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Fedeli d’Amore: i ragionamenti critici di Valli e Rossetti

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Valli e Rossetti dimostrano come nella poesia dei Fedeli d’Amore ci fossero parole che avevano costantemente un significato apparente ed uno profondo.

fedeli d'amoreGabriele Rossetti, a lungo vituperato e deriso dalla critica ufficiale, ritenne che la poesia d’amore del Medioevo fosse costruita in un gergo convenzionale attraverso il quale, sotto l’apparente materia amorosa, si esprimevano idee di natura mistica e religiosa o politica. È possibile riconoscere tale artificio poetico in una schiera d’iniziati, che sotto il nome di Fedeli d’Amore, sfuggivano all’Inquisizione. Ma chi erano effettivamente questi Fedeli d’Amore? Si può veramente parlare di diverse donne nella loro poesia? E poi, è qualcuna di queste donne effettivamente persona viva?

Donna, rosa e Sapienza Santa

Per decenni e decenni nella poesia italiana la donna non ha altro nome che Rosa, come si chiama per convenzione la donna dei poeti siciliani nonché nome del mistico fiore della Persia. È conoscenza comune che genere di persone fossero le donne reali (anche gentili) del Medioevo, e possiamo comprendere perfettamente che l’animo di un poeta ne potesse esaltare la bellezza e la leggiadria, ma che fossero dei veri e propri vasi di sapienza o dottrina sembra inverosimile. Quando Dante scrisse la canzone Donne che avete intelletto d’amore fu abbastanza furbo da non esplicitare che la sua Beatrice aveva l’abitudine di abitare presso «la fontana d’insegnamento», da sempre simbolo della tradizione iniziatica, attraverso la quale si trasmetteva la Sapienza Santa. fedeli d'amore

Le donne di questi Fedeli d’Amore, qualunque nome esse portino: o sono indicate con il termine Rosa, o portano il nome di Beatrice o Giovanna o Lagia, in realtà sono tutte un’unica donna, come sottolinea Luigi Valli, o meglio, un’unica idea: la Sapienza Santa, che già il libro Salomonico della Sapienza aveva cantato sotto la figura di una donna che si identificava con la mistica sposa del Cantico dei Cantici.

Altro strano aspetto in questi Fedeli d’Amore è che, a differenza degli innamorati, hanno come confidenti e intermediari numerose e indefinite “donne” alla quali si rivolgono. Sono le famose donne che hanno intelletto d’amore, personaggi che sembrano rappresentare sempre più delle ancelle di “Madonna”. Già il Rossetti vide in “donna” una parola per dire adepti, considerando ciò diventa chiaro che esse sono persone elettissime e nello stesso tempo umilissime verso la Sapienza Santa. Queste donne sono sedute, come dice Dino Compagni, intorno a Madonna per sette gradi, come sono divisi e ordinati gli adepti di quasi tutte le antiche società segrete.

Origine del movimento

fedeli d'amorePer quanto riguarda l’origine del movimento,  l’ipotesi di Luigi Valli è quella secondo cui dalla Persia nasce sia la corrente manichea, che finisce nel movimento Albigese (legato alla poesia trobadorica), sia il movimento mistico dei Sufi che influenzò i Templari.

Il movimento manicheo è strettamente legato a idee di origine gnostica: se consideriamo la poesia d’amore del Dolce Stil Novo e soprattutto quella di Cavalcanti, come una poesia che esalta la Sapienza Santa come dottrina di verità ed esalta l’idea che la beatitudine sia puramente contemplativa, richiamiamo il carattere fondamentale dello gnosticismo, che consisteva appunto nel concepire il messaggio cristiano e la stessa redenzione di Cristo come rivelazione. Lo gnosticismo tende a considerare il riscatto umano come effetto di una nuova conoscenza acquisita, e a concentrare nella conoscenza la forza della salvezza. Questa conoscenza, lo gnosticismo, la considera trasmessa per mezzo di un’iniziazione più o meno segreta.

Significato apparente e significato profondo

Il Rossetti afferma che in queste poesie, alcune parole hanno un significato convenzionale, ragion per cui il vero senso è completamente diverso da quello che appare ad un lettore ingenuo. Attraverso un metodo matematico: riesaminando in grande massa queste poesie, nelle quali appaiono parole sospette, e sostituendo al loro significato aperto quello segreto, Luigi Valli dimostra come nella poesia dei Fedeli d’Amore e soprattutto in quella di Dante e dei suoi più immediati predecessori, ci fossero una trentina di parole (il Rossetti ne aveva già individuate alcune) che hanno costantemente, oltre al significato apparente e relativo alla materia amorosa, anche un significato profondo, molto simile ad un gergo appartenente ad un vero e proprio gruppo di iniziati.

Amore, madonna, morte, vita, donne, folle, freddo, noia, natura, pietra, rosa, fiore, fonte, furono proprio queste parole, che i poeti con esasperante monotonia riportano nelle loro poesie, ad avere un doppio significato. Così facendo, le poesie più oscure scritte da questo gruppo di amici che dichiaravano d’intendersi soltanto tra loro, lette secondo il gergo, acquistano una chiarezza, una coerenza e una profondità inaspettata; rivelandoci una vita intensa e profonda dedicata ad una mistica idea nella quale, secondo il Valli, è espressa la vera essenza della rivelazione cattolica e la lotta per essa contro la corruzione ecclesiastica, indicata convenzionalmente con «la Morte» o «la Pietra», dipinta come occultatrice di quella Sapienza Santa che i Fedeli d’Amore perseguono velata dietro la figura della donna.

fedeli d'amoreLa maggior parte delle poesie del Dolce Stil Novo trattano d’amore, ed è possibile considerarle con intento epistolare, dirette cioè  a membri dei Fedeli D’Amore.

Lo stesso Dante nella Vita Nova si tradisce, sottolineando come un suo pensiero  non sarebbe compreso se non «a chi fosse in simile grado fedele d’amore».  Esempi come questo sono spesso riportati in molte altre poesie di autori come: Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Cecco d’Ascoli, Francesco da Barberino, uomini cioè che avevano importanti ruoli nel campo della vita politica, filosofica e religiosa del loro tempo, e che dunque non mescolavano la loro attività politica e religiosa con il loro amore solo come mero passatempo.

Questi poeti ci avvertono sempre, e con gran cura che la loro poesia è più profonda di quello che potrebbe sembrare ad un lettore ingenuo. Come sottolinea Luigi Valli, quando nella Vita Nova Dante, a proposito della personificazione che ha fatto di Amore, parla della «ragione» per la quale i poeti usano le immagini, dice che questa poesia deve avere un «verace intendimento», e deride coloro a cui questo «verace intendimento» manca.

Adepti e gerarchia dei Fedeli D’Amore

Considerando la distinzione scolastica, riportata del Perez, tra materia e forma, in questo caso parlare di materia amorosa non significa necessariamente parlare d’amore: l’amore è la materia grezza della poesia, l’anima profonda riporta invece ad altri significati. Dante, inoltre, continua pericolosamente a svelarsi: interrompendosi in un certo punto durante la spiegazione di una canzone, afferma «io già temo di avere a troppi comunicato il significato di questa canzone».

fedeli d'amoreSecondo l’interpretazione del Valli, moltissime di queste poesie rivelano come questi poeti siano legati tra loro da una forma di solidarietà e gerarchia. Ciò presuppone che qualcuno avesse autorità sugli altri, e questo qualcuno è stato evidentemente, per un periodo, Guido Cavalcanti.

Questi poeti settari s’interessano troppo all’amore dei compagni verso la propria donna, alla sua sincerità e alla sua fedeltà verso l’amata, per essere semplicemente poeti d’amore: in un sonetto, Guido Cavalcanti incarica Dante di indagare se Lapo Gianni sia veramente innamorato, o se finga.  Riguardo al sonetto di Cavalcanti, Luigi Valli commenta così: «Se il capo riconosciuto di un’organizzazione segreta dovesse incarnare un adepto di vigilare e di riferire sulla fedeltà e sulla sincerità di un altro adepto non userebbe parole diverse da queste».

Guido, così interessato all’amore degli altri suoi colleghi, è stato invece definito dalla critica positiva un semplice intermediario. Lo stesso Guido a cui scrivono poeti da qualunque parte d’Italia, raccontandogli di diversissime donne. Lo stesso Guido che inizia Dante alla setta, colui a cui Dante, non a caso, dedica la Vita Nova.

Trobar Clus e Trobar Leu

Ci sono altre testimonianze a favore della tesi del Valli, per esempio: ad esclusione di chi fosse appartenente alla setta, i poeti esigevano discrezione, lo stesso Dante considera malvagio il domandare di estranei sul suo amore. fedeli d'amoreInoltre esiste una particolar comunanza nei Fedeli d’Amore, che non riguarda solo l’amore per una donna inafferrabile, ma anche idee politiche e tendenze religiose. Questi poeti sono, infatti, quasi tutti ghibellini o simpatizzanti.

L’uso di scrivere d’amore in rima passa da Federico II imperatore ghibellino, a Bologna sotto la guida del ghibellino Guinizzelli, per arrivare a Firenze dove un gruppo di poeti passano alla parte Bianca diventando ghibellini. Valli ci fa notare, inoltre, come un fenomeno affine avvenne presso i trovatori di Provenza, tra cui: quelli che erano favorevoli al papa utilizzavano una maniera semplice e chiara di poetare, mentre erano sospettati di eresia coloro che utilizzavano un Trobar Clus.

Tutto questo non può essere semplicemente un caso, come non può essere un caso che la poesia d’amore si ricolleghi a tradizioni come quella del Roman de la Rose tradotto nel Fiore da questo misterioso Messer Durante, non può essere un caso che la poesia mistica trovi, successivamente, largo spazio tra due autori – odiatori della Chiesa corrotta – come Boccaccio e Petrarca.

Suania Acampa

FONTI:

Luigi Valli, Il Linguaggio Segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore.

Dante Alighieri, Vita Nova.

Francesco Perez, Beatrice Svelata. Preparazione all’intelligenza di tutte le opere di Dante.

Gabriele Rossetti, La Beatrice di Dante. Ragionamenti Critici.

Fedeli d’Amore in Enciclopedia Dantesca.

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