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Il Taoismo e la sua influenza sulla mentalità cinese

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Taoismo

Il Taoismo è una corrente di pensiero sviluppatasi in Cina tra il V ed il IV secolo a.C.

A differenza del Confucianesimo, adottato come dottrina di stato, il Taoismo ha rappresentato per millenni la religiosità delle comunità locali. Ancora oggi il Taoismo contribuisce a modellare la mentalità cinese.

L’articolo si propone di analizzare filosoficamente il Taoismo e la sua influenza sulla mentalità cinese.

Un profilo storico del Taoismo

Le origini del Taoismo (V-VI secolo a.C.) sono oscure, trattandosi di una tradizione iniziatica di cui non è pervenuto quasi nulla.

I due testi più famosi sono il Daodejing (III-II secolo a.C.), da noi conosciuto come Libro del Tao, e lo Zhuangzi (IV-II secolo a.C.). Ad essi si accompagna una gran quantità di commentari redatti a partire dall’epoca Han (206 a.C. – 220 d.C.) che nel V secolo d.C. trovarono una formalizzazione nel primo Canone taoista, il Daozang.

Le prime strutture liturgiche taoiste di cui abbiamo notizia, risalgono al 142 d.C., al movimento dei Tianshidao. È legittimo pensare che simili strutture esistessero ben prima e che la loro ufficializzazione sia stata dovuta allo sgretolarsi dell’ordine burocratico degli Han.

È infatti in quel periodo che il Taoismo prende piede come dottrina imperiale e formalizza i suoi aspetti teorici che prima erano mischiati a pratiche di cura del corpo (il Tai Chi Chuan è una forma di attività fisica strettamente collegata al Taoismo), sciamaniche e divinatorie.

La tradizione divinatoria e il Taoismo

Il Taoismo si fonda sull’idea che sia possibile cogliere la verità soltanto nell’intuizione dell’identità tra relativo e assoluto. Questa idea è comune a tutta la tradizione filosofica orientale che affonda le sue radici nelle molto più antiche pratiche divinatorie.

Differentemente dalla rappresentazione romanzata che i moderni ne hanno, la divinazione era anticamente orientata verso oggetti molto pratici. In Cina si interrogavano i fangshi, esperti di astrologia, geomanzia e indovini, in materie agricole o di guerra.

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Delle monete utilizzate per consultare il libro divinatorio Yijing.

Alla base della sapienza divinatoria, sta l’idea che il mondo sia essenzialmente mutamento. Le forze che lo compongono si scontrano o si mescolano, ma rimangono sempre equivalenti tra loro. Lo scopo della divinazione è quello di osservare queste forze e compiere la scelta giusta a seconda della loro configurazione momentanea.

Il Taoismo ha sviluppato questa idea a modo suo con i termini YinYang. Questi due aspetti antitetici sono le qualità secondo cui il mondo viene classificato dal Taoismo. Qualunque mutamento sarà una manifestazione di questi due principi interdipendenti. È palese la differenza con la filosofia occidentale, basata su opposizioni in cui il termine negativo dipende dal positivo, ma non viceversa.

All’interno della dinamica dei due opposti fondamentali, il Taoismo aggiunge l’alternarsi delle Cinque Fasi. Sono gli elementi della natura – Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua – che di volta in volta prevalgono l’uno sull’altro. Le Cinque Fasi e Yin-Yang concorrono a spiegare fenomeni naturali quanto umani, integrandoli.

Il soggetto cinese e la libertà di scelta.

Secondo Jullien, il soggetto europeo si interfaccia col mondo come osservatore dubbioso, la cui unica certezza è il proprio io. È l’ego cartesiano, la cui costruzione dipende dal dubitare dell’esistenza del mondo. Quest’ultimo ridotto a conseguenza dell’esistenza soggettuale.

Nel pensiero cinese è invece già inesatto parlare di un ego. A riguardo, Jullien nota che la nozione di paesaggio è resa in cinese con due termini: shan-shui, terra e acqua, e feng-jing.

“Facendo questo, la lingua-pensiero cinese nomina sempre una correlazione di fattori che interagiscono e si costituiscono in polarità. Il “soggetto” non è assente, ma vi si trova immerso; è immediatamente coinvolto dal campo tensionale che s’instaura”.

Da quest’ultimo non può, dunque, staccarsi.

La libertà del soggetto cinese appare limitata dalla situazione in cui si trova, ma allo stesso tempo sono i fattori di questa stessa limitazione ad offrirgli delle coordinate tra cui scegliere. Se il libero arbitrio non fosse contemplato, il problema della scelta e dell’errore nella scienza divinatoria non sarebbe mai stato posto.

Duyvendak, nell’Introduzione al Daodejing, scrive:

“Era considerato come un assioma il fatto che l’uomo e il mondo formassero un’unità indissolubile e si influenzassero”.

Il rapporto mondo-soggetto nel Taoismo: Wu Wei.

Il Taoismo individua il rapporto tra mondo e uomo come un tentativo di armonizzazione da parte del secondo col primo. La saggezza non è conoscere il mondo, ma saperci vivere dentro.
Il Taoismo suggerisce il Wu Wei, non-agire. Questo atteggiamento, per l’infelice traduzione che ne fanno le lingue occidentali, può apparire come una completa passività. Al contrario, il termine indica uno stato di tensione per non ostacolare lo svolgersi del Tao.

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Un paesaggio cinese ad opera di Xia Gui.

Il Wu Wei, è un’eredità della sapienza divinatoria. Il soggetto, tutt’altro che passivo, calibra la sua azione in base alle forze in atto nel momento presente,  in maniera che queste, una volta sviluppatesi, gli siano favorevoli.

Giovanni Marco Ferone

 

Bibliografia

Francois Jullien, Essere o vivere, Feltrinelli Editore, Milano, 2016.

Anne Cheng, Storia del pensiero cinese, Einaudi, Torino, 2000.

Tao Te Ching, a cura di J.J.L. Duyvendak, Adelphi, Milano, 1973.

Daodejing, a cura di Attilio Andreini, Einaudi, Torino, 2018.

Zhuangzi, a cura di Liou Kia-Hway, Adelphi, Milano, 2016.

I-Ching, Il libro dei mutamenti, a cura di Richard Whilhelm, Adelphi, Milano, 2012.

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