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Cupido, il dio alato che fa innamorare

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Cupido

Cupido (Eros per gli antichi greci) è il dio dell’amore. Inizialmente vien visto come una divinità universale ed astratta, priva di una sua morfologia fisica, dunque solo spirituale ed al di sopra degli dei. Col passar del tempo però il mito di Cupido cambia radicalmente: gli viene attribuito un aspetto fisico, un’ascendenza e varie storie dove bene o male è protagonista.

Il mito orfico della creazione

Come già accennato, il culto di Cupido è antichissimo. Bisogna risalire alle origini del mondo per incontrare la sua figura.

Gli adepti di Orfeo tramandarono per la prima volta il mito di Cupido in modo diverso rispetto a quanto narrato in futuro dai sacerdoti ellenici. All’inizio c’era la Notte, ovvero Nyx, rappresentata come un gigantesco uccello dalle ali nere. Fu fecondata dal vento spaziale che la rese madre di un uovo d’argento da cui nacque Cupido, ovvero l’Amore, un ermafrodito con quattro teste: di leone, di toro, di serpente e d’ariete. Nyx a sua volta s’unì col figlio in una grotta cosmica generando Gaia (o Tellure), ovvero il pianeta Terra, poi Urano, il Sole e la Luna.

Nyx e Cupido governarono l’universo prima di tramandarlo ad Urano.

Il mito esiodeo della creazione

Il mito esiodeo della creazione è la teoria più recepita dalla letteratura mitologica greca. Alle origini dell’universo c’era il Caos, un luogo buio e inaccessibile, poi sorse Gaia (o Tellure, o anche Gea) ed insieme a lei Cupido, il più bello tra tutti gli immortali. Poi dal Caos nacquero Erebo e Nyx. Le due divinità si unirono generando Emera e Etere, mentre Gaia, grazie a Cupido, concepì da sola Urano che poi s’accoppiò con la madre dando vita ai fiumi, ai mari, alle montagne, alle valli, ai vulcani, ai titani (Oceano, Ceo, Hiperione, Giapeto, Crio e Crono) ed alle titanesse (Theia, Teti, Rea, Mnemosine, Febe e Temi).

Cupido in epoca ellenistica

In epoca ellenistica, come già accennato in precedenza, Cupido divenne una divinità con un aspetto fisico, un’ascendenza e vari miti che lo interessano. Venne rappresentato – l’Eros greco – come un giovanotto pressappoco ventenne con le ali dorate armato di arco e frecce che trapassa il cuore delle persone facendole innamorare.

Successivamente, in epoca romana – quando gli venne attribuito il nome di Cupido –, divenne un pargoletto di tre anni o poco più che si diverte ad infiammare i cuori delle persone.

Egli è uno dei quattro figli di Afrodite, dea dell’amore, e di Ares, dio della guerra, e a lui sono collegati due miti che lo vedono coinvolto.

Cupido, Apollo e Dafne

Cupido
Apollo e Dafne

Dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo, caratterialmente tronfio e prepotente, si sentì particolarmente fiero di sé tanto da schernire Cupido, che incontrò casualmente nel suo tragitto mentre giocava a dardi col suo gemello. Il dio gli fece notare che, alla sua età, aveva già portato a termine un’importante missione, degna di nota, mentre lui era occupato ad usare arco e frecce solo come passatempo.

Cupido, indignato, decise allora di vendicarsi: colpì prima il dio con una freccia d’oro, simbolo dell’innamoramento, e poi la ninfa che avrebbe sedotto con un dardo d’argento, simbolo dell’amore non corrisposto.

Apollo, non appena vide la ninfa chiamata Dafne, figlia del dio-fiume Peneo, se ne innamorò. La ninfa, avendo già abbracciato la castità per essere seguace di Diana e per di più colpita dalla freccia argentea di Cupido, quando vide il dio che si dichiarò, fuggì via impaurita. Apollo così iniziò ad inseguirla, elencandole i suoi poteri per convincerla a fermarsi, ma la ninfa continuò a correre, finché, ormai quasi sfinita, non giunse presso il fiume Peneo. Quivi pregò il padre di aiutarla a fuggire dall’amore di Apollo, e Peneo così la mutò in albero d’alloro. Il dio disperato per la scelta della ninfa, decise di ornarsi la testa, la cetra e la faretra con le foglie dell’albero.

La “favola” di Cupido (Amore) e Psiche

 

Cupido ebbe per moglie Psiche, una donna mortale, figlia di un re di un regno indefinito descritto nelle Metamorfosi di Apuleio. Si conobbero per caso dopo che la madre Venere ordinò al figlio di farla innamorare dell’uomo più brutto del mondo, in grado di disprezzarla ed umiliarla per sempre. L’ordine nacque dall’invidia che la dea provava verso la ragazza perché ritenuta bella quanto lei dai sudditi del re.

Cupido però se ne innamorò ed insieme vissero parecchie notti nel suo castello all’ombra della madre; la condizione però era quella di non voltarsi mai per guardalo in faccia. Le sorelle di Psiche, appena vennero a conoscenza di questa tresca, scoppiarono d’invidia e consigliarono alla donna di non obbedire più alla condizione dell’uomo: secondo loro, nascondeva in realtà la sua bruttezza.

Psiche così, la notte dopo, porse la lampada d’olio accesa sul volto dormiente del dio; una goccia però bruciò la guancia di Cupido, che si svegliò e volò via urlando di dolore. L’inganno era stato scoperto: Psiche fu catturata da Venere che la sottopose a prove durissime. L’ultima però non riuscì a superarla (recuperare nell’Ade l’unguento di Proserpina), Giove intervenne per conto di Cupido e decretò la liberazione ed il matrimonio della donna col dio dell’amore. Dalla loro unione nacque una bambina di nome Voluttà.

Cupido negli Hiperionidi: personalità multipla

Cupido

Cupido appare per la prima volta nella tetralogia Hiperionidi nel secondo libro di futura pubblicazione, in aiuto dei protagonisti. L’autore narra di Cupido così come lo conosciamo attraverso il mito greco, solo che egli si presenta ai lettori come una divinità perseguitata da un’entità maligna invisibile agli occhi di tutti, incredibilmente anche a quelli degli dei.

Quest’entità si manifesta soltanto quando l’immagine di Cupido è riflessa in uno specchio, dove il dio parla e litiga veementemente col suo “alter-ego”.

Le conversazioni, frequenti nel romanzo, sono intense e violente sino a quando Cupido subirà letteralmente un vero e proprio “sdoppiamento” di personalità che lo condurrà in un abisso profondo dove (forse) non sarà più possibile alcun ricongiungimento col suo doppione.

Marco Parisi

Bibliografia:

  • Robert Graves, I miti greci, Longanesi e C.
  • Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il saggiatore
  • Ovidio, Le Metamorfosi, I libro, UTET
  • Apuleio, Le Metamorfosi
  • Marco Parisi, Hiperionidi, MonteCovello Edizioni

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