I migliori film di Alfred Hitchcock: da L’amante perduta a Psycho

Alfred Hitchcock rimane, senza dubbio, uno dei più grandi registi della storia del cinema. Il suo stile inconfondibile e la sua versatilità dietro la macchina da presa ne fanno un modello per molti autori contemporanei. Si tenterà una disamina del suo universo autoriale proprio attraverso alcuni dei suoi grandi classici. Ecco quindi i migliori film di Alfred Hitchcock.

Alfred Hitchcock: una vita da autore

Nato nel 1899 a Londra, Alfred Hitchcock ha avuto una carriera di successo sia in patria che negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1939 su richiesta dello storico produttore David O. Selznick. Convenzionalmente, si usa dividere la sua attività in due periodi: quello inglese, che va dal 1925, anno di esordio con The Pleasure Garden, al 1939, e quello americano, a partire dal 1940.

Già nei film realizzati nel suo paese natale, Hitchcock comincia a precisare alcuni dei caratteri fondamentali del suo cinema attraverso un percorso incentrato sulla narrativa di genere e sul motivo della suspense. Il trasferimento ad Hollywood coincide con il perfezionamento progressivo del suo stile e la produzione dei suoi più grandi capolavori.

Proprio il concetto di autore è centrale per comprendere la sua poetica e la sua figura all’interno della storia del cinema.

Quando un uomo da trent’anni, e attraverso cinquanta film, racconta grossomodo sempre la stessa storia – quella di un’anima alle prese con il male – e mantiene lungo questa linea unica lo stesso stile fatto essenzialmente di un modo esemplare di spogliare i personaggi e immergerli nell’universo astratto delle loro passioni, mi sembra difficile non ammettere che ci si trova per una volta di fronte a ciò che appare sempre più raro in questa industria: un autore di film. [1]

In breve, non è soltanto la coerenza tematica a fare di un regista un autore, ma anche e soprattutto la riconoscibilità del linguaggio. Proprio il percorso di Hitchcock risulta esemplare in questo senso, per la sua capacità di operare in maniera unica e originale attraverso i canoni del genere giallo e lo stile classico.

Alfred Hitchcock ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l’Oscar alla carriera nel 1968. Si cimenta anche con il medium televisivo nel corso degli anni Cinquanta, con la famosa serie Alfred Hitchcock presenta. Il suo ultimo film è Complotto di famiglia, che uscirà nel 1976, quando le sue condizioni di salute cominciano ad aggravarsi. Muore a Los Angeles nel 1980.

I migliori film di Alfred Hitchcock: Notorious, l’amante perduta, 1946.

Procedendo in ordine cronologico, il primo film della lista è Notorious, l’amante perduta, datato 1946. Si tratta forse di una tra le pellicole più esemplari del suo stile, tanto che Truffaut lo ha definito “la quintessenza del cinema di Hitchcock”.

Trama

Il film è basato su una sceneggiatura di Ben Hecht e ha come protagonisti Alicia e Devlin, interpretati da Ingrid Bergman e Cary Grant. Alicia è la giovane figlia di un criminale nazista e viene incaricata dall’agente segreto Devlin di spiare Sebastian, coinvolto nello stesso giro del padre. La protagonista sarà costretta a sposarlo contro la sua volontà, arrivando a rischiare la sua vita. La trama coniuga due livelli narrativi: da un lato la spy story, dall’altro la love story, che segue in parallelo la relazione amorosa tra i due protagonisti.

Le tematiche: colpa ed espiazione

Come molto cinema di Hitchcock, il film ruota intorno ai motivi della colpa e del peccato. Lo sviluppo di Alicia è costruito su un percorso morale di espiazione di una duplice colpa: da un lato quella di essere la figlia di un criminale, dall’altro quella di essere una donna leggera, dedita a divertimento e alcol. Con Notorious, Hitchcock gioca sull’ambiguità dei personaggi, non solo quella di Alicia ma anche quella di Devlin e di Sebastian.

Nell’apparente struttura classica da spy story, Hitchcock innesta una fine e sottile indagine psicologica, riflettendo sul lato oscuro dei suoi personaggi. Il triangolo sentimentale funge da schema morale in cui non è tutto ciò che sembra. C’è l’eroe della storia, Devlin, che, pur essendo innamorato di Alicia, non le impedisce di sposare il rivale e la mette in pericolo; c’è il cattivo, Sebastian, che si scopre vulnerabile proprio per i suoi sentimenti verso Alicia. Non è una novità che Hitchcock sia interessato alla doppiezza dei personaggi, tematica che verrà innalzata a focus portante in un film come Vertigo.

Il motivo della suspense

Il motivo della suspense è centrale nel film, come in tutta la produzione hitchcockiana. Lo stesso regista ne parla con Truffaut nel suo testo Il cinema secondo Hitchcock.

La differenza tra suspence e sorpresa è molto semplice e ne parlo spesso […] noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena del tutto normale, priva d’interesse. Ora veniamo alla suspence. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – : la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro’. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspence. [2]

In breve, la suspense è data nel momento in cui lo spettatore ha più informazioni rispetto ai personaggi. Le sequenze di Notorious si costruiscono proprio a partire dai due motori narrativi del film: il registro thriller e quello amoroso. Ci si chiede non solo se Alicia verrà scoperta in quanto spia, ma anche in quanto moglie fedifraga e amante di Devlin. Hitchcock riesce ad ottenere il coinvolgimento dello spettatore con una struttura al limite dell’essenziale. Notorious è, in fondo, una lezione di radicale sobrietà che riesce a innovare dall’interno una storia apparentemente semplice e perfettamente inserita all’interno dello stile classico.

Notorius è rimasto straordinariamente moderno […] contiene poche scene ed è di una purezza magnifica […] è riuscito ad ottenere il massimo degli effetti col minimo degli elementi. Tutte le scene di suspance sono costruite attorno a due oggetti, sempre gli stessi: la chiave e la falsa bottiglia di vino […] ha raggiunto il massimo della stilizzazione e il massimo della semplicità. [3]

I migliori film di Alfred Hitchcock: La finestra sul cortile, 1954.

Trama

Il secondo film della lista è La finestra sul cortile, datato 1954. La sceneggiatura èI migliori film di Alfred Hitchcock firmata John Michael Hayerd e racconta la storia di Jeff, un fotoreporter interpretato da James Stewart e immobilizzato nel suo appartamento a causa di una frattura alla gamba. Osservando ogni giorno ciò che accade dalla sua finestra, assiste ad un omicidio nel palazzo di fronte la sua casa. Con l’aiuto di Lisa, interpretata da Grace Kelly, riesce a smascherare l’assassino.

Le tematiche: voyeurismo e metacinema

La finestra sul cortile si snoda intorno ad un discorso dichiaratamente metacinematografico, in cui il genere thriller fa da sfondo. Anche in questo caso, Hitchcock costruisce la trama su due livelli interdipendenti: da un lato la struttura della suspense e dell’indagine investigativa, dall’altro il voyeurismo della visione cinematografica e la struttura stessa del cinema.

La narrazione del film si basa sul punto di vista di Jeff, la cui condizione percettiva è quella di un voyeur. Il suo essere immobile ed impossibilitato ad agire riflette la posizione dello spettatore nella sala cinematografica, che può soltanto osservare ciò che succede senza prenderne parte. La finestra sul cortile non è altro che un’allusione metaforica alla visione del cinema. Hitchcock enfatizza questo gioco di rimandi tramite l’uso massiccio di inquadrature in soggettiva, che riprendono le ottiche del binocolo e del teleobiettivo con cui Jeff guarda ciò che accade fuori. La posizione del protagonista e la sua condizione di spettatore è chiara già a partire dalla sua professione di fotografo.

Il personaggio femminile: Lisa

All’interno di questo discorso metacinematografico, il personaggio di Lisa assume un rilievo particolare. La sua funzione catalizzatrice sta nel fatto di poter agire nello spazio, a differenza di Jeff. Il personaggio femminile diventa quindi soggetto attivo della narrazione, nel momento in cui fa quello che il protagonista maschile non può fare ed entra nell’appartamento dell’assassino. Hitchcock costruisce la scena su un doppio registro, rimandando costantemente alla posizione di Jeff che osserva l’azione senza poter intervenire. La suspense è evidente nella posizione di pericolo in cui si trova Lisa, che implica dall’altro lato un’intensificazione del regime voyeuristico del protagonista. Il personaggio femminile, quindi, si connota per la sua dualità: insieme soggetto attivo e oggetto dello sguardo maschile.

In definitiva, si può affermare che La finestra sul cortile sia in toto un film duale, in cui le dimensioni della narrazione e del metacinema sono perfettamente integrate tra loro.

I migliori film di Alfred Hitchcock: Vertigo, la donna che visse due volte, 1958.

Trama

Tra i migliori film di Alfred Hitchcock non si può non citare Vertigo, datato 1958 e basato sul romanzo D’entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac. La sceneggiatura è stata riadattata da Alec Copper e Samuel A. Taylor.

Il film racconta la storia di Scottie Ferguson, un ex poliziotto interpretato da James Stewart. Scottie soffre di vertigini e, proprio a causa della paura dell’altezza, non riesce a salvare un suo collega, che muore durante un inseguimento. Ormai ritiratosi, il protagonista è incaricato da un amico di vecchia data di seguire sua moglie, Madelaine, interpretata da Kim Novak, e in preda a crisi suicide. Scottie si innamorerà della donna ma non riuscirà a salvarla. Tormentato dal senso di colpa, il protagonista incontrerà una sosia di Madelaine, Judy, e cercherà di spingerla a vestirsi e a comportarsi come la donna amata e perduta. Si scoprirà tuttavia che Judy aveva recitato la parte di Madelaine e aveva inscenato un finto suicidio per coprire l’assassinio della vera moglie dell’amico.

Le tematiche: la vertigine e il doppio

Vertigo è un efficace thriller psicologico che affronta da vicino tematiche complesse. Come nel caso de La finestra sul cortile, Hitchcock mette lo spettatore in una posizione identificativa con il suo protagonista. Il motivo della vertigine è reso in modo magistrale all’interno del film tramite il riproporsi della forma a spirale. La vediamo nei titoli di testa, negli incubi ricorrenti di Scottie, e ancora nella forma delle scale a chiocciola e dello chignon di Madelaine. Il regista riesce a rendere visivamente la fobia del suo personaggio attraverso una specifica tecnica cinematografica. Si tratta del cosiddetto effetto vertigo, che si ha con la combinazione di due movimenti: zoom all’indietro e carrellata in avanti. Tutto lo spazio filmico è strutturato in base ad un continuo alternarsi di alto e basso. Alle superfici piane in cui il protagonista si oppone la verticalità del campanile e dei tetti.

Tematica portante all’interno del film è quella del doppio. Si può dire che tutta la trama di Vertigo ruoti intorno ad uno scenario psicanalitico, dato dalla doppiezza di Judy/Madelaine. Un ruolo fondamentale assumono, nella seconda parte del film, gli specchi, attraverso cui il protagonista vede sé stesso e l’immagine della donna amata. In questo senso, Hitchcock riprende da vicino la teoria dello psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan sulla formazione dell’io. Scottie riesce a riconoscere sé stesso come soggetto proprio grazie all’immagine di Judy, la quale non è altro che un simulacro della donna perduta.

La simbologia del verde

Risulta particolarmente interessante l’uso che qui Hitchcock fa del colore. I colori dominanti sono in realtà due: il rosso e il verde. Mentre il primo simboleggia la passione e la nascente ossessione di Scottie per Madelaine, il secondo ci riporta al tema della morte. Non è un caso che il rosso sia presente per lo più nella prima parte del film. La pellicola assume man mano che si va avanti tonalità sempre più fredde e cupe, in cui spicca il verde. Si tratta di un uso puramente psicologico del colore, che va a rimarcare la tensione e i ritmi narrativi. Risulta abbastanza chiaro allora perché proprio il personaggio di Madelaine sia connotato prepotentemente dal verde, negli abiti e negli oggetti a lei correlati.

Nonostante abbia ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida alla sua uscita, Vertigo è oggi ritenuto uno dei più grandi capolavori del maestro Alfred Hitchcock.

I migliori film di Alfred Hitchcock: Psycho, 1960.

Trama

L’ultimo film della lista è il famosissimo Psycho, datato 1960, e tratto dall’omonimo romanzo di Robert Boch. Riadattato per lo schermo da Joseph Stefano, la pellicola segue la storia di Marion Crane, una giovane segretaria interpretata da Janet Leigh. Il proprietario dell’agenzia immobiliare per cui lavora le affida una grossa somma di denaro ma la donna li ruba e scappa con i soldi per iniziare una nuova vita. Durante la fuga, si ferma in un motel sperduto e gestito da Norman Bates, interpretato da Anthony Perkins. Qui, verrà brutalmente uccisa. Il film prosegue con l’indagine sull’omicidio di Marion da parte di Sam Loomis, il suo amante, e di Lila Crane, sua sorella. Si scopre che Norman è affetto da una grave malattia mentale per cui assume la personalità della madre morta. Alla fine, l’assassino verrà catturato e arrestato.

Le tematiche: il genere e il doppio

Psycho è forse il film più rischioso di Hitchcock, ma anche uno dei suoi maggioriI migliori film di Alfred Hitchcock successi dal punto di vista commerciale. Il regista ritorna di nuovo sulla tematica del doppio, stavolta attraverso un genere che si allontana dal thriller per toccare l’horror. Il processo narrativo e le immagini apparentemente semplici del film possono essere lette in base ad un duplice processo di interpretazione, dovuto proprio alla scissione dell’io che vive il protagonista.

La vicenda di Marion e il motivo del denaro rubato pare riproporre all’inizio una delle trame più canoniche di Hitchcock, ma si presenta come un’efficace MacGuffin [4]. Con il brutale assassinio della protagonista, il regista vira verso tutt’altra direzione. La scena del confronto tra Marion e Norman prepara lo spettatore al climax, tramite una sequenza di campi e controcampi che rendono chiara la situazione di pericolo. Hitchcock costruisce i piani di entrambi i personaggi con grande attenzione all’angolazione delle inquadrature, venendo ad instaurare una dinamica cacciatore/preda. La famosissima scena della doccia richiese diversi giorni di riprese e circa settanta posizioni di macchina, nonostante durasse soltanto quarantacinque secondi. Tramite un raffinatissimo gioco di montaggio, Hitchcock dà vita ad una delle sequenze più iconiche nella storia del cinema.

Norman e la madre: il concetto di acusma

Il personaggio di Norman Bates, reso famoso da Robert Boch, è ricalcato su quello del serial killer Ed Gein. Il film affronta temi abbastanza controversi, tra cui il travestitismo e la necrofilia. Il rapporto di Norman con la madre è la reinterpretazione di un complesso di Edipo mai risolto. La donna è in realtà morta da tempo, il figlio vive con il suo cadavere e assume la sua personalità nel momento in cui compie i suoi delitti.

Norma Bates non è mai mostrata nel film ma risulta personaggio a tutti gli effetti. La presenza costante della madre come alter ego di Norman può essere reinterpretata alla luce del concetto di acusma. Lo studioso Michael Chion definisce l’acusma in rapporto al suono, e in particolare alla voce, definendolo come un suono “che si sente senza vedere la fonte da cui proviene”. Proprio questo accade nella scena finale del film, in cui sentiamo la voce di Norma sul primo piano del figlio.

Non c’è dubbio che Psycho abbia inaugurato un filone assai prolifico nell’horror, presentandosi retrospettivamente come uno tra i primi esempi di slasher movie. Nonostante la sua atipicità rispetto al resto della filmografia esaminata, rimane uno tra i migliori film di Alfred Hitchcock.

Martina Pedata

Note e Bibliografia

[1] Alfred Hitchcock citato in (a cura di) Paolo Bertetto, Introduzione alla storia del cinema, Autori, Film, Correnti, Utet, Torino 2012, pp. 134-135.

[2] François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Pratiche, Parma 1977, p. 116.

[3] François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Pratiche, Parma 1977, pp.143-144.

[4] Si definisce MacGuffin l’oggetto o l’evento che, all’interno di una narrazione, serve da motore per l’intrigo e l’azione.

Gianni Rondolino, Dario Tomasi, Manuale del film, linguaggio, racconto, analisi, Utet, Torino 2018.

Massimo Moscati, Breve storia del cinema, Bompiani, Torino 2017.

Michele Tetro, Roberto Azzara, Roberto Chiavini, Stefano Di Marino, Guida al cinema horror, dalle origini del genere agli anni Settanta, Odoya, Bologna 2021.

Paolo Bertetto, Alfred Hitchcock, Rear Window (La finestra sul cortile), Il film e il suo sguardo, in Sandro Bernardi, Paolo Bertetto, Giulia Carluccio, Francesco Casetti, Giorgio De Vincenti, Mauro Di Donato, Veronica Pravadelli, Giorgio Tinazzi, Dario Tomaso, Vito Zagarrio, L’interpretazione dei film, Undici capolavori della storia del cinema, Marsilio, Venezia 2018.