Liside: Platone, amore e amicizia

Il Liside è un dialogo di Platone diverso dagli altri, in quanto abbiamo Socrate che racconta in prima persona l’intera vicenda al lettore. Qui l’anziano filosofo di Atene conversa con alcuni giovani riguardo a temi quali l’amore, l’amicizia e l’educazione. In questo articolo analizziamo tale dialogo e inquadriamo la sua posizione tra le opere di Platone.

Posizione del Liside nel corpus platonico

Liside
Ricostruzione del volto di Socrate sulla base delle sue statue di marmo. Fonte: Wikimedia Commons.

Innanzitutto, va detto che in passato vari studiosi hanno messo in dubbio la paternità di questo dialogo. Cioè, essi credevano che fosse uno dei dialoghi spuri, quei dialoghi che forse non sono stati scritti da Platone ma da qualche discepolo della scuola. Invece, oggi la tendenza è non avere dubbi, e anzi consideriamo Il Liside come uno dei dialoghi giovanili di Platone. Cioè, un testo che il filosofo scrive tra i primi dialoghi, come Il Carmide, che gli è prossimo in quanto a stile, e poi Il Fedro e Il Simposio, le cui tematiche sono intrecciate e di cui Il Liside anticipa alcuni aspetti.

Il filosofo neoplatonico Trasillo, che stila un elenco dei dialoghi platonici, lo pone come ventesimo. Ma ciò stupisce poco, dato che l’ordine di Trasillo non rispetta la data di composizione dei vari testi. Invece, in certi casi, riscontriamo un tentativo di raggruppamento tematico. Infatti, egli suddivide i dialoghi in insiemi da quattro e Il Liside appartiene alla quinta tetralogia. In effetti, gli altri dialoghi di questo gruppo sono Il Teage, Il Carmide e Il Lachete. Sia nel Liside sia nel Carmide, Socrate ha un confronto diretto con dei giovani. Poi, nel Teage e nel Lachete affronta come tema la corretta educazione per un giovane. Insomma, il filo rosso di questa tetralogia sembra il rapporto educativo coi giovani. Anche se, d’altra parte, questo è un nodo presente anche in altri dialoghi platonici.

Chi è Liside?

Dunque, Liside è proprio un giovane di Atene. Infatti, come molti testi platonici, anche questo prende il nome da uno dei personaggi presenti nel dialogo. Ma non è il solo interlocutore di Socrate nella scena descritta. In effetti, Platone descrive un folto gruppo di ragazzi, e di alcuni fornisce il nome, come Ippotale, Ctesippo e Menesseno, e altri no. Tuttavia, negli altri dialoghi di solito i personaggi, sia quelli contemporanei a Socrate e che discutono con lui, come Ippia, Lachete, Parmenide, sia quelli mitici o storici come Ipparco e Minosse, sono famosi. Invece, nel caso del Liside, sia il personaggio che dà il nome al dialogo sia gli altri giovani nominati sono a noi pressoché sconosciuti.

In effetti, ipotizza Giovanni Reale, questa potrebbe essere una scelta consapevole dell’autore. Cioè Platone, per parlare dell’amicizia e dell’amore, questa volta preferisce porre dei giovani che hanno “freschezza nel vivere” tali sentimenti piuttosto che fare riferimento a personaggi celebri.

Comunque, segnaliamo che due di questi personaggi compaiono in altri due dialoghi platonici. Il primo è Menesseno, il quale dà anche il nome al dialogo in cui compare come unico interlocutore di Socrate. Invece il secondo è Ctesippo, che, come Menesseno, è presente nel Fedone. Cioè, entrambi fanno parte del gruppo che resta vicino a Socrate quando beve la cicuta e muore.

La circostanza descritta nel Liside

Innanzitutto, come anticipato, il dialogo presenta una particolarità. Cioè, è un racconto in prima persona di Socrate. In effetti, questo non è un caso isolato, dato che ritroviamo la stessa modalità narrativa nel Carmide. Tuttavia, qui abbiamo addirittura l’ammissione da parte di Socrate di alcuni suoi sentimenti che sarebbero ignoti se il dialogo non fosse scritto in questo modo. Insomma, Platone qui descrive una sfaccettatura umana di Socrate, che qui non si limita ad essere il sapiente che guida gli interlocutori lungo la ricerca della verità.

Comunque, la circostanza del dialogo è un giorno di festa della città di Atene dedicato ad Ermes, patrono di ginnasi e palestre. Perciò, la scena ha luogo in una palestra di recente costruzione. In effetti, Socrate esce dall’Accademia e va verso il Liceo. Tuttavia, lo fermano Ippotale e gli altri giovani sulla strada esterna alle mura e lo convincono nel cambio di destinazione, dato che un amico di Socrate, Micco, terrà un discorso nella palestra. Però Socrate afferma di voler conoscere chi tra i giovani lì presenti è considerato bello. Ma Ippotale arrossisce senza rispondere, e gli altri giovani lo scherniscono. Infatti, Ctesippo afferma che Ippotale fa “fino alla nausea” il nome di Liside. Ma Socrate afferma di non conoscerlo. Anche se, quando i giovani gli dicono che è figlio di Democrate, capisce che è un nobile.

Inoltre, gli altri giovani informano Socrate dei poemi che Ippotale compone per Liside e Socrate a quel punto ride, in quanto il ragazzo compone encomi a se stesso senza aver ancora “ottenuto la vittoria”. Infatti, come spiega a uno stupito Ippotale, versi del genere non si scrivono davvero per l’amato, ma per se stessi.

Socrate dà consigli a Ctesippo e incontra Liside

Così, Socrate spiega ad Ippotale che l’esperto in amore compone solo dopo la conquista dell’amato, dato che teme l’esito della sua caccia. Inoltre, i bei ragazzi, quando si sanno oggetto di desiderio, diventano presuntuosi. Dunque, Ippotale ringrazia Socrate per i consigli e Socrate afferma che gliene darà altri se potrà conoscere Liside. Poi, il gruppo raggiunge la palestra e come previsto da Ippotale, incontrano Menesseno, Liside e altri giovani, al che Ippotale prova timidezza e si nasconde.

Così, Socrate inizia il dialogo coi due giovani. Ma il pedagogo di Liside li richiama per allontanarli da lì. Perciò, Socrate chiede a Liside se i genitori vogliono il meglio per lui. Dato che Liside risponde di sì gli chiede se l’impossibilità di fare ciò che si vuole è qualcosa che deriva dall’amore. Alla risposta negativa di lui gli chiede se il padre gli lascia guidare il loro carro. Anche stavolta Liside dice di no, dato che hanno un cocchiere. Poi Socrate chiede se il cocchiere e il pedagogo sono degli schiavi. Così, dato che la risposta è sì, afferma che è una vita infelice quella di chi è sempre soggetto a degli schiavi.

Però Liside ribatte di non avere ancora l’età per poter decidere delle sue azioni. Tuttavia, Socrate scommette che almeno in un’occasione i suoi genitori non badano alla sua età, quando vogliono farsi leggere o scrivere qualcosa da lui. Così, alla domanda sul perché i genitori fanno così, il giovane afferma che gli lasciano fare ciò in cui è competente. Dunque, afferma Socrate, più il ragazzo crescerà competente più avrà libertà e governo dal padre e da tutta la città e così Liside diverrà un politico. Ma finché egli ha un maestro, qualcuno che gli insegna qualcosa, non è sapiente e non ha tale condizione.

L’amicizia

Poi, siccome Menesseno fa ritorno, Socrate decide di porgli qualche domanda. Così gli chiede, se una persona ne ama un’altra chi dei due diventa amico dell’altro, l’amante dell’amato o l’amato dell’amante, o se non vi è differenza. Tuttavia, dato che Menesseno afferma che non c’è differenza, Socrate nota che l’amato finisce spesso per odiare l’amante quando il primo ritiene di non essere ricambiato dal secondo. Dunque, se non c’è amore reciproco, non c’è punto amicizia. Quindi, chi sono gli amici, se svincolano a questa categoria tanto gli amanti tanto quelli che non si amano?

Ma dato che Menesseno è confuso, Socrate torna a parlare con Liside e afferma che secondo un detto il simile è amico del simile. Cioè, il simile è amico in quanto ne trae un vantaggio, è utile al simile. Ma che vantaggio può trarre un simile da un suo simile, se già gli somiglia, cioè possiede le stesse cose? Insomma, i buoni non possono essere ad esempio amici di altri buoni. Ma l’amicizia non è neanche tra contrari. Infatti, come può il buono essere amico del cattivo, il giusto dell’ingiusto? Perciò, afferma Socrate, se esistono tre generi, cioè il buono, il cattivo, e ciò che non è buono o cattivo, allora l’amicizia esiste solo tra i membri di quest’ultimo genere. Perciò, amanti della sapienza sono coloro che non sono buoni o cattivi.

Tuttavia, tale ragionamento reca in sé un’altra conclusione. Cioè, quando viene meno il male, cade anche la ragione dell’amicizia. Così come il paziente è amico del medico fintanto che ha un malessere, ognuno cerca qualcosa al di fuori di sé per il superamento di un male. Perciò, il bene, se non esiste il male, non è più buono e neanche cattivo.

Conclusione del Liside e chiarimenti sul dialogo

Liside
Dipinto di Pier Francesco Mola: Socrate insegna ai giovani la conoscenza di sé. Fonte: Getarchive.net.

A questo punto Socrate si zittisce, per lasciar parlare i giovani. Ma questi sono ormai richiamati a gran voce dai pedagoghi perché tornino a casa e non possono parlare oltre. Così, Socrate constata che, nonostante le loro riflessioni, non sono riusciti a scoprire la definizione di amicizia.

Onde facilitare la lettura del testo platonico, dedichiamo questo paragrafo ad alcuni chiarimenti. Innanzitutto, come appena visto, il dialogo sembra concludersi con l’inutilità del dialogo stesso, in quanto non si arriva alla definizione di amicizia. Invece, se consideriamo che gli interlocutori di Socrate sono tutti giovani, Platone lancia un messaggio preciso. Cioè, per la conoscenza dell’amicizia è necessaria una certa esperienza della vita, che chi è giovane non può possedere, proprio come la sapienza. Perciò il dialogo affronta entrambi questi argomenti.

Inoltre, va notato come Socrate, quando afferma che l’amicizia non appartiene a chi è buono ma neanche a chi è cattivo, non afferma che non appartiene a nessuno. Infatti, egli pone un terzo gruppo, quello di chi non appartiene ai primi due. Insomma, l’amicizia sembra prerogativa di chi possiede un certo equilibrio, e l’equilibrio è proprio di chi è sapiente. Perciò, si diventa amici solo diventando sapienti. O perlomeno, qualsiasi forma di amicizia che non ha origine nella sapienza è un tipo di amicizia che Platone reputa di minor valore. Da questo punto di vista, l’amicizia platonica sembra vicina a quella teorizzata da Pitagora, che deriva dalla virtù. Ma le virtù si sviluppano con l’età, ecco perché il dialogo non può che finire con la questione lasciata aperta, coi pedagoghi che portano via i giovani, i quali con l’età potranno riflettere meglio su questi temi.

Luigi D’Anto’

Bibliografia

Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Bompiani 2000.

Sitografia

Lettura del Liside sul canale youtube di Valter Zanardi: https://www.youtube.com/watch?v=uy5IvIIyBy4.

Approfondimento sul concetto di amicizia platonica sul sito Colombaria Oggi.

Nota: l’immagine di copertina è ripresa da Wikipedia.org