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Giganti nella Bibbia tra mito e folclore

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È veramente incredibile constatare come il web pulluli di siti e di pagine attorno alle figure mitologiche dei giganti. Lo sbigottimento che ne deriva è dovuto al fatto che questa sitografia non persegue interessi letterari od epici, ma storici e religiosi. Moltissime persone cioè credono che i giganti siano veramente esistiti e si impegnano attivamente per diffondere e dimostrare questa credenza.

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I giganti: la lettura fondamentalista della Bibbia

Questa fantasiosa credenza non ha naturalmente nessun fondamento scientifico, né dal punto di vista della paleoantropologia, né da quello biblico. Infatti, seppur esista la versione laica della credenza nei giganti, la matrice di questa bizzarra convinzione è di natura religiosa. Le traduzioni del testo ebraico della Bibbia, in effetti, parlano della presenza dei giganti e la lettura fondamentalista non esita a farne motivo di fede e di imbarazzante propaganda.

L’approccio fondamentalista si vanta di essere fedele al testo e di seguirlo letteralmente. I suoi seguaci biasimano duramente chiunque cerchi di relativizzare la portata delle affermazioni dei testi ispirati da Dio. “Se è scritto così è così!” Ecco lo slogan che riassume il loro pensiero.

La realtà è ben diversa! Il problema è proprio il testo scritto che i fondamentalisti esaltano fino ad idolatrare. Solo conoscendo la lingua madre in cui è stato redatto e l’orizzonte culturale in cui si è formato diventa possibile comprenderlo. Quindi, solo un’analisi scientifica del testo potrà penetrare la superficie ed arrivare ad intendere il messaggio che l’Autore voleva esprimere.

Fermarsi all’apparenza della traduzione in lingua corrente significa proiettare sul testo le proprie convinzioni, allontanandosi dal suo vero significato. Paradossalmente, la venerazione esasperata che i fondamentalisti tributano alla Parola di Dio impedisce loro di comprenderla e di rispondere al suo appello.

Questo atteggiamento nasconde pericolose dinamiche psicologiche all’opera. Se l’idea di Dio interiorizzata nell’infanzia è quella di un giudice spietato, l’atteggiamento che si adotta è quello della paralisi. Con Dio non si scherza e se la Bibbia parla di giganti, mostri marini o battaglie celesti, deve essere stato così. La paura della punizione, della disconferma che si teme di ricevere da Dio – in realtà che si è ricevuta nell’infanzia dalle figure educative di riferimento – conduce al blocco del pensiero contaminando la razionalità.

Il dramma però è che Dio chiede interlocutori, persone che possano relazionarsi a lui con tutte le loro facoltà. Accostarsi a Dio con la razionalità compromessa da fobie o pregiudizi può minare gravemente la possibilità di ascoltarlo. La voce eloquente divina che ci si illude di seguire o che si rifiuta perché disumana e retrograda, rischia di essere in realtà quella della propria psiche ferita.

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Le radici bibliche dei giganti

Sono diversi i passi biblici dell’Antico Testamento in cui si parla dei giganti. Il testo ebraico in realtà non si dilunga in descrizioni di creature mitiche, ma cita en passant il ricordo di varie popolazioni antiche e leggendarie che abitarono la Palestina prima dell’insediamento di Israele. Fra questi popoli si distinguono i nephilîm, i rephā’îm e gli ‘ănāqîm.

Essi sono descritti come popoli grandi, di alta statura. Questa tendenza non limita ai testi biblici: l’etnografia dimostra che identificare le antiche popolazioni originarie di un territorio come esseri maestosi, giganti, è una caratteristica tipica del folclore e si ritrova trasversalmente in molte altre culture.

Se il testo ebraico si limita a descrivere succintamente delle popolazioni antiche, è la traduzione greca detta dei LXX (70) risalente al IV secolo a. C. a fare un decisivo passo in avanti. Essa a volte mantiene i nomi di queste popolazioni come nomi propri, altre li traduce con un nome comune γίγαντες, che diventa gigantes nella versione latina, la vulgata.

Il letto di Og re di Basan

Volendo approfondire il tema dei giganti nella Bibbia, possiamo seguire due piste, quella folcloristica e quella mitica. Seguendo il folclore ci imbattiamo nel letto del re di Bāšān cioè ‘ôḡ l’ultimo superstite dei rephā’îm secondo Deuteronomio 3, 11

Perché Og, re di Basan, era rimasto l’unico superstite dei Refaìm. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non è forse a Rabbà degli Ammoniti? È lungo nove cubiti e largo quattro, secondo il cubito di un uomo.

Questo letto fa di ‘ôḡ un degno discendente dei giganti: convertendo le misure è lungo circa 4 metri e mezzo e largo quasi 2! Con un po’ di umorismo possiamo dire che è ortopedico ante litteram: il materiale di cui è composto è il ferro (o anche il basalto)!

 La spiegazione è semplice seguendo il folclore: non si tratta di un letto appartenuto all’ultimo dei leggendari giganti, ma un dolmen, un megalite caduto, oppure un antico sarcofago. Le rovine preistoriche delle popolazioni neolitiche hanno da sempre incuriosito i popoli antichi. Esse probabilmente divennero delle attrazioni turistiche, delle mete di pellegrinaggi, eccitando la fantasia degli antichi ad immaginare la loro originaria funzione.

I giganti come spiriti del male

L’altra corrente biblica ad occuparsi dei giganti è quella mitica. Questa è notevolmente più complessa rispetto a dei singoli elementi folcloristici perché si presenta come una narrazione compiuta. Genesi 6 riporta delle categorie mitiche che da sempre hanno turbato e disorientato i lettori della Bibbia: degli angeli hanno rapporti sessuali con delle donne e nascono dei giganti.

È il testo extrabiblico dei Vigilanti ad approfondire la questione, rimanendo nell’ambito biblico possiamo però notare una contraddizione molto interessante. I testi di Siracide 16, 7; 1Maccabei 2,4; Sapienza 14,6 sono concordi nel dire che i giganti, sia che li pensiamo come i discendenti delle popolazioni antiche o in chiave mitica, morirono tutti nel diluvio. Al contrario, il testo di Numeri 13, 32-33 afferma che i giganti furono avvistati dagli esploratori che Mosè inviò in Palestina prima dell’occupazione della terra da parte del popolo.

Conoscendo la formazione del testo biblico, queste contraddizioni, molto più numerose di quanto si possa immaginare, non possono stupire. La Bibbia non è l’opera di un singolo autore, ma la conflazione di numerose tradizioni letterarie, distanti fra loro anche diversi secoli. Se questo oggi è qualcosa di risaputo fra studiosi e credenti, nell’antichità la presenza di una contraddizione così esplicita nei testi sacri destò uno scandalo così forte da dover ricorrere ai ripari.

Infatti, se dal Concilio Vaticano II si pensa che le Scritture ispirate da Dio non contengano errori in vista della salvezza delle persone, precedentemente – ma tutt’ora per i fondamentalisti –  l’inerranza della Parola di Dio era intesa tout court e quindi qualsiasi affermazione contenuta nella Bibbia, di carattere storico o scientifico, doveva essere vera.

Così registriamo due tentativi che correggono l’imprecisione biblica che vede i giganti estinguersi con il diluvio e allo stesso tempo sopravvivere ad esso. Il primo è piuttosto maldestro e si trova in Genesi 6, 4

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo –, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

La traduzione CEI 2008 mette in risalto graficamente l’estraneità dell’inciso – e anche dopo – aggiunto per armonizzare i testi discordi.

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Il secondo tentativo è notevolmente più raffinato e si trova nel Libro dei Vigilanti. Questo testo, successivo al Pentateuco e datato attorno alla metà del III secolo a. C. ne colma alcune lacune e contraddizioni. Secondo il Libro dei Vigilanti i giganti non poterono morire completamente nel diluvio a causa della loro natura ibrida in quanto nati da angeli e donne.

Infatti, solamente il loro corpo morì, ma i loro spiriti sopravvissero diventando i tentatori degli uomini ed istigandoli al male. Il Libro dei Vigilanti riesce quindi a risolvere due tradizioni contrastanti sommandole ad una terza: la credenza, quasi trasversale nelle varie culture, negli spiriti maligni che tormentano l’uomo.

Christian Sabbatini

Immagine in evidenza:  www.fmboschetto.it

Immagini media: www.fmboschetto.it, it.wikipedia.org, www.homolaicus.com-

Bibliografia:

J. Blenkinsopp, Creation, Un-creation, Re-creation. A Discursive Commentary on Genesis 1-11, T&T Clark International, London 2011, 123-136.

 (Disponibile in italiano come: J. Blenkinsopp, Creazione, de-creazione, nuova creazione. Introduzione e commento a Genesi 1-11, EDB, Bologna 2013.)

La Bibbia. Via Verità e Vita, San Paolo Cinisello Balsamo 2009, 324 (nota).

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