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Diario di un pazzo: la critica cannibalistica di Lu Xun

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Original caption: 11/30/1944-China: Standing on a raised platform, Mao Tse-Tung, leader of China's Communists, addresses some of his followers. In the north of China, he and his Communist armies control some 80 million people and thousands of square miles of territory, in defiance of the Kuomintang Government. November 30, 1944 China Fonte: https://socialistworker.co.uk/art/48976/1949+++Mao+%26+the+Chinese+revolution

In questo articolo viene presentata una delle opere più importanti di Lu Xun. Considerato uno degli scrittori cinesi più influenti, mostra sempre un punto di vista critico e alternativo per il lettore. Diario di un pazzo è il titolo del primo articolo che l’autore pubblica nel 1918 sulla rivista “Gioventù nuova“. Attraverso gli articoli, gli intellettuali dell’epoca facevano circolare pensieri e idee che, in breve tempo, portarono alla nascita del Movimento del 4 Maggio.

Già alla fine del XIX secolo, in seguito alle guerre dell’oppio e al conflitto sino-giapponese, la Cina è indebolita. Gli intellettuali sentono la necessità di promuovere un rafforzamento del paese. L’obiettivo è quello di importare modelli culturali occidentali, per poter avviare una modernizzazione politica e istituzionale, ma anche volta al cambiamento della mentalità cinese.

Chi è lo scrittore di “Diario di un pazzo”?

Lu Xun, scrittore di "Dirario di un pazzo"
Lu Xun, scrittore di “Diario di un pazzo”

Lu Xun, pseudonimo di Zhou Shuren (1881-1936), è stato probabilmente l’intellettuale cinese più rilevante del XX secolo, ma non è soltanto l’autore di “Diario di un pazzo”. Nel 1923 e nel 1925 pubblicò due raccolte di racconti intitolate rispettivamente “Grida” (anche se il nome originale era “Alle armi!“) ed “Esitazioni“. Nel 1927 scrisse “Erbe Selvatiche“, un insieme di testi politici e critici nei confronti della società, ma soprattutto verso lo spirito contraddittorio dell’autore. Infine, “Vecchie storie reinventate” risalente al 1935, riporta antiche leggende cinesi interpretate in chiave moderna.

Il suo pensiero probabilmente è racchiuso nella prefazione di “Alle armi!” (oltre che in “Diario di un pazzo”) Ripercorrendo alcuni momenti della sua vita passata, descrive l’immagine del padre in fin di vita. Un farmacista (forse poco aggiornato) gli prescrive “droghe fuor dal comune: radice di aloe scavata in inverno, cavallette gemelle” e altre medicine per niente affidabili. Quest’uomo rappresenta la Cina, un paese malato che per curarsi si affida a vari ciarlatani. Questi ultimi, infatti, non usano la scienza per prescrivere cure efficienti, ma si rifanno ai molteplici rimedi superstiziosi di cui dispongono.

Il popolo non ascolta le voci fuori dal coro come Lu Xun. Al contrario, sottomesso al governo, continua a rattrappirsi. Odia l’iniziativa e, incoraggiato a condurre una vita quieta, non reagisce mai (così come lo stesso autore scrive nell’opera “Sul potere della poesia di Mara“). In “Diario di un pazzo”, il pazzo è come Mara, un demone che ha osato sfidare dio e si è ribellato al potere vigente. Il protagonista deve essere considerato come una figura sovversiva: ha una rivelazione da fare, una scoperta rivoluzionaria ed è ansioso di svelarla.

Che cosa scopre il protagonista di “Diario di un pazzo”?

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“Stanotte c’è una luce lucentissima” è l’inizio di “Diario di un pazzo”. La luce simboleggia la scoperta che il protagonista vuole rivelare: la comunità cinese è costituita da uomini che mangiano altri uomini. Gli occhi della gente sono violenti. Bramosi di mangiare carne umana, fanno scaturire nel protagonista un senso di angoscia perenne. Il pazzo si sente in pericolo, perseguitato dalle persone che non smettono di osservarlo. Gli occhi rivelano il desiderio di praticare costantemente l’antropofagia e sembra non esserci scampo per il pazzo.

“Diario di un pazzo” è il titolo scelto dal protagonista per la pubblicazione del manoscritto. La divulgazione del testo è stata incoraggiata da un dottore, amico del pazzo, che ha voluto studiare il suo caso. Analizzando le parole riportate nel diario, scopre che l’amico era stato vittima di una grave forma di mania di persecuzione. La raccolta di pensieri incoerenti e sconnessi, permette al dottore di realizzare una vera e propria ricerca scientifica. Nell’introduzione, infatti, afferma che la maggior parte delle parole non è stata cambiata durante la pubblicazione. In questo modo può sottolineare la veridicità dell’esperienza vissuta dal protagonista.

Così come Zarathustra, il pazzo non riesce a trattenersi dal rivelare una verità che fino a quel momento era rimasta celata. Il primo ha scoperto che dio è morto. In “Diario di un pazzo”, invece, il protagonista nota che nei libri classici, le parole “Virtù e moralità” si ripetono all’infinito, tanto da alludere ad un significato nascosto: “mangiate gli uomini“. Gli individui non hanno mai agito al di fuori dei codici di comportamento tradizionali. Automaticamente, li hanno assimilati tanto da privarsi della loro caratteristica umana, eliminando ogni tipo di soggettività.

Qual è l’atteggiamento della gente nella società e verso il pazzo?

Durante un dialogo con un giovane di vent’anni, in “Diario di un pazzo” il protagonista prova a condividere le sue argomentazioni. Chiede se fosse giusto mangiare carne umana, ma la risposta dell’interlocutore è sconvolgente: “È sempre stato così.” Il pazzo si rende conto che le persone non mettono in dubbio la loro condizione, piuttosto, credono che non ci sia una ragione per cambiare la realtà.

La comunità cinese viene descritta come immobile, incapace di agire e di riconoscere le proprie debolezze. “Forse questo non è più considerato un delitto, perché esistono precedenti storici?” è il dubbio che tormenta il pazzo, poiché neanche il fratello sembra rendersi conto del pericolo, né tanto meno si fida delle sue rivelazioni. Nessuno ascolta le parole scomode di un pazzo, anzi, la gente è più impegnata a sottolineare la sua infermità mentale.

La mania di persecuzione del protagonista dell’opera “Diario di un pazzo”, nasce dalla convinzione che la folla circostante sia bramosa di divorarlo. Ma la vera patologia descritta da Lu Xun è quella nazionale. Emerge, infatti, la critica verso un insieme di valori che sta per scomparire, a causa della sua inutilità. Le persone devono abbandonare gli ideali tradizionali per poter concretizzare la modernità. Questo è un appello lanciato per incoraggiare i cittadini a liberarsi dai vincoli posti dal confucianesimo, al fine di riscoprire una propria individualità.

In “Diario di un pazzo” sono tutti cannibali?

Tutti gli uomini fanno parte della catena cannibalistica. Il protagonista di “Diario di un pazzo” cerca di raccontare al fratello maggiore la sua scoperta e per sostenere la sua tesi, si rifà alla storia dell’evoluzione umana. Gli uomini primitivi mangiavano carne umana per poter sopravvivere e soltanto in seguito hanno iniziato a cambiare questa abitudine. Alcuni hanno smesso di praticare il cannibalismo, cercando di migliorarsi e trasformarsi in “uomini veri”. Altri, invece, continuano a mangiare i propri simili. Chi non lo fa, mantiene nascosto il suo desiderio di divorare carne umana (per paura di essere scoperti, non certo per coscienza).

“Non intendevano cambiare mai la loro condizione, […] avevano già pronto il nome di pazzo, per me.” Sembra essere molto esplicita la critica di Lu Xun nei confronti di quegli uomini rimasti ancorati ad un passato più o meno lontano, che non gli permette di trasformarsi in uomini veri, uomini che incarnano i valori della modernità. “Diario di un pazzo” sembra contenere gli stessi principi che si diffondono grazie al Movimento della Nuova Cultura. La proposta è quella di sostituire la vecchia morale confuciana, con una moderna cultura di stampo illuminista, fondata su due principi: scienza e democrazia.

Il dolore del pazzo si acuisce nel momento in cui percepisce che il fratello vuole darlo in pasto ad un medico. Quest’ultimo, visita il paziente con scrupolosità, tastando il polso e incoraggiandolo a non lasciarsi trasportare dalla fantasia. Il protagonista di “Diario di un pazzo”, invece, crede che quel gesto sia servito a capire quanta carne avrebbe potuto mangiare dal suo corpo, una volta ucciso. Tutto ciò è avvenuto a causa del fratello, considerato complice, dato che lui stesso ha chiamato il dottore. In questo modo, il pazzo si sente ancora più solo. Nemmeno l’unico membro della sua famiglia riesce a comprenderlo, anzi, si schiera con i cannibali.

Secondo il pazzo, si può spezzare la catena cannibalistica?

La memoria è un’arma pericolosa. Spesso si preferisce dimenticare per evitare di fronteggiare la realtà dei fatti, ma prima o poi la verità esce allo scoperto. A causa dei ricordi d’infanzia, il protagonista di “Diario di un pazzo” si rende conto che, forse, non c’è alcuna possibilità di spezzare la catena cannibalistica. Quando era piccolo, aveva una sorella di cinque anni e sua madre era ammalata. Il fratello maggiore aveva da sempre affermato che un buon figlio può essere considerato tale, solo se disposto a tagliarsi un pezzo di carne e darlo in pasto ai genitori. Ecco perché la sorella era morta: il suo corpo era servito per nutrire la madre malata.

In quel tempo, il fratello maggiore si occupava di condurre gli affari di casa ed è probabile che abbia utilizzato la carne restante del corpo della sorella per sfamare l’intera famiglia. Questa è un’ulteriore scoperta dolorosa per il pazzo: lui stesso aveva partecipato ad un banchetto di carne umana. Anche se non ne era consapevole, ciò non toglie la sua partecipazione ad una pratica cannibale che ha inevitabilmente condizionato la sua esistenza.

Uno dei principi del confucianesimo è la pietà filiale. Consiste principalmente nel servizio ligio verso i genitori, anche al costo di sopprimere i propri desideri e la propria individualità. La comunità cinese, quindi, sembra così condizionata da quella mentalità tradizionale, tanto da non esser presente nemmeno un superstite. Proprio il protagonista di “Diario di un pazzo” che credeva di essere diverso, anche lui in realtà era stato plagiato da quella morale. Tale scoperta lo ha reso consapevole di una verità angosciante: il passato non poteva essere cambiato.

Alla fine di “Diario di un pazzo” c’è una speranza?

La speranza di poter cambiare traspare nelle ultime righe di “Diario di un pazzo”: bisogna salvare i bambini. Soltanto salvando le nuove generazioni e preservandole dalla morale confuciana, si potrà spezzare la catena cannibalistica. In realtà, c’è da dire che la critica al confucianesimo non viene fatta soltanto per slegarsi dai limiti posti dalla tradizione, ma anche per indurre gli individui a liberarsi dalla condizione di sottomessi. Da secoli, il confucianesimo è stato strumentalizzato dal potere. Gli imperatori si sono serviti dei discorsi confuciani sulla gerarchia sociale, per poter legittimare la propria sovranità e mantenere l’ordine.

Nel 1919 Lu Xun scriverà “Come oggi essere padri“, opera in cui esorta i genitori ad educare i figli attraverso un nuovo metodo. Non bisogna dare importanza solo agli anziani, ai nonni o ai padri, ma la necessità più urgente è quella di rivalutare la condizione dei giovani. Se le generazioni precedenti sono già state sacrificate, si devono preservare quelle presenti per permettere uno sviluppo in futuro.

In realtà, l’autore sembra inserire in modo forzato questa soluzione. Non bisogna dimenticare che Lu Xun è tormentato dalla lotta tra il desiderio di incoraggiare gli uomini al cambiamento e il suo volto privato pessimista. Questa tensione spiega anche il suo rapporto ambivalente con le masse: da una parte vuole salvarle dall’oppressione, dall’altra è anche avverso, dato che gli uomini decidono di allearsi con il potere, finendo di cannibalizzare chi vuole liberarli.

Conclusioni

Il protagonista di “Diario di un pazzo” rappresenta la figura dell’intellettuale in Cina, agli inizi del Novecento. I letterati si sentono incompresi e incapaci di smuovere le masse dalla loro vita statica, passiva. Il confucianesimo viene accusato di aver creato una cultura dispotica che tende a schiacciare l’individuo, disumanizzando le persone. Lu Xun, come altri studiosi del tempo, vuole costruire una nuova civiltà partendo dal singolo.

La letteratura sembra essere lo strumento più efficace per raggiungere questo obiettivo: descrivendo la realtà, può garantire la possibilità ai lettori di discernere autonomamente ciò che è vero, da ciò che non lo è. Soltanto così i cittadini potranno essere indipendenti. Quando gli uomini saranno veramente liberi, di conseguenza, si costituirà una nuova nazione, forte, capace di sostenere la competizione con le potenze occidentali.

Miriam Verzellino

Bibliografia

  • Lu Xun, Diario di un pazzo in Racconti esemplari, Fara Editore, Santarcangelo di Romagna, 1996
  • Pesaro Nicoletta e Pirazzoli Melinda, La narrativa cinese del Novecento. Autori, opere, correnti, Carocci, Milano, 2019

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