Il papa fu costretto a fuggire a Gaeta sotto la protezione di Ferdinando II. Il 9 febbraio 1849 l’ Assemblea dichiarò la fine del potere temporale del pontefice e proclamò la Repubblica. Il governo fu provvisoriamente affiato ad un triumvirato formato da Aurelio Saffi, Carlo Armellini e Giuseppe Mazzini.

Quasi in contemporanea anche la Toscana insorgeva. Anche Leopoldo II chiese rifugio al re di Napoli. A Firenze si formò un governo provvisorio, anche in questo caso guidato da tre leader: Francesco Domenico Guerrazzi, Giuseppe Montanelli e Giuseppe Mazzoni.

Come si concluse la questione tra il Piemonte e l’Austria?

Dopo Custoza Carlo Alberto si trovò isolato politicamente. Spinto dai democratici piemontesi e dagli eventi insurrezionali della penisola decise di riprendere le ostilità contro l’Impero Asburgico. Lo scontro fu breve e la sconfitta piemontese definitiva. Il 23-23 marzo 1849 a Novara l’esercito piemontese fu pesantemente sconfitto. Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il nuovo re firmò un armistizio con l’Austria il 6 agosto 1849.

Cosa successe dopo la sconfitta di Novara?

Dopo la sconfitta piemontese anche tutte le città che erano insorte furono costrette alla resa. Sia le città come Livorno o Brescia, che ritornarono nel dominio imperiale, sia le città della Sicilia che ritornarono in mano borbonica. Solo Venezia e Roma continuavano a resistere.

Pio IX aveva rivolto un appello alle potenze europee. Trippe austriache, francesi e napoletane attaccarono la Repubblica che tra il 3 e il 4 luglio 1849, dopo una valorosa resistenza si arrese. Alla resistenza della città aveva partecipato anche Giuseppe Garibaldi, che guidava un gruppo di uomini numeroso, ma male equipaggiato. Negli scontri romani persero la vita Goffredo Mameli e Luciano Manara, che già si era distinto nelle Cinque giornate di Milano.

La caduta di Venezia

A fine agosto cadde anche Venezia, che aveva resistito coraggiosamente fino a quel punto, ma oramai si trovava senza alcun appoggio esterno. Quando era stato dato il cessate il fuoco a Roma, Garibaldi era partito con il suo contingente alla volta di Venezia. La città della laguna tentava di resistere nonostante la fame e un’epidemia di colera in atto. Garibaldi però non raggiunse mai la città, fu fermato nei pressi di Ravenna. Venezia allora, stremata e senza aiuti, si arrese.

Qual è il lascito della prima guerra d’indipendenza?

La prima guerra d’indipendenza italiana, anche se non ha apportato modifiche territoriali, è sicuramente un momento importante per l’identità nazionale. Segna una presa di coscienza importante e l’occasione in cui si è creata una sinergia tra gli intellettuali e il popolo, che fino a quel momento non aveva partecipato ai moti nazionali. Le idee di patria e nazione, tanto care al Romanticismo, iniziavano a prendere forma concreta.

Oltre a ciò lo Statuto Albertino fu l’unica Costituzione rimasta in vigore dopo la prima guerra d’indipendenza. Ciò significava che Vittorio Emanuele II non rinnegava le scelte liberali del padre, anzi si proponeva come guida per i patrioti italiani. Un’altra carta costituzionale importante, anche se mai entrata in vigore è quella emanata dalla Repubblica Romana poco prima della sua caduta. Si ispirava a ideali di libertà e democrazia molto avanzati, tanto da essere una delle più moderne in Europa. Fu anche l’unico momento costituente della storia risorgimentale italiana, infatti l’Assemblea costituente fu eletta a suffragio universale maschile.

Miriam Campopiano

Bibliografia

  • M.Scardigli, Le grandi battaglie del Risorgimento, Milano, Rizzoli, 2011
  • G. Pécout, Il lungo Risorgimento. La nascita dell’italia contemporanea, Mondadori, Mirlano 1999
  • Brancati, T. Pagliarini, Dialogo con la storia e l’attualità, Firenze, La Nuova Italia 2012, vol. 1 Dal Mille alla metà del Seicento.
  • M. Cattaneo, C. Canonici, A. Vittoria, Manuale di storia. Seconda edizione, Bologna, Zanichelli 2012, vol. 1, Dall’anno Mille alla prima età moderna

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