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La mendicante di Locarno tra Kleist e Rousseau

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La mendicante di Locarno è una celebre novella di Kleist. Attraverso la sua analisi, scopriamo quali sono i legami con il filosofo francese Rousseau.

Per qualsiasi studioso oppure semplice appassionato di letteratura tedesca è sempre molto difficile comprendere un autore tanto eccezionale ed insolito come Heinrich von Kleist. La modernità dei suoi scritti e la complessità del suo pensiero, uniti all’isolamento dalla vita letteraria e all’incapacità dei suoi contemporanei (tra i quali Goethe) di comprendere un’opera tanto in anticipo sui tempi comporteranno il fallimento di uno dei più talentuosi artisti tedeschi.

La novella di Kleist: “eine unerhörte Begebenheit”

Di fronte agli eroi kleistiani il viandante di Goethe è un prudente sperimentatore del numinoso e Faust un metodico architetto della propria anima. (Ladislao Mittner, critico letterario italiano)

Prima di addentrarci alla scoperta di una delle più celebri novelle di Kleist, ossia La mendicante di Locarno, è necessario individuare il periodo storico durante il quale lo scrittore tedesco si ritrova a comporre i suoi testi. Dopo un lungo periodo all’estero (in Francia ed in Svizzera) a causa di problemi di salute e il presentarsi dei primi squilibri psichici, Heinrich von Kleist ritorna a Berlino e nella capitale tedesca decide di consacrare tutta la sua esistenza all’attività giornalistica e letteraria, fondando la rivista Die Berliner Abendblätter. A Berlino Kleist, oltre a dedicarsi ai suoi drammi più famosi come La brocca rotta e Pentesilea, pubblicherà sul suo quotidiano (che, purtroppo, avrà vita breve per via della censura) le sue celebri novelle: La Mendicante di Locarno, La Marchesa di O…, Terremoto in Cile, ed altre.


Ciò che differenzia le novelle di Kleist dalle altre che, all’inizio dell’ Ottocento, si stanno oramai diffondendo su riviste e quotidiani, consiste nell’analisi sopraffina che l’autore offre al lettore della società e della realtà in cui quest’ultimo vive. Non si tratta semplicemente della narrazione di un fatto sorprendente (“eine unerhörte Begebenheit”, come disse Goethe): le novelle kleistiane descrivono la società urbana nella sua rapida (dis)evoluzione e ciascun testo si configura come la cronaca non soltanto di un incidente, ma anche di un processo psicologico che ha inizio da un comportamento immorale.

La mendicante di Locarno, uno sguardo illuminista

Rappresentazione satirica dell'Ancien Régime
Rappresentazione satirica dell’Ancien Régime

Nella novella La mendicante di Locarno sono due i temi affrontati dallo scrittore tedesco: in primo luogo, la fine della signoria feudale e dell’ancien régime. Infatti, nell’incipit del racconto, leggiamo:

Ai piedi delle Alpi, presso Locarno, in Alta Italia, sorgeva un vecchio castello, appartenente a un marchese, che ancora oggi, venendo dal San Gottardo, si vede, ridotto in macerie e in rovina (…).

L’azione, dunque, si svolge in un mondo irreale e antico, dove regnano personaggi superstiziosi e dai comportamenti immorali. È proprio quest’ultima caratteristica, secondo grande tema della novella, a scatenare il senso di colpa che si manifesta attraverso l’elemento (solo uditivo) del fantastico. Quest’ultimo è legato alla cattiveria del marchese nei confronti della povera mendicante. Infatti, il nobile protagonista:

(…) di ritorno dalla caccia, entrò distrattamente nella stanza, dove soleva deporre la sua carabina, ordinò irritato alla donna di alzarsi dall’angolo in cui era distesa, e di mettersi dietro la stufa. La donna (…) attraversò di sbieco la stanza, come le era stato prescritto, ma dietro la stufa, fra gemiti e sospiri, si lasciò cadere e spirò.

Il filosofo francese Rousseau, al cui pensiero Kleist si rifà più volte. La mendicante di Locarno
Il filosofo francese Rousseau, al cui pensiero Kleist si rifà più volte.

Il comportamento immorale del marchese è diverso da quello della moglie, tendente alla compassione (in tedesco Mitleid).  È evidente l’influenza del filosofo francese Rousseau. Infatti, egli definisce la compassione come il sentimento proprio dell’uomo di naturale ripugnanza al veder soffrire qualsiasi creatura, impulso che la civiltà moderna ha perso. Per questo motivo, sia Rousseau che Kleist erano convinti che la società a loro contemporanea dovesse sparire. La colpa del marchese nel racconto di Kleist sta appunto nella sua mancanza di compassione.

Una storia che scorre veloce

Il leitmotiv di questo testo è la velocità data non soltanto dai verbi, ma anche dal rapido cambio di soggetti, rendendo così alla perfezione la confusione e la concitazione della storia narrata. Tutto ciò si riflette anche nello stile, molto vicino a quello giornalistico ma al tempo stesso nuovo, inedito. All’interno del racconto c’è un vero e proprio movimento verticale dall’alto verso il basso e un salto temporale tra passato e presente. Qual è lo scopo di tutto ciò? Kleist vuole ripercorrere all’interno del testo l’incidente provocato dal comportamento immorale del marchese che conduce alla morte della povera mendicante.

Pia C. Lombardi

Note

Immagine in evidenza: Giovanni Segantini, Le madri cattive, 1898

Bibliografia

Heinrich von Kleist, I racconti, Introduzione di Giuliano Baioni. Traduzione di Andrea Casalegno.

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