Home Antica Grecia Mitologia greca Artemide: la dea greca fiera e superba

Artemide: la dea greca fiera e superba

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Artemide era la dea della luna e della caccia. Sorella del Febo Apollo, aveva un carattere indomito e fiero. Alla sua figura sono legati, inoltre, altri due miti: quello di Atteone e quello di Orione.

Artemide e Apollo a confronto

Artemide era la sorella gemella di Apollo, al quale è accostata per molti aspetti. Si pensi che ad Apollo erano attribuite le morti improvvise degli uomini, mentre ad Artemide quelle delle donne. Al contrario, invece, Apollo poteva punire comandando il contagio e la morte; mentre Artemide aveva la facoltà di curare i malati, configurandosi anche come la dea della salute.

Parallelamente, il mito di Apollo è stato confuso con il mito di Helios, dio del sole; mentre il mito di Artemide è stato confuso con quello di Selene, dea della luna. Selene era figlia del titano Iperione e di Thea e perciò sorella di Helios: come il fratello, ella percorreva il cielo sopra un carro; ma il carro di Selene era tirato da mucche bianche, mentre il carro di Helios da focosi cavalli.

Artemide: dea fiera e orgogliosa

Artemide
Statua della dea Diana o Artemide realizzata in resina. Base cm 9×5,5 – Altezza cm 18,5

Artemide, essendo considerata la “signora della notte”, rischiarava le notti, proteggeva i viandanti, ma anche le fiere che erano cacciate di notte:

Accompagnata dalle ninfe dei boschi e seguita da una muta di cani, ella percorre con piè veloce le selve, in corta veste e con l’arco e la faretra al fianco. Caccia le fiere; ma le ama e le protegge: contraddizione che nei cacciatori non è insolita. Una famosa antica statua di questa dea, l’Artemide del Louvre, la rappresenta mentre prende in mano una freccia per difendere dai cacciatori un cerbiatto che si era rifugiato presso di lei.

Era uno spirito libero, non voleva sposarsi perché non era adatta alla vita coniugale: voleva scorrazzare per i boschi tutta la notte come il vento, al fianco delle fiere; ma nello stesso tempo difendeva la propria castità e la propria purezza.

Atteone

Artemide
“Diana e Atteone”. Tiziano (1556-1559)

Il pudore della dea era tale che nessuno poteva permettersi di guardare le sue nudità: Atteone lo fece involontariamente e questo fu la sua rovina.
Atteone era figlio di Aristeo e di Antinoe ed era famoso come eroe tebano e cacciatore indomito.

Una notte d’estate, mentre inseguiva un cinghiale per il bosco, sulle pendici del monte Citerone, si trovò improvvisamente dinanzi ad un laghetto dove Artemide e le sue ninfe stavano facendo il bagno. Il Palazzi descrive magistralmente la scena:

All’apparire inaspettato di Atteone ogni riso cessò, e il silenzio si fece cupo e minaccioso.

La divinità, sdegnata, attinse dell’acqua con la mano e la gettò sul viso del mortale. Subito questi si tramutò in cervo e quando i suoi cani lo videro, non lo riconobbero e lo sbranarono.

Orione

Artemide, come si è detto sopra, era restìa all’eros, ma la mitologia racconta del suo unico grande amore. Ella si innamorò di Orione che era il figlio di Hirieo, re di una città della Beozia, e voleva sposarlo a tutti i costi. Il fratello Apollo, però, non vedeva di buon occhio questa unione perché Orione era un semplice mortale, un uomo grossolano e non si addiceva a una dea così bella e orgogliosa, fino ad allora considerata “intoccabile”.

Allora escogitò un malefico piano. Un giorno Orione scese in acqua per esercitarsi al nuoto e, quando si allontanò al punto che dalla visuale di Apollo era diventato un semplice puntino nero, il Febo chiamò la sorella e la sfidò a colpire da tanta distanza quel punto. Artemide, non sospettando che quello fosse Orione, mirò e scoccò una freccia, facendo centro. La corrente portò infine a riva il corpo di Orione e la dea, sconvolta, pianse tutte le lacrime che aveva. Zeus, avendone pietà, trasformò Orione in una costellazione.

C’è, però, anche una versione diversa del mito che narra di un litigio tra Artemide ed Orione finito in tragedia. Secondo quest’ultima, Orione avrebbe fatto la corte alle Pleiadi, tramutatesi in costellazione per sfuggire alle sue ardenti attenzioni e perciò Artemide gli avrebbe scagliato addosso uno scorpione. Per i servigi resi alla divinità, lo scorpione sarebbe stato tramutato in una costellazione e stessa sorte sarebbe toccata ad Orione:

così, sulla volta celeste, le Pleiadi fuggono eternamente davanti alla costellazione di Orione che, a sua volta, si muove inseguita da quella dello Scorpione.

Raffaela De Vivo

Bibliografia:

F. PALAZZI, I miti degli dei e degli eroi, Loescher editore, Torino, 2004.

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