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L’inno nazionale tra storia e artificiosità

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inno nazionale
La nazionale di calcio francese canta "La Marsigliese"

Tra tutti i simboli che identificano un Paese, pochi sono riconoscibili quanto il suo inno nazionale. Che sia a una manifestazione sportiva o a un evento diplomatico, l’utilizzo di una specifica composizione musicale per rappresentare una collettività astratta è, ormai, entrato nella nostra vita al punto che ci viene immediatamente naturale identificare, ad esempio, il Regno Unito con “God save the Queen” o l’Italia con “Il canto degli italiani”. In questo articolo ci porremo, tuttavia, due domande molto interessanti: a che cosa è legata l’adozione di un particolare brano musicale come emblema di un’intera nazione? E, soprattutto, quanto c’è di artificioso in tale scelta?

Inno nazionale e identità nazionale

Per trattare dell’inno nazionale non possiamo evitare di parlare delle nazioni. L’utilizzo di componimenti musicali per simboleggiare entità socialmente costruite, infatti, rientra in quello che il ricercatore Michael Billig chiamerebbe “flagging”. Questo termine indica il modo in cui lo Stato “comunica” l’idea di nazione ai suoi cittadini attraverso segni tangibili. Uno di essi è, per l’appunto, l’inno nazionale. Il suo strettissimo collegamento con la nascita delle moderne nazioni è ben esemplificato dal fatto che la sua adozione molto raramente risale a prima dell’Età Contemporanea. Questa è, non a caso, l’epoca in cui il concetto di nazione si è sviluppato e ha preso piede.

Questo, sia chiaro, non vuol dire che tutti gli inni nazionali esistenti risalgano a dopo il Settecento. Le eccezioni sono varie, come ad esempio l’inno giapponese, in uso de facto dagli anni Ottanta dell’Ottocento, ma su testo del X secolo d.C. Similmente, quello dei Paesi Bassi , comparso per la prima volta nel 1626, è ispirato a una canzone del secolo precedente. Tuttavia, quel che qui interessa è che, a prescindere dall’antichità di un brano, è solo con la nascita del moderno nazionalismo che si sente il bisogno di dargli un crisma di ufficialità. Solo in quel momento, infatti, esso viene adottato come simbolo di un’intera collettività. Ciò è anche dovuto alla diffusione della società di massa. Questa, infatti, con le sue liturgie quali i grandi eventi sportivi, ha favorito di molto l’identificazione nazionale.

Origini dell’inno nazionale

Il legame strettissimo tra l’inno nazionale e la moderna nazione è reso anche evidente da un altro aspetto. Solitamente, quando un testo non è ripreso da un’epoca precedente, esso richiama gli eventi che hanno condotto alla nascita del suo Paese. Può trattarsi, ad esempio, di un brano scritto appositamente per sobillare un senso di riscatto nazionale contro un’invasione o una dominazione straniera. Pensiamo agli inni irlandese, polacco, turco. È possibile, però, anche che l’inno invochi la formazione di una realtà che ancora non esiste, come quello tedesco. Qualora, invece, lo Stato cui appartiene il brano non abbia vissuto un momento costitutivo traumatico, esso è, spesso, una semplice celebrazione. Ne sono esempi “Du gamla, du fria” (Svezia), “Ja, vi elsker dette landet” (Norvegia) e il “Salmo svizzero”.

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Aula scolastica in Turchia con, a destra, il testo della “İstiklâl Marşı”

Quale che sia la sua origine, comunque, oggi è molto raro che l’inno nazionale non abbia uno status privilegiato. Talvolta la sua ufficialità è perfino sancita dalle Costituzioni, come nel caso francese, o comunque da una legge dello Stato, come per quello italiano. È molto comune, inoltre, che la sua importanza sia difesa da norme penali che ne proibiscono, proprio come per la bandiera, il vilipendio. Insomma, l’inno nazionale è spesso visto, in quella liturgia para-religiosa tipica delle moderne nazioni, come un simbolo sacro, al punto tale che in alcuni casi la sua invadenza sfocia in eccessi. Un esempio? L’inno dell’India, “Jana Gana Mana”, dal 2016 al 2018 (non, quindi, in un’arcaica epoca di nazionalismo) doveva risuonare, per legge, in tutti i cinema prima della proiezione di un film.

Artificiosità dell’inno nazionale

Come tutti i simboli di entità socialmente costruite come le nazioni, anche l’inno va spesso incontro a problemi dovuti alla sua artificiosità. Il più tipico tra questi è il multilinguismo. Come rappresentare una comunità dove non tutti parlano lo stesso idioma? Vi sono, allora, numerosi casi in cui esistono più varianti di un inno. Esempi sono la Svizzera, il Belgio o il Canada (ma dove allora sorge il problema di quale sia la versione da usare in occasioni ufficiali). Altre volte, invece, si cerca di… tagliare la testa al toro con soluzioni creative. In questa categoria rientra “N’kosi Sikelel’ iAfrika”, che usa ben cinque delle undici lingue ufficiali del suo Paese, il Sudafrica.

inno nazionale
Come inno più… horror al mondo è solitamente citata la “Marcia dell’Esercito” vietnamita, il cui testo parla di “bandiera rossa del sangue della vittoria” e di “sentiero verso la gloria lastricato dai corpi dei nostri nemici”

L’artificiosità dell’inno nazionale emerge, infine, anche considerando altri due aspetti. Il primo è, spesso, l’assoluta incongruenza tra il genere del componimento e la tradizione musicale del Paese che dovrebbe rappresentare. Tutti gli Stati del mondo, infatti, fanno riferimento a pochissimi tipi di brano, come la marcia o la fanfara. Il secondo problema è che, scritti in un’epoca di fervente nazionalismo, spesso i testi degli inni suonano, oggi, anacronistici o comunque inadatti. Valga per tutti “La Marseillaise”, il cui invito a irrorare i campi francesi di “sangue impuro” nemico ha spesso suscitato critiche, finanche da un Presidente della Repubblica come Giscard d’Estaing.

In conclusione, ciò che bisogna ricordare quando si parla di inno nazionale è il suo essere, proprio come la nazione di cui è espressione, una convenzione sociale. Tale aspetto può non creare alcun problema oppure condurre, come nei casi che abbiamo citato, a un’affettazione percepita come forzata.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Painter, Jeffrey, Geografia politica, ed.SAGE Publications, 2009, it.UTET, 2011.

Billig, Banal Nationalism, ed.SAGE Publications, 1995, in Painter, Jeffrey, op.cit.

Sitografia

http://www.nihonjapangiappone.com/pages/societa/inno.php

https://www.thejournal.ie/readme/national-anthem-gerry-smyth-623608-Oct2012

https://www.thetimes.co.uk/article/cannes-star-denounces-racist-marseillaise-at-festival-opening-tsqpc6792rn

https://www.valdressamband.org/valdres/music.htm

https://www.latribune.fr/economie/france/la-marseillaise-un-hymne-a-l-histoire-tourmentee-524332.html

https://www.bbc.com/news/world-asia-india-42618830

http://www.assemblee-nationale.fr/connaissance/constitution.asp

Fonti media

https://scroll.in/field/882226/fifa-world-cup-football-teams-who-sing-their-national-anthems-with-passion-likely-to-perform-better

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Atat%C3%BCrk_schoolroom_wall.jpg

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