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Gigantomachia e giganti tra mito e folklore

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La Gigantomachia è la lotta tra gli dei ed i giganti sul dominio del mondo. Chi sono i giganti? Sono degli esseri con statura molto elevata, imponenti membra ed una forza tale da spostare massi di peso notevole o, addirittura, staccare montagne.

I primi a narrare l’esistenza di queste creature furono i miti politeisti: dai sumeri, agli assiro-babilonesi, al mito greco a quello norreno, sino a quello azteco e maya, e infine anche nel libro della Genesi.

I giganti sono realmente esistiti?

La domanda che attanaglia l’umanità è questa: questi giganti sono realmente esistiti? Come gli alieni, lo Yeti o Bigfoot, l’esistenza di questi personaggi rimane ancora un mistero nonostante la presenza di alcuni monumenti che hanno destato curiosità nel mondo scientifico: chi ha costruito i megaliti di Stonehenge? Chi ha realizzato i volti dell’isola di Pasqua? Chi ha costruito i templi megalitici dell’isola di Gozo?

Nonostante vari ritrovamenti di ossa giganti, la comunità scientifica si mostra sempre cauta nell’arrivare ad una conclusione a causa di personaggi che falsificano le prove solo per avere visibilità, oppure di scienziati che analizzano i reperti in modo sbagliato. Alcuni ritrovamenti che segnaliamo sono:

  • Nel 1943, in un’isola delle Aleutine, dei genieri militari trovarono ossa e crani che, in proporzione, dovevano appartenere ad uomini alti ben sette metri!
  • Ad Agadir, nel Marocco, furono ritrovati degli arnesi che, teoricamente, solo degli uomini con un’altezza di quattro metri potevano sollevare: pesavano, infatti, anche otto chilogrammi l’uno e servivano per cacciare.
  • L’antropologo/etnologo Marcel Griaule ed i coniugi Lebeuf (Jean Paul e la moglie Annie Masson Detournet, entrambi etnologi), negli anni dal 1936 al 1939, fecero una spedizione in Ciad dove rinvennero dei sepolcri di dimensioni fuori del comune nonché monili di bronzo raffiguranti ibridi completamente diversi dagli essere umani comuni.

L’enigma di Glozel

La scoperta scientifica che ha suscitato più clamore è quella di Glozel, in Francia dove, nel marzo del 1924, si rinvennero, oltre ad ossa e crani umani fuori dalla norma, anche grandi impronte di mani nonché manufatti e monili fatti apposta per essere usati da qualche gigantesco essere. Quivi furono ritrovati anche numerosi segni grafici incisi su tavolette di terracotta: una sorta di alfabeto, insomma.

Il sito fu sottoposto più volte ad analisi negli anni settanta col metodo della termoluminescenza (sulle ceramiche e sui vasi, poiché essi hanno subito un processo di cottura) e del carbonio 14 (per le ossa, poiché contengono sostanze organiche): i risultati furono controversi, ma la tecnica del carbonio 14 evidenziò, in alcuni casi, una datazione fuori da ogni logica (si parlò, infatti, di 17.000 anni prima) e quindi non accettata dalla comunità scientifica.

Infatti, ulteriori accertamenti, disposti anche dal governo francese, permisero ad altri studiosi di affermare che le ossa rinvenute risultavano introdotte nel sito in epoca posteriore. Negli anni a seguire furono scoperti palesi tentativi di contraffazione, tanto da screditare ulteriormente quant’era inizialmente emerso. Oggi nessun archeologo, per timore di compromettere la propria reputazione, è disposto a misurarsi con l’enigma di Glozel.

I giganti nel folklore popolare

Per il momento, dovremo solo “accontentarci” dell’esistenza dei giganti nel mondo della fantasia popolare. Prima di tutto, il termine “gigante” deriva dalla parola sanscrita g’ant-u che significa “animale”, dando l’idea di un personaggio cattivo che tende a distruggere ed uccidere chiunque l’ostacoli.

Da questo s’evince che i giganti sono figure che tendono a sovvertire l’ordine e le regole del creato creando appunto “caos” e “distruzione”. Nel folklore quindi si tende a “demonizzare” questa figura, assegnandogli connotati grotteschi (denti gialli, capelli folti ed inanellati, barba irsuta, linguaggio volgare, poco attenti all’igiene personale, analfabeti) e rendendoli amanti della carne umana.

Nello stesso tempo, il folklore popolare ha anche “accettato” l’esistenza di giganti benevoli come il “gigante egoista” raccontato da Oscar Wilde nella raccolta “Il principe felice e altri racconti” o il leggendario Paul Bunyan, gigante taglialegna del folklore americano.

La Gigantomachia nel mito greco

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Dopo la titanomachia, gli dei e, di conseguenza, l’ordine mondiale vengono minacciati dai giganti: degl’esseri dall’altezza sproporzionata, metà umani e metà serpenti dalla cintola in giù, il cui scopo è quello di vendicare i fratelli caduti, ovvero i titani. In tutto sono ventiquattro e sono nati dalle gocce del sangue che Urano perse a seguito dell’evirazione subita da Crono. Questa battaglia venne nominata Gigantomachia.

La gigantomachia si preannuncia complicata, perché questi esseri sono molto più forti degli dei e possono essere piegati soltanto da un mortale. Questo fu il responso di Hera.  I numi corsero così ai ripari: ingaggiarono Ercole, l’unico ad essere abbastanza forte da stendere un gigante, di ritorno dalla Spagna e quindi dalla decima fatica (la cattura dei buoi di Gerione), e dissero agli Hiperionidi (Aurora, Elio e Selene) di non salire in cielo coi loro astri, per il tempo sufficiente di veder crescere un’erba magica che li avrebbe resi invincibili nel duello.

La Gigantomachia avvenne in Tracia dove i giganti, capitanati da Alcioneo, lanciarono tizzoni ardenti contro gli dei, i quali li respinsero con facilità, mentre Ercole scagliò il primo dardo verso il capo che cadde a terra, ma poco dopo si rialzò più feroce di prima. Alcioneo incassò altri colpi da Ercole, ma questi si rialzava sempre più arrabbiato di prima. Atena intuì che la forza del gigante proveniva dal suolo natio, così consigliò ad Ercole di portarlo fuori regione. Il semidio così afferrò Alcioneo, lo caricò sulle spalle e lo portò fuori regione dove lo finì con i colpi di clava.

La furia di Porfirione non conobbe ostacoli, strapazzò gli dei con estrema facilità, solo Atena riuscì a fermarlo, ma per poco. Il gigante si scaraventò su Hera per strangolarla, Eros tentò di fermarlo scagliando una freccia che gli trapassò il fegato. Improvvisamente, però, il gigante avvertì un forte impulso sessuale dovuto sia alla freccia di Eros che alla bellezza della dea, così le strappò i vestiti per violentarla. Zeus andò su tutte le furie e gli scagliò un fulmine talmente potente da incenerire un’intera città. Il gigante fumante si rialzò, per poi cadere ucciso da una freccia di Ercole, appena rientrato in Tracia.

Lo scontro continua: la nascita dell’isola di Nisiro e la Sicilia

La battaglia proseguì con Efialte che riuscì a piegare Ares. Intervenne Apollo in suo soccorso, e riuscì a ferirlo nell’occhio sinistro. Poi arrivò Ercole che gli scagliò contro un’altra freccia che gli trafisse l’altro occhio. Successivamente Dioniso ustionò Eurito con un tirso infuocato, Ecate bruciò Clizio con le sue torce, Efesto infuocò Mimante con un ramaiolo di metallo rovente. Questi giganti poi caddero tutti sotto i colpi di Ercole.

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I sopravvissuti si diressero verso l’Arcadia, dove dalla brigata si staccò Encelado il quale raggiunse la punta dell’Italia (allora era solo la Calabria sino all’attuale provincia di Catanzaro) dove fu schiacciato da una grande pietra da Atena dando così vita alla Trinacria, ovvero l’odierna Sicilia.

Poseidone staccò a Coo un pezzo di carne e, col tridente, lo scaraventò nell’Arcipelago (vecchio nome dato al Mar Egeo) dando vita all’isola di Nisiro nel Dodecaneso.

Rifugiati a Bato in Arcadia, i superstiti organizzarono un contro-attacco, ma ebbero la peggio: attendendo sempre il colpo finale di Ercole, Ermes abbatté Ippolito con l’ausilio dell’elmo di Ade, Artemide trapassò Grazione con una freccia, Agrio e Toante caddero a terra senza testa perché le Moire gliele incendiarono ed i giganti restanti se li divisero Ares e Zeus.

La battaglia si concluse con la vittoria degli dei. Estia e Demetra non presero parte alla battaglia perché pacifiste, mentre il satiro Sileno si vantò da ubriaco di esser riuscito ad uccidere molti più giganti rispetto agli dei subendo così la loro ilarità.

La Gigantomachia negli Hiperionidi: simbologia di una lotta tra passato, presente e futuro

La Gigantomachia è il principale argomento nel terzo libro della saga Hiperionidi di futura pubblicazione. Dopo la titanomachia, c’è un nuovo scontro tra gli olimpi ed i giganti. Gli Hiperionidi, da sempre considerati “barbari” e “titani” dagli olimpi, dunque emarginati dalla fratria divina, dovranno schierarsi; non dovranno quindi più affrontare avventure solitarie, come avvenuto nel primo libro (pubblicato con MonteCovello Edizioni), ma dovranno scegliere la parte in cui guerreggiare, perché la loro scelta sancirà le sorti della battaglia. Una decisione di certo non facile per i protagonisti, ma neanche così scontata perché stanchi dei continui soprusi ed insulti degli dei alla loro dinastia.

La simbologia della Gigantomachia sia negli Hiperionidi che nel mito greco sancisce uno scontro tra “vecchio” e “nuovo”, “caos” e “ordine”, “restaurazione” e “continuità”: i portatori degli interessi (politici, economici, sociali ecc.) del passato si scontrano col fallimento delle idee del presente, riproponendo così “vecchie idee” per applicarle nel futuro prossimo e per la successiva generazione di persone; dall’altra parte, invece, ci sono i detentori degli interessi che, appunto nonostante il fallimento, le difendono per conservarle ancora, al solo fine di proteggerle perché erano le “giuste” ricette per sopperire agli errori del passato.

Nel mito greco, la scalata dei giganti era vista dai sacerdoti dell’epoca come un chiaro significato simbolico: detronizzare gli dei per ripristinare l’antico ordine dei titani, dunque un “ritorno al passato”, ed è quello che il mondo intero attualmente sta vivendo (muri, ripristino dei confini nazionali, linguaggio aggressivo e discriminatorio, timori di una nuova “guerra mondiale”). Chi vincerà questa sfida? Ai posteri l’ardua sentenza.

Marco Parisi

Bibliografia:

  • Robert Graves, I miti greci, Longanesi e C.
  • Angela Della Pietra, Vita da…dei, Marco Derva Editore
  • Marco Parisi, Hiperionidi, MonteCovello Editore

Sitografia:

  • http://win.storiain.net/arret/num147/artic5.asp

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