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Il giaguaro nella cultura centro-sud americana

Il giaguaro (nome scientifico Panthera onca) è un mammifero carnivoro che appartiene al gruppo dei felini e vive nell’America centro-meridionale, dove riveste un ruolo importante nella simbologia. Tale tema è l’argomento di questo articolo e la trattazione segue ad una breve presentazione biologica di questo animale.

Il giaguaro assume differenti denominazioni tra le le popolazioni dell’America centro-meridionale. Ad esempio in America Latina per parlare di questo animale si preferisce usare il termine “pantera”, mentre in lingua portoghese talvolta lo si designa con il termine “onça pintada” invece che di “jaguar” (che, sia in spagnolo che in portoghese, significa “giaguaro”).

Sia la sua forma che il suo ruolo ecologico sono simili a quelli della tigre asiatica, tali  da poterlo considerare un analogo americano. Per tale ragione un altro termine spesso utilizzato per il giaguaro è quello di “tigre americana”.

Il vocabolo “pantera” può designare animali diversi a seconda delle parti del mondo. Ad esempio in Nord America di solito designa il puma, altrove in genere indica il leopardo. In particolare il termine “pantera nera” può essere riferito indistintamente per gli esemplari  con il manto scuro, caratteristico di alcune specie di felini tra cui i giaguari, i leopardi ed i puma.

Chi è il giaguaro?

Il giaguaro è il più grosso mammifero carnivoro della famiglia dei Felidi tra quelli esclusivamente americani e il terzo più grande al mondo (dopo il leone e la tigre). Nello specifico vive tra il Messico e la Patagonia, anche se qualche raro esemplare abita anche nel Sud degli Stati Uniti.

Questi animali vivono soprattutto nelle foreste, nei boschi fitti, nelle zone cespugliose vicino ai fiumi. Possono occupare anche zone più aride, in spazi aperti, e montuose. Solitamente trovano rifugio nelle grotte. È un animale solitario tranne nella stagione degli amori.

La vita media di un giaguaro in natura oscilla tra i 12 e i 15 anni, mentre in cattività può arrivare a 23-25 anni di età. L’unico nemico del giaguaro è l’uomo ed attualmente è un animale a minaccia di estinzione. Questo a causa del bracconaggio e della riduzione degli spazi in cui può abitare dovuti ad esempio al disboscamento ed all’inquinamento.

Il giaguaro viene spesso confuso con altri felini. Uno di questi è il leopardo, che però vive soltanto in Africa ed in Asia. Questo presenta una corporatura fisica più piccola, snella e leggera, il suo manto giallo presenta macchie completamente nere più piccole e fitte di quelle del giaguaro. Rispetto a quest’ultimo è – forse in virtù della sua corporatura più longilinea – più abile nell’arrampicarsi, nel correre e nel nuotare.

Altro esempio è il ghepardo, che vive in Africa ed in Asia e ha una struttura molto esile. Presenta zampe lunghe ed affusolate, un muso più corto e compatto rispetto al giaguaro, due linee nere ai lati del naso e un manto giallo con macchie completamente nere. È un mediocre nuotatore ed è incapace di arrampicarsi; in compenso però è straordinario nella corsa ed infatti è l’animale terrestre più veloce al mondo.

Caratteristiche del giaguaro

L’aspetto di quest’animale è caratterizzato da una corporatura massiccia, muscolosa e compatta, sui cui spicca una grande testa. Rispetto al resto del corpo la coda è invece piuttosto corta. Le zampe sono abbastanza tozze ma molto robuste e potenti armate con artigli retrattili. Ha udito, vista e olfatto eccellenti. Si mimetizza facilmente nel suo ambiente, grazie alla pelliccia maculata.

Giaguaro
Foto di un giaguaro. Fonte Wikipedia.

Nella maggior parte degli esemplari il mantello si presenta giallo ocra con delle macchie ampie, scure ed a forma di rosette. Generalmente ogni macchia ha la parte più esterna nera, mentre l’interno è rossastro e con un’ulteriore macchietta nera. Esistono però anche dei giaguari neri a causa del melanismo, una mutazione genetica a carattere ereditario.

Giaguaro
Foto di un giaguaro nero. Fonte Wikipedia

Il mantello di questi esemplari è scuro e le tipiche macchie si distinguono a malapena. Esistono anche dei giaguari bianchi, albini o leucistici.

Dopo il periodo di accoppiamento, che non conosce stagionalità, la femmina alleva i cuccioli da sola. Ogni cucciolata può essere al massimo di quattro piccoli. Questi alla nascita sono ciechi ed indifesi e per i primi tempi rimangono nella tana senza mai uscire. Il loro manto è completamente ricoperto di macchie. I cuccioli restano con la madre all’incirca fino ai due anni di età.

Abitudini del giaguaro

Il giaguaro è un mammifero carnivoro dall’alimentazione variata, si ciba ad esempio di animali come cervi, bradipi, roditori, scimmie, uccelli, tapiri, armadilli, capibara, aguti, pecari. Inoltre si nutre di animali che popolano ambienti acquatici come pesci, alligatori (soprattutto caimani), tartarughe ed anaconde. Infatti non è un felino che ha paura dell’acqua, anzi è un buon nuotatore.

Il giaguaro preferisce cacciare la notte per sfruttare il buio contro le sue prede. Ciò nonostante può essere attivo anche durante il giorno. La strategia di caccia del giaguaro consiste nel seguire in modo furtivo la sua preda per poi sferrare l’attacco finale, rapido e ravvicinato. Spesso l’attacco avviene di spalle. Pare che il nome di questo animale derivi dalla parola india yaguar” che significa “colui che uccide con un balzo”.

Di solito il giaguaro morde le sue vittime alla testa affondando i suoi canini nel cranio e provocando così una morte immediata. Questo animale mangia la carne delle sue prede strappandola ed ingoiandola senza masticare. Il suo morso è molto potente  ed è con esso che questo felino uccide le sue prede, soprattutto quelle grandi. Per brevi distanze questo animale riesce a correre velocemente ma non ha una grande resistenza.

Questo animale è un abile arrampicatore e può passare diverse ore della giornata sugli alberi. Grazie alla sua struttura fisica robusta riesce a trascinare i cadaveri delle sue prede anche sugli alberi.

Il giaguaro per i Maya, gli Inca e gli Aztechi

Il giaguaro rivestì un ruolo importante nella cultura di tutte le civiltà precolombiane. Ad esempio gli Inca lo rappresentavano insieme a dei frutti perché lo ritenevano un’entità positiva e portatrice di cibo. I Maya e gli Aztechi attribuivano al giaguaro poteri magici, ritenendolo un abile cacciatore, in grado di uccidere anche gli esseri umani. Questi popoli lo consideravano un’entità divina, abitante del mondo sotterraneo.

Associavano il giaguaro alle guerre e alle catastrofi. D’altro canto lo ritenevano anche in grado di aiutare i defunti ad attraversare il mondo sotterraneo in modo tale che potessero completare il viaggio verso la reincarnazione.

Giaguaro
Illustrazione della divinità azteca Tepeyollotl. Fonte Wikipedia.

Per entrare in contatto con il Regno dei Morti i sacerdoti Giaguaro dei Maya utilizzavano i fiori bianchi delle ninfee  come droghe allucinogene. In alcune raffigurazioni infatti il dio Giaguaro dei Maya aveva infatti una ninfea sul capo.

In particolare, nella mitologia azteca, Tepeyollotl era la divinità dei giaguari, dei terremoti e degli echi. Veniva infatti spesso raffigurato come un giaguaro che saltava verso il sole. È possibile che fosse uno degli aspetti di un’altra divinità azteca, ad esempio della terribile divinità dei morti, Mictlantecúhtli.

Uno dei due gruppi di guerrieri scelti dell’esercito azteco erano i “guerrieri giaguaro” (l’altro gruppo erano i “guerrieri aquila”). Questi indossavano un’armatura e un elmo che ricordavano il manto del felino. Il guerriero giaguaro doveva assimilarsi all’anima di questo animale e diventare come lui: astuto, determinato, preciso, tranquillo, forte ed agile.

Giaguaro
Illustrazione di un guerriero giaguaro dell’esercito azteco. Fonte Wikipedia.

Il dio Giaguaro per i Maya

Nella mitologia dei Maya il dio Giaguaro era un essere demoniaco portatore di catastrofi, guerre ed intrighi. La sua immagine compariva spesso nelle ceramiche anche se poco nei testi scritti. Per questa ragione le informazioni sul suo nome non sono chiare. Schellhas, uno degli studiosi ed esperti nella decifrazione dei codici, lo chiamò “dio L”.

Nella mitologia Maya il dio Giaguaro era originariamente a capo degli dei, prima che all’universo venisse imposto un nuovo ordine. Nelle rappresentazioni dell’epoca classica dei Maya – ovvero dal III al X secolo d. C. – questa divinità aveva l’aspetto di una persona non più giovane che portava delle vesti come un vecchissimo padrone del Regno degli Inferi Xibalbá.

Secondo la loro mitologia, infatti, un giorno le divinità degli Inferi persero una sfida e perciò dovettero rinunciare alla supremazia e consentire agli dei luminosi del cielo di riordinare il cosmo. Secondo la credenza dei Maya, durante la notte l’oscuro Regno degli Inferi Xibalbá si trovava al di sopra del mondo degli uomini mentre il Regno Celeste degli dei luminosi sprofondava sottoterra. Il contrario di ciò che avveniva durante il giorno.

ll dio Giaguaro era a capo del consiglio divino e lo rimase fino a quando l’universo assunse un nuovo ordine. In una delle illustrazioni di quel periodo il dio, sotto questa forma, appare nel suo palazzo sotterraneo maestosamente seduto su una pelle di giaguaro.

Il suo aspetto richiama quello del felino. Sulla sua testa porta un copricapo recante l’uccello divino Muan, un barbagianni. Tale forma di Muan era quella negativa perché in collegamento con gli Inferi. Tuttavia, questo uccello divino poteva anche assumere una forma aquilina, dalla connotazione positiva.

Il dio Giaguaro e le tavole di Venere dei Maya

Il dio Giaguaro era una delle cinque divinità lanciatrici di spade che le tavole di Venere elencavano. Qui veniva raffigurato con un aspetto da guerriero, armato di lancia e di scudo, come tutte le divinità sotterranee.

I Maya consideravano il pianeta Venere una stella, lo osservavano con attenzione appuntandone le rivoluzioni in tavole molto precise e lo collegavano ai racconti mitologici. Lo scopo di questi calcoli era quello di determinare il momento in cui Venere, al termine di otto giorni di invisibilità, riappariva ad est come stella del mattino. Nello specifico, nel manoscritto dal nome Codex Dresdensis (Codice di Dresda), un reperto Maya, vi è un ampio spazio dedicato al calcolo dell’apparizione della stella mattutina e vespertina. Cinque anni di Venere, per un totale di 2920 giorni, corrispondono ad otto anni solari. Come la maggior parte dei popoli mesoamericani precolombiani, ne temevano la prima apparizione, ritenendola foriera di sventura.

Durante questo arco di tempo l’astro compare cinque volte come stella mattutina. Alle apparizioni venivano associate di diverse divinità. In particolare le tavole di Venere sono cinque ed in esso compaiono venti divinità, suddivise in gruppi di cinque per ogni punto cardinale ma alcune di queste risultano di difficile identificazione.

La divinità Lahun Chan

La divinità Lahun Chan, il cui nome significa “Dieci-Cielo”, è il dio della stella del mattino, ovvero la divinità venerea dei Maya. La prima apparizione dopo otto giorni di invisibilità portava sventura.

Nelle raffigurazioni spesso la divinità scaglia una spada contro diversi animali e divinità. A tal proposito è esemplificativa l’illustrazione in cui Lahun Chan trafigge con la sua spada il Chac Balam, il Giaguaro Rosso.

Gli Aztechi ripresero nella loro mitologia molte di queste divinità veneree, spesso però con nomi differenti rispetto alle denominazioni dei Maya. Questi due popoli risiedettero nella stessa area mesoamericana e si influenzarono vicendevolmente.

I sacerdoti Giaguaro dei Maya

I sacerdoti del dio Giaguaro o sacerdoti Giaguaro per mettersi in contatto con il mondo sotterraneo usavano sostanze inebrianti, talvolta allucinogene. Ad esempio adoperavano la ninfea bianca (Nymphea ampla) – che utilizzavano anche per il dio della pioggia Chac ed il mostro Ninfea-Croce-Kan. Ritenevano che questo fiore fosse, l’anello di congiunzione tra le oscure acque primordiali e la terra giovane e luminosa. Invocavano il suo potere curativo con formule magiche e serviva per guarire le eruzioni cutanee.

Era inoltre usanza aggiungere l’estratto ricavato dai petali di ninfea con quello di balché per intensificare gli effetti allucinogeni. I sacerdoti Giaguaro assumevano questa bevanda cerimoniale per raggiungere il massimo grado estatico.

I Maya trattavano le radici dell’albero di balché (Lonchocarpus violaceus) con il miele per ottenere un vino fortemente inebriante. La bevanda era consumata da tutti i partecipanti al rito, che bevevano abbondantemente fino ad ubriacarsi. I Maya ritenevano il succo purificante e curativo.

Per i sacerdoti Giaguaro un’altra via per entrare in contatto con il mondo sotterraneo era il tabacco. Questa pianta molto antica i Maya la usavano anche come farmaco. Infatti i curatori dell’epoca credevano che in associazione a formule magiche servisse per guarire dal mal di denti, dalla febbre, dai dolori di stomaco e da problemi cutanei. Per fumare i Maya adoperavano una pipa che spesso riempivano con diversi tipi di tabacco.

I sacerdoti Giaguaro mescolavano al tabacco del calcare per raggiungere uno stato di lucida ebbrezza. Fumare tabacco a scopo religioso non era ritenuto un vizio. I Maya collegavano l’atto del bruciare tabacco alle divinità distruttrici del mondo sotterraneo ed all’Ovest.

Altri significati divini del giaguaro per i Maya

I Maya attribuirono i numeri a determinate divinità. Il loro abbinamento era tuttavia variabile e non sempre fisso. Al vecchio e combattivo dio Giaguaro veniva generalmente accostato il numero sette.

Il ruolo delle divinità numerologiche era legato all’oroscopo, e consisteva nel rafforzare o mitigare le influenze giornaliere e mensili degli astri. Nella vita quotidiana questa tipologia di divinità non esercitava effetti particolari.

Chilam-Balam (o Giaguaro Veggente) aveva invece il compito di condurre i defunti attraverso le sfere dell’Aldilà. Secondo la mitologia dei Maya di solito giaceva sul pavimento di un’apposita stanza del tempio, nella più totale oscurità e solitudine.

Trascorreva la maggior parte del tempo in uno stato di profonda trance in cui fungeva da portavoce delle divinità e dei defunti – ragion per cui in molte iconografie ha la bocca aperta. Il Giaguaro Veggente era in grado di stabilire un collegamento mentale con i trapassati per condurli nell’Aldilà oppure per aiutarli a reincarnarsi.

Nella credenza Maya, il defunto prima di rinascere doveva superare alcuni stadi di purificazione. Tali fasi erano quattro:

  1. Subito dopo il trapasso il morto era ancora in collegamento con la terra;
  2. Il defunto trasfigurato accedeva al regno spirituale
  3. Il trapassato chiedeva di essere guidato dagli uomini del mondo dei vivi
  4. Infine il morto tendeva consapevolmente alla reincarnazione.

Il Chilam-Balam interveniva attivamente sul destino dei morti, essendo in grado di vederli e sentirli. Poteva infondere l’essenza e l’energia vitale ad un defunto non ancora reincarnato. Inoltre fungeva da mediatore mettendo in comunicazione il trapassato con il mondo dei vivi, da cui poteva ottenere aiuto nel percorso di purificazione verso la reincarnazione.

Il giaguaro per le popolazioni indigene centro-sud americane attuali

il giaguaro riveste un ruolo importante per le popolazioni indigene attualmente residenti nel centro-sud America. È l’animale più rappresentativo per lo sciamano ed è considerato una figura mistica e una guida per l’umanità.

Giaguaro
Foto di un giaguaro. Fonte Wikipedia.

Lo Spirito del Giaguaro insegna l’equilibrio ed il sano contenimento. Si ritiene che abbia capacità di viaggiare tra i mondi e nel tempo. Nei suoi viaggi avrebbe acquisito molteplici poteri e la saggezza di tenere segrete le sue conoscenze. Secondo la mitologia andina sarebbe  addirittura responsabile delle eclissi. Secondo una leggenda indigena ha donato il fuoco e l’arte venatoria all’umanità.

I poteri del Giaguaro forniscono versatilità e doti creative nelle persone. Lo Spirito Giaguaro induce a potenziare il proprio intuito, a seguire il proprio istinto con parsimonia. Inoltre invita alla solitudine, intesa come capacità di gestire da soli i propri talenti e che può condurre a diventare maestri per gli altri nelle proprie attitudini. Può anche aiutare a fare introspezione. Le sue doti da cacciatore notturno illuminano le scoperte individuali, anche involontari. Stimola sempre in ogni persona coraggio, agilità, spiritualità, eleganza e forza.

Alcune tribù indigene, prima di andare a caccia, invocano lo Spirito del Giaguaro emulandone l’aspetto esteriore. Si dipingono il corpo a macchie e inseriscono nelle proprie labbra delle stecchette ad imitazione delle vibrisse.

Il giaguaro e la luna

La gravidanza di Inomu

Nella mitologia dell’etnia indigena sudamericana dei Guraní il Giaguaro è una divinità che periodicamente mangia la sacra Yasi, la Luna, lasciando l’umanità nell’oscurità per un tempo interminabile. Ciò servirebbe a spiegare il fenomeno delle eclissi lunari.

Secondo la leggenda, molto tempo fa ci fu una meravigliosa festa in cui la gente ballava ed assaporava una bevanda sacra per ringraziare la divinità Nande Ru Tupa. Tra i presenti c’era una coppia con la figlia Inomu, che era giovane, bellissima e nubile. Ad un certo punto un arakua (una sorta di pavone selvatico) cominciò ad intonare una canzone nella quale affermava che Inomu era in lieta attesa.

Sconvolti dalla notizia i partecipanti alla festa interruppero le danze e cominciarono a spettegolare sulla giovane disonorata. I genitori di Inomu, pieni di vergogna, lasciarono la festa e cacciarono dal villaggio la figlia. La ragazza tentò inutilmente di dissuadere i genitori dalla loro decisione e così dovette abbandonare il luogo dove viveva da sempre.

Mentre si allontanava, iniziò a piangere disperata, sperando che qualcuno avesse pietà di lei. Allora una delle creature che portava in grembo le domandò la ragione per cui piangeva. Lei spiegò le sue motivazioni, così i bimbi cercarono di consolarla e le suggerirono di recarsi a casa del loro padre e le indicarono anche la strada per arrivarci. Le posero però la condizione di raccogliere quanti più fiori trovasse lungo la strada.

Ad un certo punto però si stancò di raccogliere fiori e iniziò a lamentarsi. Le creature si arrabbiarono e si rifiutarono di continuare a parlare con la madre. Così la giovane sbagliò strada ed arrivò nella tana di una famiglia di giaguari. Questi la divorarono subito, ma risparmiarono i piccoli gemelli che la vecchia giaguaro femmina allevò.

La vendetta dei gemelli

Una volta che i due bambini diventarono grandi decisero di vendicarsi uccidendo la famiglia di giaguari – tranne uno, a due teste, che riuscì a fuggire. L’animale si andò a nascondere sotto il mantello di un’anziana (detto “tinu”), Yasi, la Luna. Quando i due ragazzi giunsero da Yasi questa gli mentì, dicendo che lì non si nascondeva nessuno. Non appena i ragazzi si allontanarono, la Luna urlò che il giaguaro la stava divorando.

I ragazzi tornarono da lei ma si accorsero che li stava prendendo in giro. Lo scherzo si ripeté per tre volte. Alla fine, stanchi, i gemelli le dissero che a partire dalla volta successiva non sarebbero più tornati.

Questo racconto spiega l’eclissi lunare: quando la luna scompare è perché il giaguaro divora Yasi. Secondo la leggenda la macchia che si osserva sulla luna durante l’eclissi rappresenta la figura di questo giaguaro accovacciato sotto il mantello di Yasi mentre la divora. Ancora oggi tra gli Indios Guraní perdura l’usanza di urlare durante un’eclissi lunare, nel tentativo di spaventare il giaguaro, inducendolo a fuggire. Nello specifico i primogeniti del villaggio urlano a pieni polmoni ed il resto della popolazione produce dei rumori terribili.

Il giaguaro nella mitologia messicana

Nella maggior parte delle leggende centro-sud americane si narra che il giaguaro abbia donato il fuoco agli uomini. Non tutta la mitologia è però concorda. In una leggenda messicana si racconta infatti il contrario.

Secondo la suddetta tradizione, un tempo il giaguaro il mantello maculato, bensì di un giallo ocra uniforme. Inoltre a quell’epoca nessuno ancora adoperava il fuoco. Un giorno un esemplare di questo felino stava prendendo il sole. Il Sole colse allora l’occasione per parlare con il giaguaro allo scopo di donargli il fuoco, con la promessa però che lo condividesse con gli altri animali. Questi però, al contrario, decise di tenerlo soltanto per sé.

Ad un certo punto gli altri animali scoprirono il suo prezioso dono e chiesero di condividerlo. Il gufo fu il primo ad avanzare tale richiesta, ma il giaguaro non volle darglielo. In seguito tutti gli animali si accodarono all’insistenza del gufo, ma il giaguaro si rifiutò sempre. Allora intervenne la volpe, molto furba, che riuscì a rubare il fuoco. Il giaguaro, accortosi del furto, tentò di inseguirla ma non la raggiunse, perché inciampò e cadde su una pietra, macchiandosi il manto.

Fu così che alla fine tutti gli animali e successivamente anche gli uomini si godettero con gioia il fuoco. Il Giaguaro invece rimase solo, di cattivo umore e con le macchie sul suo manto giallo ocra.

Giulia Cesarini Argiroffo

Biografia

  • Heike, Owusu (2003), Simboli Maya, Inca e Aztechi, Vicenza, Il Punto d’Incontro edizioni.
  • Hans, Biedermann (1991), Enciclopedia dei Simboli, Milano, Garzanti Editore.

Sitografia

  • www.treccani.it
  • www.sapere.it
  • www.wikipedia.org
  • www.healingforthefamily.com
  • www.bibmondo.it
  • www.tuttolandia1.wordpress.com
  • www.gruppomacro.com
  • www.gongoff.com
  • www.biopills.net

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