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Demetra ed il duro mestiere del genitore

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Demetra

Demetra, la versione femminile di “Saturno”

La cronide Demetra era la versione femminile di Saturno, suo padre, nome e discendenza attribuita dai romani, non dai greci, e titano dell’abbondanza dei raccolti, della prosperità e della fertilità dei terreni; alter-ego quindi di Crono, antico e crudele dominatore del mondo.

La dea non è maritata, ma ha avuto solo due relazioni importanti con i suoi fratelli, prima Poseidone, e dopo Zeus.

Per sfuggire al primo, la dea assunse la forma di cavalla; il dio però, resosi conto di una nuova creatura su Tellure, ed affascinato dalla postura, dalla criniera folta e delicata e dalla leggiadria dei suoi movimenti, non si fece ingannare: assunse la forma di stallone, si unì al destriero e dalla loro unione nacque Arione, il cavallo utilizzato da Adrasto per sfuggire alla morte nella famosa battaglia dei Sette contro Tebe.

Successivamente con Zeus ebbe Persefone, con cui fu una madre maniacale ed iperprotettiva.

Il ratto di Persefone

Demetra

Un giorno Ade bussò alle porte dell’Olimpo reclamando Persefone come sua sposa.

Ogni volta che sali sull’Olimpo, è solo per piantarmi grate!” – Tuona Zeus

A chi devo rivolgermi per una questione tra dei? – si risente Ade. … “La verità è che, quando devi darmi una mano, fai di tutto per tirarti indietro. Come se non fossi tuo fratello!”

“Quello che tu pretendi è folle! Sai bene che Demetra non lascia che nemmeno un dio si avvicini alla figlia. La ritiene ancora una bambina, figurati se la dà come sposa a te, con la prospettiva di vederla confinata per sempre nell’Aldilà”

“Ma io la renderò felice! Sappi Zeus che ne sono a tal punto invaghito da essere anche pronto a rapirla!”

Detto, fatto! Persefone giocava presso i campi Niseo con alcune oceanine, improvvisamente fu attratta da un bellissimo narciso in lontananza, così decise di coglierlo. In quel momento la Terra si aprì, comparve la carrozza di Ade e la trascinò giù negli Inferi.

La vendetta di Demetra

La madre cominciò così un peregrinaggio per tutto il pianeta chiedendo a persone, animali ed oggetti chi abbia rapito l’amata figlia ricevendo solo risposte negative. Un giorno, per caso, incontrò Ecate, la dea della magia e della nuova luna che le suggerì di rivolgersi al dio del sole. Demetra così partì per l’Oriente, si ritrovò faccia a faccia con Elio e l’hiperionide disse:

“Figlia di Rea, Demetra, ora lo apprenderai. Ho venerazione per te e compassione del tuo dolore per la perdita della fanciulla dalle belle caviglie. Nessun altro degli immortali ne è colpevole, se non Zeus che la diede in sposa a suo fratello Ade. Questi la trasse con violenza sul suo carro e la portò nel regno dell’oscurità, senza minimamente curarsi del suo disperato pianto. Ma tu, dea, cessa di lamentarti. E’ inutile un’ira così inestinguibile. In tuo fratello Ade tu non hai acquistato un genero indegno tra gli dei. Egli è onorato in un terzo dell’universo, da quando questo è stato diviso, e, dove dimora, egli è un re!”

Demetra decise così di lasciare l’Olimpo ed inaridì i campi minacciando di farli rimanere a secco per sempre sino a quando non riavrà la figlia a casa. Zeus così, dopo lunghissime ed estenuanti trattative col fratello, nel frattempo diventato marito di sua figlia, riuscì a chiudere quest’accordo: sei mesi all’anno Persefone sarebbe stata accanto a Demetra per la primavera e l’estate, mentre per l’autunno e l’inverno la dea sarebbe stata regina dell’Oltretomba.

Conseguenze sull’iperprotettività sui figli. Risponde la dott.ssa Farina

Dott.ssa Maria Addolorata Farina, (Dora), psicologa

La crescita di un figlio, si sa, è molto difficile: tra le varie metodologie comportamentali di educazione e crescita c’è l’essere protettivo, ovvero l’essere attenti e scrupolosi al figlio sin dalla più tenera età, per non farsi male, né fisicamente, né psicologicamente. Come si fa a riconoscere l’iperprotettività di un genitore?

Risponde a questa domanda la dott.ssa Maria Addolorata Farina, teologa, counselor sistemico relazionale, laureanda in psicologia cognitiva di Avellino, la quale afferma che ciascuno vive l’essere madre o l’essere padre in maniera differente e si relaziona con ciascun figlio in modi diversi, in più, non bisogna trascurare il ruolo del contesto sociale: spesso entrambi i genitori lavorano, con conseguenti sensi di colpa e reciproche accuse tra i coniugi. I bambini vivono, quindi, situazioni familiari complesse spesso già dai primi anni di vita. Gli errori che si commettono nel rapporto con i figli spesso è trasmettere e riversare su di loro le proprie ansie e insicurezze. Ad esempio l’iperprotettività dei genitori si manifesta nel loro atteggiamento: “non correre”, “Fai attenzione”, “adesso viene mamma e ti aiuta”, “fermo, è pericoloso”, “aspetta, aspetta che arrivo io”, “non farlo più, vuoi farmi morire di paura?” ecc.

Molti genitori quindi rischiano di insegnare la paura, rendendo ancor più forte il bisogno che i figli siano protetti e rassicurati infinitamente. Il nemico in quel caso è l’ansia del genitore, che prende il sopravvento su tutto, rendendo il mondo una giungla di nemici e ostacoli, finendo di voler aiutare i figli talmente tanto, in tutto e per tutto, che quello che loro imparano è di non essere abbastanza in gamba da potercela fare senza l’aiuto di mamma e papà.

Cosa accade nella psicologia di una persona?

Detto questo, la dott.ssa Farina si sofferma anche sulla necessità di comprendere la psicologia di una persona quando il suo genitore eccede questa norma comportamentale. La sovrabbondanza di attenzioni contiene due tipi di messaggi:

Il primo più superficiale e dolce “Faccio tutto per te, perché ti amo”, l’altro più subdolo e screditante, per il figlio, “io faccio tutto per te perché so che molto probabilmente da solo non ce la faresti”. Questo secondo messaggio può essere molto screditante per il figlio perché può indurlo ad insinuare in lui il dubbio di essere un incapace e molto spesso questo dubbio, come una profezia, può divenire realtà generando non poche problematiche. Nelle famiglie iperprotettive i figli finiscono per arrendersi alla comodità senza combatterla affidando lentamente il pieno controllo della loro vita ai genitori. Con il prolungarsi del tempo questa condizione privilegiata diverrà una vera e propria prigione di lusso dalla quale l’adolescente non vorrà più uscire sia a causa del debito di riconoscenza dovuto verso i genitori, sia per sua incapacità.

Un consiglio è sempre utile, soprattutto quando a darlo è un esperto del settore sul come crescere il proprio figlio senza incappare in questa situazione. Soprattutto durante il periodo dell’infanzia e della crescita, l’iperprotettività dei genitori verso i figli può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti. Il compito del genitore è quello di insegnare ai propri figli ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino.

Marco Parisi

Bibliografia:

  • Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore
  • Angela della Pietra, Vita da…dei, Marco Derva Editore.

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