Home Cinema di Hollywood Cinema di Hollywood classico (1910-1960) Alfred Joseph Hitchcock, un autore a Hollywood

Alfred Joseph Hitchcock, un autore a Hollywood

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Sir Alfred Joseph Hitchcock nasce a Londra, il 13 agosto del 1899, ma nel 1940 si trasferisce a Hollywood.

Prendendo come punto di riferimento questa data, gli studiosi tendono a dividere la filmografia di Hitchcock in due grandi periodi:

  • quello inglese: va dal 1925 al 1940 durante la quale gira ben ventitré film;
  • quello americano: va dal 1940 al 1976 e comprende trenta film.

Il periodo inglese di Hitchcock

Già nei film realizzati in Inghilterra, Hitchcock inaugura un percorso interamente incentrato sul genere giallo e sul motivo della suspence.

Indubbiamente, quindi, ci troviamo di fronte a una filmografia che segue una certa specificità e coerenza tematica.
«Quando un uomo da trent’anni, e attraverso cinquanta film, racconta grossomodo sempre la stessa storia – quella di un’anima alle prese con il male – e mantiene lungo questa linea unica lo stesso stile fatto essenzialmente di un modo esemplare di spogliare i personaggi e immergerli nell’universo astratto delle loro passioni, mi sembra difficile non ammettere che ci si trova per una volta di fronte a ciò che appare sempre più raro in questa industria: un autore di film».[1]

Il primo film da regista avviene nel 1925, quando Michael Balcon gli affida la regia de Il labirinto delle passioni (“The Pleasure Garden”).

Ma il primo film di successo sarà Il Pensionante (1927), che è considerato «il primo vero film di Hitchcock» perché ricco di suspense, labilità del confine tra bene e male e semplificazione dei meccanismi narrativi. Scelte stilistiche che saranno la firma del maestro del brivido.

https://www.youtube.com/watch?v=PzlVNRzU1FE

«The Lodger è il primo film nel quale ho messo in pratica ciò che avevo appreso in Germania. Il mio rapporto con questo film è stato del tutto istintivo; per la prima volta ho applicato il mio stile. In realtà, possiamo dire che The Lodger è il mio primo film».[2]

Il periodo americano

A Hollywood lavora per il produttore di Via col vento con un contratto che prevede l’impegno per cinque film e nel 1939 filma Rebecca – La prima moglie (dal bestseller di Daphne du Maurier) che vince l’Oscar per la produzione e per la fotografia.

Di film in film Hitchcock riuscirà a mettere in scena un universo morale e psicologico in cui le ossessioni si traducono in una precisa iconografia visiva che la produzione hollywoodiana perfezionerà progressivamente.

Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si alterneranno una serie di film di impegno antinazista e patriottico e film con tematiche care al regista come Notorious – L’amante perduta (1946).

Ma sono gli anni Cinquanta ad essere un decennio d’oro per Hitchcock. Nel 1950 passa alla Warner Bros e nel 1954 gira Il delitto perfetto che è anche il primo film con Grace Kelly e sempre con lei (stavolta per la Paramount Pictures) gira La finestra sul cortile (1954).

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Sarà poi nel 1955 che Hitchcock farà il suo ingresso anche nel mondo della televisione, girando alcuni episodi della serie Alfred Hitchcock presenta.

I caratteri del cinema di Hitchcock

Il giallo hitchcockiano si configura sempre più come uno scenario onirico in cui il problema di fondo è l’identità dell’individuo, tra conscio e inconscio, tra normalità e follia e si pone attraverso avvenimenti e situazioni che assumono un valore simbolico anche nella rappresentazione e nella ricerca formale.

Se facessimo caso al tema della vertigine (del precipitare, in senso fisico, morale e psicologico) noteremmo che esso è presente in molti suoi film (Sabotatori, La donna che visse due volte, Intrigo internazionale o Psyco) e tale tema acquista una dimensione più sottile nella ricorrenza delle inquadrature dall’alto o dei movimenti di macchina a spirale.

Così, anche quando abbiamo a che fare con film come Intrigo internazionale (un thriller che si avvicina alla commedia) noteremo che non è assente di un intreccio sotterraneo e che quell’atmosfera onirica è presente, come lungo tutta la filmografia di Hitchcock.

Il suo stile, poi, corrisponde a una sperimentazione e a un’innovazione costante che lo porta da un lato a una grossa forzatura del linguaggio classico (i tipici movimenti di macchina che vanno dal più grande al più piccolo, dal generale al particolare. Come nella sequenza della scoperta dell’assassino in Giovane e innocente dove la macchina da presa parte da un campo totale dall’alto al dettaglio degli occhi dell’uomo) o con una sfida esplicita: ad esempio Nodo alla gola – 1948 (interamente girato in piano-sequenza) o Psyco (dove, nella scena della doccia, esegue un montaggio quasi ejzenstejniano).

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Hitchcock, il maestro del brivido

Il cinema di Hitchcock rivoluziona il linguaggio cinematografico inserendo degli elementi che sono considerati il suo marchio di fabbrica, come il MacGuffin.

Il MacGuffin

Il MacGuffin è il pretesto dell’intrigo, è un motore virtuale (l’esempio classico per eccellenza è la busta con i 40.000 dollari in Psyco) e come spiega lo stesso Hitchcock:

«Si può immaginare una conversazione tra due uomini su un treno:

L’uno dice all’altro: “Che cos’è quel pacco che ha messo sul portabagagli?”
L’altro: “Ah quello, è un MacGuffin”
Allora il primo: “Che cos’è un MacGuffin?”
L’altro: “È un marchingegno che serve per prendere i leoni sulle montagne Adirondack”
Il primo: “Ma non ci sono leoni sulle Adirondack”
Quindi l’altro conclude: “Bene, allora non è un MacGuffin!”

Come vedi, un MacGuffin non è nulla»[3]

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In Pulp Fiction (Tarantino – 1994) Il contenuto della valigetta che Vincent e Jules devono recuperare non è mostrato sullo schermo, né viene menzionato; si vede solo l’espressione stupita di chi guarda al suo interno, abbagliato da una luce radiosa e quasi mistica (effetto che fu costruito con una lampadina arancione). Circolarono diverse ipotesi sul suo contenuto, tuttavia, il regista dichiarò di trattarsi semplicemente di un “MacGuffin”, ovvero un espediente narrativo che enfatizza un particolare, al fine di creare curiosità e suspense.

La differenza che c’è tra suspense e sorpresa

Nell’intervista fatta da François Truffaut a Hitchcock quest’ultimo tiene a sottolineare la differenza che c’è tra suspense e sorpresa:

«La differenza tra suspence e sorpresa è molto semplice e ne parlo spesso […] Noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena del tutto normale, priva d’interesse. Ora veniamo alla suspence. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza – : la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro’. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspence.»

Cira Pinto

Bibliografia

1 Alexandre Astruc, Alfred Hitchcock – Cahiers du Cinéma, 1958, p. 59.

2 François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009, pag. 39.

3 François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Pratiche Editrice, 1977. p. 116

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