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MC5: Storia, biografia, ideologia, foto della band anni ’70

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MC5
MC5

Detroit, anni ’60: gli MC5 hanno rivoluzionato il mondo musicale sfatando i miti sulla moralità mettendo al primo posto sesso, droga e rock n’ roll.
Il loro successo è dato soprattutto da testi rivoluzionari espliciti e sound grezzo ma potente.

Gli esordi degli MC5

Gli anni ’60 sono stati in tutto il mondo il sinonimo della parola: rivoluzione. Assieme ad altre band proto-punk come gli Stooges, gli MC5 cantano un sentimento di rabbia tenuto in gabbia per troppo tempo.
Nacquero nel 1964 ma con la nascita del movimento White Panthers, il 1/11/1968, divennero la voce della classe sociale operaia bianca e degli studenti della Mayne State University. I loro live furono definiti “orgasmi collettivi, ubriacature selvagge, valanghe di suono scaricate alla rinfusa sul pubblico, traboccanti di oscenità e slogan.”

La formazione e la scelta del nome


Cinque membri come la maggior parte delle band del tempo: Wayne Kramer, Michael Davis, Rob Tyber, Fred Smith e Dennis Thompson.
La band nacque con l’amicizia tra i due chitarristi: Wayne Kramer e Fred Smith che erano soliti ascoltare generi come il blues e l’R&B.
Tra i loro artisti preferiti degni nota possiamo trovare Chuck Berry e Dick Tale. Quindi, se analizzati nel contesto, musica veloce ma, allo stesso tempo, ribelle.

Inizialmente, Kramer formò i Bounty Hunters con Leo LeDuc alla batteria, Billy Vargo come chitarrista e Fred Smith al basso. Riuscirono ad avere un buon seguito, tanto da poter lasciare il loro normale lavoro e dedicarsi completamente al loro progetto musicale.

Kramer, profondamente convinto del suo lavoro da musicista, intuì che la band avesse bisogno di un manager e trovò questa figura in Rob Derminer che, anche se esteticamente non era lo stereotipo del frontman dell’epoca, decisero di puntare il tutto sui suoi punti forti: una forte voce baritonale, perfezionata per il suo amore verso il soul e per la sua presenza scenica.
Derminer decise sia di cambiare il suo nome in Rob Tyner, sia di cambiare il nome della band in MC5 – in onore delle loro radici detroitiane-.

Le ispirazioni musicali


Sia Smith che Kramer avevano un forte amore per il free jazz: tra i loro artisti preferiti ricordiamo: Archie Sheep, Sun Ra e John Coltrane.
E proprio a Sun Ra aprirono vari concerti nel midwest degli U.S.A.
Kramer, tecnicamente, si ispirava a Sonny Sharrock che, pur essendo free jazz, utilizzava una chitarra elettrica.

Assoli con notevole presenza di vibrato accompagnati da una pesante ritmica come si può notare nel brano Black to Comm.

Il tour del ’68

La carica dei loro brani fece sì che la band avesse un successo inaspettato con un seguito di almeno mille persone ogni live. Lo scrittore Robert Brixi affermò che: “il suono di MC5 era come “una forza catastrofica della natura che la band era a malapena in grado di controllare”.

Nell’estate del 1968, gli MC5 fecero un tour sulla costa orientale degli Stati Uniti aprendo band più famose ma, il grande successo che ebbero tra il pubblico, surclassarono queste ultime. Secondo Don McLeese durante un concerto dei Cream (superband formata dal leggendario chitarrista Eric Clapton), il pubblico chiese così tante volte il bis che il gruppo britannico “uscì sconfitto” senza potersi esibire.

La firma con l’Elektra Records

Questo tour portò gli MC5 sulla copertina della popolare rivista musicale Rolling Stone divinizzandoli come hanno fatto con pochi artisti. La loro musica è stata il punto di partenza per altre band come gli Stooges e i The Up diventando desiderabili per le major di quel tempo.

Danny Fields della major Elektra Records giunse a Detroit con l’unico scopo di ascoltare dal vivo gli MC5. Kramer consigliò a Fields di ascoltare gli Stooges finendo per offrire, nel settembre 1968, ad entrambe le band un contratto discografico.

Gli MC5 diventano la voce delle White Panthers

Analizzandoli nel loro complesso, chi erano e perché hanno rivestito un ruolo così importante nelle White Panthers? Erano l’esempio di bianchi oppressi disoccupati che si distraevano dai drammi della vita con alcol e droghe ma con la passione per la musica. La band fu rapita dai sermoni di John Sinclair e decisero di farne parte, divenendo i portavoce degli oppressi.

Sinclair trovò nella band la voce per diffondere ai giovani quello spirito di lotta verso un mondo più giusto e pulito. dalla corruzione e dal capitalismo.
Lo spirito di ribellione portò gli MC5 a farsi conoscere nella gran parte del Midwest e di accrescere il loro seguito. come il governo americano e l’ F.B.I che cercarono in tutti i modi di bloccare le loro lotte con posti di blocco, perquisizioni o arrestandoli per blande infrazioni.

Il primo album: Kick Out The Jams

Retro dell’album Kick Out The Jams

Il primo album degli MC5 è Kick Out the Jams. La peculiarità? Non essere stato registrato in studio, bensì tra il 30 e 31 ottobre 1968 al Grand Ballroom di Detroit. La voce graffiata e potente di Rob Tyner che vomitava tutta la rabbia e rancore che infondo apparteneva anche al pubblico contro una nazione che poco s’importava di quei “disadattati”.
Provate a chiudere gli occhi ed immaginatevi lì: un concerto condito con sermoni politici e ribelli, ogni intro capeggiata da un parole sottili ed affilate.

L’intro più famosa fu proferito al pubblico prima del brano Motor City is Burning con le seguenti parole: “Fratelli e sorelle, voglio dirvi una cosa! Sento un sacco di chiacchiere da un sacco di stronzi seduti su un sacco di soldi dicendomi che sono l’alta società. Ma voglio che tu sappia una cosa, se me lo chiedi: Questa è l’alta società! Questa è l’alta società!

Back in the U.S.A e High Time: i flop e la fine della band.

Gli MC5 pubblicarono altri due album: Back in the U.S.A. -secondo album ma primo in studio – nel 1970 e High Time nel 1972 che furono definiti un flop dopo l’avvento di altri generi come il Glam Rock e l’Hard Rock.
Insuccesso dettato da sbagliate scelte commerciali: il produttore John Landau dell’Atlantic Records, attaccato ad un rock ‘n roll più classico impose alla band di cambiare le tematiche dei loro brani ammorbidendosi e di utilizzare un sound anni ’50.

Il pubblico non vide ciò di buon occhio, soprattutto perché reduci dall’esplosione ribelle e violenta di Kick Out The Jams. Ma la buona sorte farà inserire questo album al 451° posto tra i migliori 500 album secondo la rivista Rolling Stones dandogli, dopo 33 anni, un riconoscimento.

High Time, invece, nasce in un periodo sbagliato: cerca di tornare alle sonorità di Kick Out The Jams ma il mondo musicale era stato monopolizzato dal funk, dallo psichedelico e dal glam. Un disco che non fu capito ai tempi ma possiamo notare, rispetto ai primi due lavori, una qualità superiore e più complesso nel suo insieme. Fu dichiarato un flop e la Atlantic Records scisse il contratto al quintetto mettendo un punto fermo alla loro carriera.

Gli MC5 correlati con il movimento punk

Gli MC5 hanno avuto un ruolo predominante per la nascita del punk rock assieme agli Stooges, Los Saicos e i Velvet Underground; questi ultimi, in particolare, utilizzarono potenti distorsioni e rumori bianchi mescolati con un’elementare tecnica musicale. Infatti il proto-punk, a differenza del punk rock, possiede quella vena blues/jazz che ha accompagnato quasi tutti i generi musicali.

Schierati nella far-left (sinistra), gli MC5 suonarono dapprima al pacifico Festival Life di Chicago nel 1968 per poi essere indirettamente i promotori di violenti scontri con le forze dell’ordine da parte di manifestanti, incitati alla rivoluzione dai loro testi.Un collegamento notabile con il punk rock è l’adrenalina sul palco, l’essere goliardici ma, allo stesso tempo, voler raggiungere un cambiamento facendone parte.

L’eredità musicale degli MC5

Grazie ai Los Saicos, MC5, Velvet Underground e Stooges nacquero band e musicisti con un sound “simile al punk” come i Television e Patti Smith che furono la miccia che fece esplodere la prima ondata di punk, in America, battezzata Punk ’77 avendo per massimi esponenti i Ramones.
Parallelamene alla corrente americana, il punk arrivò anche nel Regno Unito.

Degni di menzione sono i The Who, David Bowie e i 101’ers che lasciarono un’impronta indelebile per la nascita del punk rock anche più vicini a correnti come il glam rock, british invasion e progressive rock.

La corrente punk oltreoceano: I Sex Pistols

Il punk è diviso tra estetica ed ideologia: il classico punker con giacca di pelle, borchie e cresta nacque grazie a Malcom McLaren che aprì con la moglie un negozio chiamato SEX per la presenza di articoli sadomaso.
Ed è qui che nel 1975 McLaren decise di andare contro i canoni e il buoncostume del tempo formando una delle band più significative della scena punk rock: The Sex Pistols.

Introdussero, nei testi, tematiche di natura violenta e scabrosa per la società conservatrice dell’epoca con la voglia di rivendicare la loro appartenenza alla classe lavoratrice. I Sex Pistols, ispirati a loro volta dagli MC5, con il loro anarchismo e nichilismo diedero al mondo un immagine del punk avente per epicentro la provocazione.

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«Essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, uno che ha fatto del marciapiede il suo regno, un figlio maledetto di una patria giubilata dalla vergogna della Monarchia, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al suo caritatevole prossimo
(Johnny Rotten – cantante dei Sex Pistols)

Antonio Vollono

Sitografia

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