Home Musica del Novecento Storia del Rock Eric Clapton: luci e ombre di The Slowhand

Eric Clapton: luci e ombre di The Slowhand

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Negli anni ’60 le strade di Londra erano tappezzate della scritta “Eric Clapton is God”. Poi fu definito The Slowhand, per quel suo modo elegante, quasi lento, di suonare la chitarra. Tantissime le hit, tantissime le bottiglie di whisky svuotate, un figlio morto, la rivalità con Jimi Hendrix; Eric Clapton ha segnato la storia del blues e della musica.

Gli regalano la prima chitarra a tredici anni, ma Eric ha molte difficoltà nell’imparare a suonarla. Da subito appassionato di Blues, ascoltando i pezzi dei più grandi bluesman di sempre, pian piano riesce a imparare a suonare la chitarra con quello stile e finalmente decide di fondare i primi gruppi. Entra giovanissimo negli Yardbirds per poi passare con i Bluesbreakers, gruppo di un altro grandissimo, John Mayall, coi quali esordisce dal vivo il 6 aprile 1965 in un concerto a Londra. Nel 1966 incide Bluesbrakers with Eric Clapton, e il suo nome comincia a girare tra le strade inglesi. Di quegli anni ricordiamo la celebre scritta Clapton is God, a conferma di quanto The Slowhand si sia imposto immediatamente nel circuito blues britannico.

Poi la svolta: conosce Jack Bruce, pianista, compositore e bassista, con il quale fonda i Cream. Tutti ricordano i Cream come uno dei gruppi più importanti della storia del rock, gruppo che ha gettato le basi per la nascita dell‘hard rock e del blues rock. I Cream è un gruppo di virtuosi, e questa cosa consente a ognuno dei componenti della band di scatenarsi nella tecnica del proprio strumento. Hit come Sunshine of Your Love resteranno per sempre nella storia del blues rock con tantissime interpretazioni da parte di altri artisti. I Cream si sciolgono proprio all’apice del successo, alla fine degli anni ’60.

Eric Clapton
Eric Clapton con Jack Bruce, Ginger Baker

Eric Clapton e la crisi personale

Dopo lo scioglimento dei Cream e moltissime collaborazioni, Eric Clapton entra in una vera e propria spirale autodistruttiva. Fiumi di alcool, ipoteche sulle costosissime chitarre con gli spacciatori di eroina e pochissima musica; è questa la situazione di The God in quegli anni. Situazione dalla quale non riesce a riprendersi. Tanti gli amici che cercheranno di aiutarlo, di riportarlo in pista. Ci riescono Pete Townshend e Steve Winwood, che organizzano un concerto per riportarlo sul palco. Nasce così, quasi fosse un benefit, l’albumEric Clapton’s Rainbow Concert”, accolto tiepidamente dalla critica dell’epoca. Ma in ogni caso Eric Clapton è tornato e l’album 461 Ocean Boulevard del 1974 ne è la prova. La cover di I Shoot The Sheriff, brano storico di Bob Marley, lo riporterà al successo internazionale.

Nel 1976 esce Dylan e The Band: l’abbinamento funziona e lui torna ad essere la stella che era. Da qui in poi la strada di Eric Clapton è scorrevole e veloce, anche se costellata dei soliti alti e bassi. Tanto per citare qualcosa: “Backless” del 1978, “Another Ticket” del 1981, “Behind the sun” del 1985 vengono stroncati dalla critica. Ma quello stile elegante, fatto da blues-rock e ballads d’altri tempi, non delude mai nessuno. Ed Eric Clapton torna prepotentemente alla ribalta.

La nuova veste di Clapton, la tragedia e il nuovo successo

Eric Clapton si lascia coccolare dal successo dirompente degli anni ’80 e diventa, a sorpresa di tutti, un uomo-copertina. Flirt vari, bella vita, party esclusivi, pare che The Slowhand stia diventando una star a tutti gli effetti. Ma Eric Clapton sconta la sua pena più grande il 20 Marzo 1991, quando il figlio di 4 anni, nato dalla relazione con la showgirl italiana Lory Del Santo, cade dal 53° piano di un grattacielo di New York, per colpa di una delle finestre lasciate aperte dalla domestica. Tante le canzoni dedicate da Clapton alla prematura scomparsa del figlio, ma tra tutte come non ricordare Tears in Heaven? Ballata struggente, entrata a pieno diritto nella Storia della musica. L’occasione per mostrare tutto il suo dolore al mondo avviene il 16 gennaio 1992, dove Clapton registra Unplugged, negli studi di MTV. L’album riscuote un clamoroso successo e quasi tutti i brani più famosi della sua carriera ritrovano una luce abbagliante. Tra tutte ricordiamo la splendida Old Love, la reinterpretazione di Lyla, la stressa Tears in Heaven o My Father’s Eyes. Ed ecco che Eric Clapton ritorna al successo mondiale, per l’ennesima volta.

Eric Clapton, Unplugged
La copertina di Unplugged di Eric Clapton

Eric Clapton oggi

Negli anni ’90 altri grandi album, alcuni dei quali scritti con J. J. Cale, altro monumento blues, autore di Cocaine o Call me The Breeze, altri con geni del blues come B. B. King. Manolenta oggi si gode il suo patrimonio miliardario, e ancor di più il suo nome, il nome di chi ha fatto la storia e lo sa. Il nome di chi ne ha passate tante ma si è ripreso alla grande, riuscendo sempre a ritornare nel cuore della gente.

Oggi Eric Clapton ha 70 anni, e ce lo immaginiamo con un bicchiere di whisky in mano, seduto in una comodissima poltrona in una delle sue bellissime tenute, ad ascoltare Robert Johnson, compiacendosi con sé stesso per aver regalato a tutti noi una delle pagine più belle della storia del blues e del rock.

Raffaele Cars

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