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La Gloriosa rivoluzione: la monarchia costituzionale inglese

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La Gloriosa rivoluzione
Bill of Rights

La Gloriosa rivoluzione del 1688-1689 (così chiamata perché non comportò spargimento di sangue) benché si presentasse come una restaurazione della legalità violata dal re, si trattò in realtà di una svolta decisiva nella storia politica dell’Inghilterra.

Decisiva poiché aprì la via verso la monarchia costituzionale e, successivamente, un governo di tipo parlamentare.

Come fu possibile? Scopriamolo insieme!

Dalla restaurazione della monarchia Stuart alla Gloriosa rivoluzione


In Inghilterra la fase della guerra civile e del decennio repubblicano di Cromwell era finita con la restaurazione della monarchia Stuart nel 1660 sulla base di un compromesso con il Parlamento, dal quale dipendeva per le spese straordinarie.

I settori del Parlamento che avevano appoggiato il ritorno della monarchia non intendevano favorire un ritorno al passato assolutista. Il modello cui guardavano era quello della monarchia parlamentare che assicurasse la tolleranza all’interno della confessione protestante (ne rimanevano esclusi i cattolici). Il nuovo ordine sociale era, infatti, sconvolto dai vari dissidi religiosi tra presbiteriani, anglicani, separatisti o dissidenti che non riuscivano a trovare un compromesso tra loro.

Carlo II e la pacificazione

Carlo II Stuart era figlio del primo monarca in Europa condannato a morte in nome della sovranità popolare Carlo I (1649). Con l’Editto di indennità e perdono procedette a un’ampia amnistia politica. Da questa rimasero fuori i responsabili della morte del padre. Nella medesima direzione andò anche la decisione di non restituire ai realisti le terre loro sottratte durante la rivoluzione, un atto che avrebbe innescato nuovi scontri sociali.

La Gloriosa rivoluzione
Carlo II Stuart

Nel 1662 l’Atto di uniformità ristabilì l’anglicanesimo, mentre per i non conformisti e dissidenti si riapriva il rischio della persecuzione.

Evidente era la simpatia di Carlo II per Luigi XIV e il suo modello di assolutismo tanto che i due sovrani avevano stretto un accordo segreto a Dover. Il re di Francia si impegnava a fornire aiuti finanziari alla Corona inglese in cambio dell’aiuto nella guerra con l’Olanda e alla restaurazione del cattolicesimo in Inghilterra.

Nel frattempo, i timori dei protestanti venivano alimentati dal fatto che Carlo II era privo di eredi maschi e che l’erede al trono era il fratello Giacomo, fervente cattolico.

Nascita degli schieramenti politici: whigs e tories

Si formò così una maggioranza parlamentare ostile ai progetti del re e nel 1673 il Parlamento votò un Test Act. Questo documento subordinava l’assunzione di cariche civili e militari solo a coloro che professavano la religione anglicana.

Di fronte ai problemi dinastici e religiosi si crearono due schieramenti politici: i whigs, sostenitori del Parlamento e fautori della tolleranza religiosa, e i tories, sostenitori della monarchia di diritto divino e della Chiesa anglicana.

Quando Carlo II morì senza eredi, Giacomo riuscì a farsi incoronare. Egli promosse una politica regia di stampo assolutistico e volta a favorire il cattolicesimo. Si adoperò subito per il rafforzamento dell’esercito, i cui quadri furono di preferenza formati da cattolici e annullò le disposizioni del Test Act.

Il Bill of Rights e il compimento della Gloriosa rivoluzione

In questa situazione, i maggiori esponenti di whig e tory si unirono contro i progetti di Giacomo II, preoccupati ulteriormente dalla nascita di un figlio maschio e del conseguente radicamento di una dinastia cattolica.

Gloriosa rivoluzione
Guglielmo III d’Orange e Maria Stuart

I deputati dei due schieramenti si allearono con lo statolder d’Olanda Guglielmo d’Orange, che aveva sposato una figlia di Giacomo II, Maria Stuart.

Entrambi erano protestanti.

Nel 1688 Guglielmo organizzò una spedizione militare e sbarcò a Torbay acclamato dalla popolazione e dal Parlamento. Giacomo II fuggì in Francia, atto che fu equiparato dal Parlamento a una abdicazione.

Nel 1689, con il Bill of Rights (Dichiarazione dei Diritti) approvato dal Parlamento e sottoscritto da Guglielmo d’Orange e Maria Stuart prima di essere incoronati, l’Inghilterra si trasformava definitivamente in monarchia costituzionale parlamentare. Il re, cioè il potere esecutivo, era subordinato al potere legislativo, cioè il Parlamento.

Questo atto proclamò i diritti e le libertà dei sudditi, oltre a riaffermare l’illegalità di ogni atto legislativo, di ogni prelievo fiscale e di arruolamento di soldati non autorizzati dal Parlamento; il carattere libero delle elezioni, delle discussioni parlamentari e dell’indipendenza dei giudici:

…e poiché il suddetto re giacomo avendo abdicato il governo e il trono essendo quindi vacante, sua altezza il principe di orange […] fece […] scrivere lettere ai lords spirituali e temporali protestanti […] alle diverse contee […] per la scelta di persone che li rappresentassero in parlamento […] perché provvedessero che la loro religione, le leggi e le libertà non fossero più in pericolo…

Si era compiuta la Gloriosa rivoluzione.

Nello stesso anno fece seguito il Toleration Act (Atto di Tolleranza) che concedeva la libertà di culto ai sudditi protestanti dissidenti e ne abrogava le pene (ma non quelle rivolte ai cattolici). Le cariche pubbliche restavano riservate agli anglicani.

La monarchia costituzionale

Dal riconoscimento dei poteri del Parlamento ne derivava la legittimazione dello stesso sovrano.

Nel 1701 l’Act of Settlement (Legge di Successione) fissava l’ordine di successione al trono in modo da escluderne i cattolici. Si delineava con più nitidezza l’autonomia del Parlamento.

All’indomani della Gloriosa rivoluzione, il filosofo John Locke pubblicò nel 1690 i Due Trattati sul governo. Questi trattati smontavano l’architettura teorica dell’assolutismo e definivano i presupposti ideali di una monarchia costituzionale.

Locke giustificava la delega di determinati poteri al sovrano solo con l’esigenza di salvaguardare i diritti fondamentali degli individui: la libertà personale e la proprietà. Inoltre, sosteneva la legittimità dell’insurrezione da parte dei sudditi qualora tali diritti fossero stati violati dal sovrano.

Anna Della Martora

Bibliografia

Carlo Capra, Storia moderna, Terza edizione, Le Monnier, 2016;

Massimo Cattaneo, Claudio Canonici, Albertina Vittoria, Manuale di storia, Seconda edizione, Bologna, Zanichelli, 2012;

Guido Dall’Olio, Storia moderna. I temi e le fonti, Nuova edizione, Carocci, 2017.

 

 

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