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Inni nazionali e nazionalismo ai giorni nostri

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inni nazionali

Un esempio di quanto il tema di cui ci occupiamo oggi sia sempre attuale?L’ultima pubblicazione del noto scrittore Christian Raimo, polemicamente intitolata “Contro l’identità italiana”. Essa cerca di decostruire la narrazione neonazionalista che, secondo l’autore, domina il nostro Paese. E cosa indica tra i simboli di tale cultura deviata? Proprio l’inno nazionale. Naturalmente, sia chiaro, Raimo non è il primo a criticare il testo di Mameli. Per esempio, nel 2017, era stato perfino un parlamentare della Repubblica, Gianluigi Gigli, a bollarlo come “patriottardo e militarista”. Qualunque cosa si pensi in proposito, è innegabile che il legame tra inni nazionali e nazionalismo sia, a volte, problematico.

Questo argomento fu già da noi parzialmente trattato in un articolo precedente. Gli inni, scritti in epoche storiche anche lontane, oggi possono, a volte, contrastare con la nostra sensibilità. Questo, tuttavia, vuol dire dover dare ragione a chi propone di sostituirli o, almeno, modificarne i testi? Non necessariamente, come stiamo per vedere.

Polemiche tra inni nazionali

Goffredo Mameli dei Mannelli (1827-1849) compose il testo del “Canto degli Italiani” a soli vent’anni. Esso fu poi musicato da Michele Novaro.

Premessa fondamentale: come sappiamo, gli autori degli inni nazionali vivevano, spesso, in epoche di marcato nazionalismo. Quindi, non è affatto infrequente che i loro testi esprimano concetti che oggi suonerebbero politicamente scorretti. Di solito, essi sono “nascosti”, per così dire, nelle strofe successive alla prima, non intonate. Mameli, ad esempio, nomina esplicitamente, nell’ultima stanza, “l’Aquila d’Austria” che “le penne ha perdute”. Tale uccello beve, immagine quasi horror, il sangue italiano e polacco, finendo per bruciarsi il cuore. Similmente, l’inno ungherese definisce i Turchi “selvaggi” e “la nazione barbarica di Osman”. Questi ribattono, nella loro “Marcia per l’Indipendenza”, bollando la civiltà occidentale come “un fetido mostro con un dente solo”.

Insomma, non si tratta esattamente di concetti che suonerebbero appropriati durante una visita diplomatica o una partita di calcio. Come già detto, tuttavia, essi sono solitamente esclusi dai versi scelti come inno. Solo in pochi casi il contenuto esplicitamente polemico verso un altro Paese viene mantenuto. Due esempi possono essere “Flower of Scotland, de facto inno scozzese, e “Kong Christian”, inno reale danese. Il primo parla chiaramente dei propri valorosi soldati che “rispedirono a casa”, nel 1314, l’esercito inglese di Edoardo II. Il secondo sfocia, invece, nel sanguinolento similmente a Mameli. Descrive, infatti, il personaggio titolare, Re Cristiano, che mena la propria spada “attraverso l’elmo e il cranio di un gotico [cioè, uno svedese]”. Non propriamente i testi più pacifici del mondo, insomma. Ma si possono veramente accusare di nazionalismo?

Le varie definizioni di nazionalismo

La risposta, in realtà, è più difficile di quanto sembri. Questo perché il nazionalismo, un po’ come tutte le ideologie politiche complesse, non ha una definizione univoca. Il termine può avere così tante accezioni da includere, virtualmente, tutti gli inni nazionali. Almeno, questo sembra suggerire una fonte prestigiosa come l’enciclopedia Treccani, che lo definisce così:

Insieme delle dottrine e dei movimenti che attribuiscono un ruolo centrale all’idea di nazione e alle identità nazionali.

Questa, però, è chiaramente una frase-ombrello che mal si adatta a un lavoro specifico come il nostro. Per fortuna, subito dopo si precisa che:

Il nazionalismo si è storicamente manifestato in due forme: come ideologia di liberazione delle nazioni oppresse e come ideologia della supremazia di una nazione sulle altre.

Se seguiamo la prima tesi, allora, tutti gli inni nazionali che esaltano libertà e indipendenza rientrano nella categoria di “nazionalismo”. Forse, però, è un po’ troppo generalizzante includervi concetti che, per quanto possano essere lontani dalla sensibilità di alcuni, sopravvivono comunque nelle moderne democrazie. Anche la Costituzione italiana, ad esempio, stabilisce che “La difesa della patria è sacro dovere del cittadino” (art.52) . Più interessante risulta, allora, la seconda associazione: nazionalismo come suprematismo. Esistono inni nazionali che comunichino un tale messaggio? Forse, non propriamente. Di certo, però, la retorica “patriottarda e militarista” che Gigli vedeva in Mameli potrebbe non essere tanto più appropriata. Del resto, inni con metafore molto simili sono spesso soggetti alle stesse critiche. Valga per tutti “La Marsigliese”, ciclicamente accusata di razzismo per il suo invito a spargere “sangue impuro”. Ma quanto c’è di vero in tali obiezioni?

Inni nazionali scivionistici: “Il canto dei Tedeschi”

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Per rispondere, chiamiamo in causa l’inno solitamente visto come il più suprematista di tutti. Parliamo, ovviamente, de “Il canto dei Tedeschi”. Il suo testo si apre con la famigerata invocazione “Germania, Germania al di sopra di tutto, al di sopra di tutto nel mondo”. In uso sotto il nazismo, la frase vi è stata talmente associata che, dal dopoguerra, il nuovo inno nazionale è la terza strofa. In effetti, a prima vista, il senso suprematista dei primi due versi potrebbe apparire incontestabile. E invece, indagando meglio, ci rendiamo conto che non è così. Lo chiariscono le parole immediatamente successive: “Dalla Mosa fino al Nemunas, dall’Adige fino al Belt”. L’intento non è esaltare una presunta superiorità del popolo tedesco, bensì invitare tutti a lottare per l’unificazione nazionale, anteponendola ai propri interessi personali. In questo senso la Germania deve essereal di sopra di tutto”.

Quindi, il testo può essere considerato “nazionalista” solo se diamo a questo termine un significato simile a quello dello studioso Eric Hosbawm. Egli lo definiva un’ideologia che mira alla perfetta coincidenza tra unità politica e unità nazionale. Non a caso, un altro dei motivi per cui le parole della prima strofa possono apparire inadeguate è che, oggi, nessuno dei quattro elementi geografici citati si trova in territorio tedesco. Anche l’inno indiano ha problemi simili relativamente ai suoi riferimenti territoriali. Il motivo è sempre lo stesso. Scritti prima del raggiungimento, rispettivamente, dell’unità e dell’indipendenza nazionale, entrambi i testi riflettono le ideologie dell’epoca, a prescindere poi dai concreti sviluppi politici. Quindi, sicuramente in un certo senso possono essere definiti “nazionalisti”. Questo, però, li rende davvero inappropriati al giorno d’oggi?

Conclusione

Come “Il canto dei Tedeschi”, anche “La Marsigliese” si difende da sola, per così dire, dalle accuse che le si possono sollevare. Versi quali “contro di noi è stato levato lo stendardo insanguinato della tirannia” rendono chiaro che il testo non ha alcun preciso riferimento razzista. Il sangue dei nemici della Francia è “impuro” solo perché questi vogliono sopprimere la Rivoluzione e restaurare la monarchia, vista come dispotica. Certo, questo da solo probabilmente non vale a edulcorare l’immagine dei “feroci soldatiche, muggendo, sgozzano i figli e le compagne dei Francesi.

In conclusione, allora, possiamo dire che, tra gli inni nazionali, sono molto diffuse immagini e retoriche figlie dell’epoca di composizione. Queste possono risultare, a seconda dei casi, più o meno scivionistiche, urtando la sensibilità moderna anche oltre le effettive intenzioni degli autori. Di solito, però, ciò non è sufficiente a condurre a una revisione del testo. Esistono, tuttavia, come visto, delle eccezioni. Oltre all’inno tedesco, come non ricordare quelli di Russia e Canada. Il primo nasce, nel 2000, adattando nuovi versi alla melodia di quello sovietico. Il secondo, invece, ha visto, lo scorso anno, la parola “figli” sostituita da “tutti noi“. Questo perché l’originale inglese “sons”, solamente maschile, creava problemi sulla parità di genere. Al lettore va ora il compito, ritornando all’inizio, di decidere se i versi di Mameli siano, secondo le sue opinioni personali, accettabili o meno.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Raimo Christian, Contro l’identità italiana, Einaudi, 2019

Fonti

https://ilmanifesto.it/nel-caleidoscopio-del-rancore/ https://www.corriere.it/cronache/17_novembre_15/inno-mameli-testo-completo-7d38dfe6-ca39-11e7-bae0-69536c65a470.shtml?refresh_ce-cp
https://www.gazzettadiparma.it/archivio/2017/07/23/news/fratelli_d_italia_da_provvisorio_a_ufficiale_primo_si_-69202/
http://www.nationalanthems.info/hu.htm
http://www.nationalanthems.info/dk%5E.htm
http://www.treccani.it/enciclopedia/nazionalismo/
http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2014/05/14/97001-20140514FILWWW00001-lambert-wilson-les-paroles-de-la-marseillaise-sont-racistes-et-xenophobes.ph
http://www.marseillaise.org/english/francais.html
https://www.nouvelobs.com/societe/20140514.OBS7071/les-paroles-de-la-marseillaise-n-ont-absolument-rien-de-raciste.html

https://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/russia/1377685/Putin-revives-Soviet-national-anthem.html
https://www.theguardian.com/world/2018/feb/01/o-canada-national-anthem-gender-neutral

L’immagine di copertina è ripresa da https://www.dailymotion.com/video/x69ni8y

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