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Full Monty – Squattrinati organizzati: analisi del film

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Full Monty - Squattrinati organizzati

La notte degli Oscar 1998 vede il colosso Titanic “affondare” i propri rivali aggiudicandosi una statuetta dietro l’altra. A macchiarne il dominio giunge però Full Monty – Squattrinati organizzati (titolo originale The Full Monthy), che conquista il premio per la migliore colonna sonora con Anne Dudley. Il suo successo non si ferma però qui, dato che, nel medesimo anno, riceverà anche il David di Donatello come miglior film straniero.

L’intenzione di produttore e regista era di raccontare una storia di provincia che facesse al contempo sorridere e riflettere sulla condizione storico-sociale inglese. Il film, prodotto dal romano Uberto Pasolini, ha ottenuto ottimi incassi a dispetto del basso budget a disposizione. Il regista Peter Cattaneo conferma dunque come il successo cinematografico non dipenda esclusivamente da fattori economici.

Full Monty, la trama

Full Monty - Squattrinati organizzati

Full Monty – Squattrinati organizzati è una commedia della durata di novantacinque minuti. La storia è ambientata in Inghilterra, nella grigia periferia di Sheffield. Protagonisti principali due amici, Gaz e Dave (interpretati rispettivamente da Robert Carlyle e Mark Addy),da lungo tempo disoccupati. I due trascorrono buona parte della giornata tra le mura dell’ufficio di collocamento in attesa di ricevere proposte lavorative, che tardano però ad arrivare. Si ritrovano dunque a dover ricorrere ai più svariati espedienti per poter tirare a campare. Il mancato versamento alla ex moglie delle spese di mantenimento del figlio conduce Gaz a proporre una drastica soluzione: mettere in scena uno spettacolo di spogliarello.

L’idea, per quanto folle ed azzardata, ha il potere di convincere Dave. I due reclutano così altri uomini per poi dare inizio a quotidiane esercitazioni finalizzate alla buona riuscita dello spettacolo. Gaz rende poi noto al gruppo che lo spogliarello dovrà essere totale, da cui il titolo Full Monty, tradotto in gergo strip-dancer come “servizio completo“. Superato l’imbarazzo iniziale, ciascuno dei componenti decide di accogliere la proposta del leader. La sera dello spettacolo il locale si presenta gremito di spettatori, non soltanto di sesso femminile. Gli improvvisati spogliarellisti salgono dunque sul palco per l’evento clou della serata danzando sulle seducenti note di You Can Leave Your Hat On. Le donne che assistono appaiono in visibilio. L’esibizione e film si concludono quindi col lancio del berretto fra il pubblico e inquadratura di spalle a fermo-immagine dei ballerini ormai nudi.

Full Monty e la periferia inglese

Il successo mondiale di Full Monty – Squattrinati organizzati risiede proprio nella basica semplicità di storia e personaggi. Questi ultimi appaiono lontani dallo stereotipo dello strip-dancer cinematografico: grassi, vecchi, con denti storti e fisico mingherlino. Anche personaggi secondari e comparse non sono affatto fotogenici. Il linguaggio utilizzato nei dialoghi risulta simile al parlato, non vi sono citazioni degne di assurgere a letteratura da pellicola. Ambientazioni e costumi risultano piuttosto comuni, nel pieno stile della periferia britannica.

Tale tipicità consente al film di arrivare dritto al cuore dello spettatore, il quale, fin dalle battute iniziali, si ritrova catapultato in quel mondo. Accade così che si finisca col fare il tifo per un gruppo di scalmanati che vogliono mettere in scena uno squallido spogliarello allo scopo di riparare ai propri guai. Questo sembrerebbe essere il senso della trama, ma sotto c’è anche dell’altro.

Spogliarsi dalle paure

Full Monty - Squattrinati organizzati

I protagonisti, assieme ai vestiti di scena, si spogliano anche delle rispettive paure. Ciascuno dei ballerini vive infatti un’esistenza infelice, condita da un senso di incompletezza dovuto al non sentirsi pienamente accettato dalla società. Su tutti Gaz e Dave, mai integrati nel “mondo civile” e privi di prospettive per il futuro. Due emarginati che paiono destinati a sopravvivere grazie a lavoretti occasionali, più o meno legali.

L’idea dello spogliarello appare il mezzo più facile per racimolare una cospicua cifra di sterline in modo da poter sopperire alle impellenti necessità economiche. Con lo scorrere del film lo strip tease diviene invece occasione di riscatto sociale, quasi atto di ribellione contro un destino avverso. Dave, ad esempio, accetta la grassa imperfezione del proprio corpo, scacciando via il senso di inadeguatezza che lo accompagnava sin da bambino. Gaz riesce a conquistare la fiducia e l’amore del figlio mostrando di essere un buon padre.

Full Monty – Squattrinati organizzati lancia un messaggio di speranza straordinariamente attuale: bisogna spogliarsi delle proprie paure per potere indossare l’abito della felicità.

Davide Gallo

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