Eutifrone: il dialogo di Platone sulla santità

Eutifrone è il dialogo di Platone che riflette sul rapporto tra uomo e divino e ciò che definiamo santo. Nel dialogo, Socrate riflette su queste tematiche poco prima di comparire al cospetto del tribunale che poi ne sentenzia la morte. Nell’articolo illustriamo questo testo platonico ricco di spunti di riflessione.

Posizione dell’Eutifrone nel corpus platonico

Se pensiamo ai dialoghi di Platone, forse la nostra memoria ci rimanda a testi quali L’Apologia di Socrate, Il Simposio e La Repubblica. Tuttavia, l’opera del filosofo ateniese vanta un elenco ben più numeroso e poco noto. In effetti, comprendiamo meglio la sua vastità se analizziamo l’ordine che già nell’antichità contraddistingue gli scritti del filosofo.

Eutifrone
Ricostruzione del volto di Socrate sulla base delle sue statue di marmo. Fonte: Wikimedia Commons.

Innanzitutto, gli scritti attribuiti a Platone sono 36. In effetti Trasillo, un filosofo platonico vissuto sotto l’imperatore romano Tiberio, li divide in nove gruppi da quattro che per questo definiamo tetralogie. Dunque, in alcuni casi i raggruppamenti di Trasillo hanno coerenza. Infatti, i testi presentano legami contenutistici all’interno di una medesima tetralogia. Invece, in altri casi, il rapporto tra i dialoghi è meno evidente. D’altra parte, gli scritti platonici hanno un denominatore comune, cioè la presenza di Socrate nelle vicende narrate. Tuttavia, siccome ogni dialogo è ricco di riflessioni sviluppate all’interno del dialogo stesso, i nessi individuati da Trasillo non sono percorsi di lettura obbligati. Cioè, è possibile la lettura singola di ogni dialogo.

Comunque, il filo rosso della prima tetralogia è forse uno dei più forti. Infatti, in essa ripercorriamo quelle che sono le ultime settimane della vita di Socrate. L’Apologia è di certo il dialogo più famoso tra i quattro, a cui fa seguito Il Critone e poi Il Fedone. Tuttavia, completa la tetralogia un dialogo ulteriore, L’Eutifrone.

Chi è Eutifrone?

Dunque, come molti dialoghi socratici, anche questo riporta come titolo un nome proprio di persona, che indica uno dei personaggi protagonisti. Un altro titolo utilizzato per indicare il dialogo è Sulla Santità, poiché l’argomento intorno cui ruota tutto il suo contenuto è la definizione di ciò che è santo.

In questo dialogo troviamo solo due personaggi, cioè Eutifrone e Socrate. In effetti, a differenza di altri testi platonici in cui troviamo una maggior coralità, l’intera scena è un momento di confronto tra il vecchio filosofo e il suo interlocutore. Così, a differenza di dialoghi in cui assistiamo al confronto tra più posizioni, troviamo qui un ragionamento più metodico. Ma ciò non ha come conseguenza una conclusione più facile. Invece, il dialogo resta come sospeso nel finale, come analizziamo più avanti.

Ma chi è Eutifrone? Si tratta di un sacerdote “minore” che Socrate conosce bene. In effetti, un Eutifrone compare anche in un altro dialogo platonico, Il Cratilo. Ma è difficile dire se si tratta della stessa persona. Comunque, il fatto che Eutifrone è un sacerdote ha la sua rilevanza. Infatti, l’argomento del dialogo ruota intorno a ciò che è santo e sacro per gli dei e per gli uomini. Insomma, sembra sia l’interlocutore giusto per questa tematica. Invece, come dimostra la chiacchierata con Socrate, Eutifrone trova parecchia difficoltà nell’analisi di tale argomento. Pochi dubbi che l’effetto che Platone desidera ottenere con tale dialogo è proprio questo: egli mostra che anche chi ha una grande vicinanza con la sfera del sacro ne ignora i principi.

La circostanza descritta nell’Eutifrone

L’ambientazione del dialogo è il portico del tribunale dei processi che riguardano le questioni religiose. Socrate è lì perché, come racconta a Eutifrone, uno sconosciuto di nome Meleto muove accusa contro di lui per empietà e corruzione dei giovani. In effetti, questa è l’accusa per la quale Socrate è in tribunale nell’Apologia. Cioè, egli è accusato della creazione di nuove divinità e della non credenza nelle vecchie. Invece, Eutifrone è lì perché è lui l’accusatore. Così, con stupore di Socrate, racconta che egli porta un’accusa contro il suo stesso padre.

Infatti, afferma Eutifrone, il padre ha causato la morte di un suo dipendente. Quest’uomo ha ucciso uno schiavo e il padre, come punizione, lo lega e lo getta in una fossa. Poi, egli dimentica questa storia e in questo modo il dipendente muore per fame e freddo. Così, Eutifrone considera l’atto del padre un omicidio e, in quanto tale, un’azione sacrilega odiata dagli dei. Infatti, il sacerdote afferma di conoscere cosa piace o meno alle divinità.

Così, su questa affermazione, inizia la riflessione di Socrate, il quale riflette su quanto Eutifrone conosce davvero la definizione di santo e quali sono le azioni gradite agli dei. In effetti, Socrate esprime la volontà di riflettere sulla faccenda con Eutifrone per comprendere meglio anche l’accusa che gli muove Meleto e ricevere da Eutifrone argomentazioni valide per difendersi. Ma, come vediamo tra poco, è un altro l’esito del dialogo.

Cosa è santo?

Innanzitutto, Eutifrone risponde che santo è ciò che egli fa con la sua accusa al padre, cioè a chi compie sacrilegio. Così, porta un mito a suo favore. Cioè, quando Zeus incatena il padre Crono perché quest’ultimo mangia i figli ed evira il padre Urano. Tuttavia, Socrate replica che questa non è la risposta alla sua domanda, in quanto è un esempio, mentre lui chiede la definizione di santo. Dunque, Eutifrone dice che santo è ciò che è caro agli dei. Ma anche qui Socrate ribatte. Infatti, se è vero che gli dei litigano tra loro perché hanno diversi punti di vista, ciò che è caro agli dei è diverso per ogni dio.

Così, Eutifrone dice che tutti gli dei reputano empia l’uccisione contro giustizia. Dunque, Socrate è d’accordo che gli dei puniscono l’ingiusto, ma ritiene che essi sono in disaccordo su chi è l’ingiusto e forse anche l’azione di Eutifrone appare ingiusta. Così, il sacerdote afferma che santo è ciò che tutti gli dei amano. Ma Socrate lo interrompe e pone un quesito. Cioè, se una cosa è santa perché è amata dagli dei o se è amata dagli dei perché è santa. Dunque, Eutifrone ammette che amato è ciò che è santo e non che è santo ciò che è amato.

Infine, i due giungono a un’ulteriore definizione. Cioè, santo è una parte del giusto. Infatti, tutto ciò che è santo è giusto. Ma non tutto ciò che è giusto è santo. In effetti, Socrate chiarisce di più questo punto con un paragone. Cioè, afferma che dove c’è paura non c’è in modo necessario vergogna. Infatti, molti temono le malattie senza che ciò arreca loro vergogna. Invece, laddove c’è vergogna c’è anche paura, quella della reputazione di malvagità. Quindi, il rapporto tra giusto e santo è il medesimo.

La cura per gli dei e per gli uomini

Ma quale porzione di ciò che è giusto è anche santo? Dunque, Eutifrone distingue due sezioni della sfera del giusto, la cura per gli uomini e la cura per gli dei. Così, quest’ultima corrisponde a ciò che è santo. Quindi, Socrate tenta una definizione di cura. Infatti, afferma, la cura per gli dei è diversa da quella per gli uomini ed è ciò che definiamo “santità” e “pietà”.  Ma in cosa consistono queste azioni? Infatti, se la cura per gli dei equivale a quella che il medico ha per uomini o animali, gli dei ne hanno giovamento. Ma questo è impossibile data la natura della divinità. Dunque, precisa Eutifrone, la cura per gli dei ricorda più la cura che i servi hanno nei confronti dei padroni.

Così, Socrate chiede al sacerdote quali sono i giovamenti di questa cura. Infatti, se l’uomo la compie è evidente che ne riceve qualcosa di buono in cambio. Dunque, dato che gli uomini pregano gli dei e gli offrono sacrifici per ricevere qualcosa in cambio, come afferma Eutifrone, è chiaro per Socrate che la cura degli dei è simile al commercio. Infatti, vi è alla lettera uno scambio di beni tra uomini e divinità. Ma su questo punto Eutifrone fa un passo indietro. Infatti, più che un commercio, ritiene queste azioni delle opere gradite agli dei. Cioè, il sacerdote dubita che gli dei traggono vantaggi dagli uomini ed è più vicino alla vecchia idea del rapporto servo-padrone. Così, Socrate dice che bisogna fare tutto il ragionamento da capo e chiedersi di nuovo che cosa è il santo.

Ma a questo punto del dialogo Eutifrone dice che ha fretta e va via. Così, lascia Socrate senza una conclusione.

Ironia socratica

Eutifrone
Cratere attico che mostra alcuni sacerdoti mentre compiono un sacrificio. Fonte immagine: Wikipedia.org

Il dialogo platonico presenta la classica ironia che contraddistingue il personaggio di Socrate. Infatti, ciò è evidente soprattutto nella conclusione. Socrate a più riprese afferma che può senza dubbio ricevere da Eutifrone le risposte che cerca e sprona il sacerdote a non desistere dalla ricerca della verità. Eppure, Eutifrone abbandona il campo e priva Socrate, come egli afferma in chiusura, della possibilità di vivere meglio.

Ma c’è anche un fondo di amarezza per chi conosce l’Apologia. Infatti, Socrate afferma anche che trovare la verità su questo punto può risolvere anche l’accusa che riceve da Meleto di cui accenna a inizio dialogo. Dato che questi eventi avvengono prima dell’Apologia, Socrate non è stato ancora condannato a morte. Insomma, chi legge ha quasi il sospetto che se la discussione fosse proseguita Socrate avrebbe davvero avuto una possibilità in tribunale. Così, il lettore che conosce la sentenza non può che riflettere anche sull’ineluttabilità di questi eventi.

Eutifrone, Socrate e Dedalo

Socrate accenna più volte alla figura di Dedalo. In particolare, afferma che Eutifrone è simile al costruttore del mitico labirinto di Creta, in quanto con le sue parole crea un labirinto che si trasforma in continuazione. Tuttavia, poco prima Socrate chiama Dedalo come suo progenitore. Ma ciò non stupisce in quanto nell’Alcibiade leggiamo che Socrate e suo padre praticano come lavoro quello dello scultore. Dunque, quando il filosofo definisce Dedalo suo progenitore intende a livello simbolico, in quanto anche il personaggio mitico è uno scultore.

Insomma, risulta evidente che quando Socrate paragona Eutifrone a Dedalo lo canzona. Ma di questo Eutifrone sembra cosciente, infatti rimbecca Socrate che è lui quello che somiglia a Dedalo, in quanto realizza delle statue viventi che si muovono sempre, i suoi ragionamenti.

Il dilemma di Eutifrone

Il dialogo dà il nome a quello che oggi è definito il “dilemma di Eutifrone“. Cioè, la domanda che Socrate pone a Eutifrone “Il santo è caro agli dei perché è santo, o è santo perché è caro agli dei?” Insomma, questa è una riflessione sui rapporti di causa ed effetto che riguardano ciò che è santo. In effetti, questo dilemma attraversa la storia del pensiero teologico e dà origine a diversi filoni interpretativi nel pensiero occidentale.

Luigi D’Anto’

Bibliografia

Platone, Tutti gli scritti, a cura di G. Reale, Bompiani 2000.

R. Celada Ballanti, Il dilemma di Eutifrone. L’uomo, Dio, la morale, Morcelliana 2022.

Sitografia

Lettura dell’Eutifrone sul canale youtube di Valter Zanardi: https://www.youtube.com/watch?v=psCCdBan7Ko

Nota: l’immagine di copertina è da Wikipedia.org.