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Leonardo Di Caprio: l’ultimo vero divo

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Leonardo DiCaprio

Jack Dawson, William Billy Costigan, Calvin J. Candie, Jordan Belfort, Hugh Glass sono soltanto alcuni tra i personaggi interpretati e resi celebri dal talento artistico di Leonardo Di Caprio (Los Angeles, California, 11 novembre 1974). Sin da giovanissimo l’attore californiano dalle origini casertane ha messo in mostra spiccate doti recitative che gli hanno consentito di partecipare a vari spot pubblicitari, programmi e serie televisive. Il successo planetario è arrivato nel 1999 con Titanic, diretto dal canadese James Cameron.

Critica e spettatori apprezzano Di Caprio per la facilità con la quale riesce a rendere intrigante qualsiasi personaggio, che si tratti di un “buono” o di un “cattivo”. Convinto ambientalista, nel 2014 diviene messaggero per la pace su nomina del Segretario dell’ONU Ban Ki-moon. Durante la notte degli oscar 2016 conquista la statuetta quale miglior attore protagonista per l’interpretazione di Hugh Glass in Revenant. Nel medesimo anno il TIME lo annovera al primo posto nella speciale classifica delle persone più influenti del globo, categoria icona.

Leonardo Di Caprio, il divo che prevale sul personaggio

Leonardo DiCaprio

Il divismo è un fenomeno di costume nato intorno al XX secolo e radicatosi nella cultura popolare a partire dal secondo dopoguerra. Esso si concretizza allorquando un individuo evolve a status di divinità in terra. Il processo di divizzazione vede un uomo o una donna divenire personaggio pubblico e tramutarsi poi in icona. Il divo assurge così a univoco modello di riferimento nella vita quotidiana della gente comune. Dalla secondo metà del Novecento in avanti il cinema, soprattutto di matrice hollywoodiana, ha offerto un contributo notevole allo sviluppo di tale fenomeno.

Attualmente, grazie anche alla smisurata diffusione dei social, si rischia di confondere il concetto di divo con quello di influencer. Con tale definizione si indica appunto appunto colui che influenza il comportamento di determinate persone. Egli non possiede riconosciute abilità artistiche, ma vanta un considerevole numero di followers disposti a seguirne post, foto e video pubblicati attraverso i social network. L’influencer è perciò spesso ritenuto più popolare (e bello/a) piuttosto che realmente capace di praticare ad hoc un’arte o una professione. Il divo, invece, è dotato di qualità unanimemente comprovate e riconosciute e deve la propria popolarità al solo talento.

Leonardo Di Caprio è uno degli ultimi divi, un artista capace di travalicare i meri confini cinematografici. In un’epoca in cui il personaggio tende a sovrastare chi lo interpreta e le saghe sono in continua espansione ed evoluzione, l’attore californiano mantiene inalterata la propria identità artistica e la sua essenza di status symbol.

Il mago Harry Potter è più popolare di Daniel Radcliffe, idem per il vampiro Edward Cullen che prevale su Robert Pattinson. Con Di Caprio ciò non accade: è il volto, non la maschera, a venire riconosciuto universalmente. «Guardo il film perché c’è Leonardo Di Caprio» pensa lo spettatore, considerando la presenza dell’attore una più che sufficiente garanzia di qualità.

Il divo brilla di luce propria

Leonardo Di Caprio, pur essendo l’attore forse più noto del pianeta, non avverte l’esigenza di comparire sui social per promuovere oltremodo la propria immagine. Non presta il volto come testimonial pubblicitario ad importanti aziende, né è solito prestarsi a brevi comparse televisive.

Il vero divo si concede di rado al pubblico, preservando la propria aura di superiorità e lasciandosi desiderare. Non a caso, Di Caprio difende gelosamente la propria privacy e detesta i paparazzi. Da quando è divenuto una star di primaria grandezza lavora in uno, massimo due film all’anno, rigorosamente diretti da registi affermati e dalla durata abbondantemente superiore alle due ore, scegliendo dunque meticolosamente le pellicole alle quali prendere parte.

Leonardo Di Caprio

Tale scelta non è attribuibile ad un atteggiamento dispregiativo nei confronti delle opere più “mainstream”, seppure nei casi più estremi l’essere divo possa sfociare nello snobismo. L’attore californiano si prefigge semplicemente l’obiettivo di valorizzare al meglio le proprie capacità artistiche, al pari di un’azienda che associa il proprio marchio a soli prodotti di qualità.

Davide Gallo

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