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Opere e giorni di Esiodo: poesia didascalica e stile orientale

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opere e i giorni

Esiodo, il poeta delle Opere e giorni e della Teogonia, vive nell’VIII secolo a.C. in Beozia. I suoi poemi sono fonte di notizie autobiografiche e infondono nuova linfa nella poesia.

Chi è Esiodo?

Conosciamo diversi aspetti della vita di Esiodo. Innanzitutto, che visse in Beozia, ad Ascra, un paese di pastori, dove nacque oppure dove si stabilì in seguito alle peregrinazioni commerciali del padre.

Proprio in Beozia, ai piedi del monte Elicona, sopravviveva una lastra di piombo con l’iscrizione dei versi della Teogonia, per questo in loco si riteneva che il poema fosse l’unico da attribuire ad Esiodo. È Canfora che ci informa, però, che il piombo era materiale dei falsari e che probabilmente Esiodo, ad Ascra, avrebbe scritto, se mai, su pelli di animali, vista la natura prettamente agreste della località.


Possiamo collocare Esiodo nell’VIII secolo anche per il vincolo con la guerra lelantina, combattuta tra Calcide ed Eritrea per il controllo della pianura del fiume Lelanto, il primo poderoso conflitto che coinvolse tutto il mondo greco, tenutasi tra 720-700 a.C. In occasione della morte di Amfidamante, pare che Esiodo fu chiamato a partecipare ai giochi funebri in onore del ‘re della Beozia’ (così definito Amfidamante nella Gara tra Omero ed Esiodo, in cui si stabilisce che in quell’occasione Esiodo avrebbe riportato la vittoria poetica contro Omero). Una figura influente, dunque.

E ancora più influente ci apparirà se teniamo conto delle sue origini. Il padre di Esiodo, come abbiamo accennato, era un mercante originario dell’Asia Minore. È proprio Esiodo che ce ne dà notizia nelle Opere e giorni, indicando a Cuma Eolica la patria del padre. D’altronde il padre era anche nobile, “stirpe di Zeus”, ragion per cui forse diede al figlio, fratello di Esiodo, il nome di Perse (divinità asiatica). Il nome Perse avrebbe potuto indicare anche un rapporto col culto della dea Ecate, a cui deduciamo fosse votato Esiodo dall’excursus a lei dedicato nella Teogonia.

Le Opere e i giorni

Le Opere e i giorni, poema che si ritiene essere successivo alla Teogonia, è innovativo rispetto al repertorio aedico. Non ha le caratteristiche dei poemi omerici né tantomeno della Teogonia. È un testo precettistico e sapienziale e, in quanto tale, presenta un contenuto didascalico, un destinatario e l’autore che si fa ‘educatore’.

Come per la Teogonia, per le Opere e i giorni si guarda alla produzione orientale del III e del II millennio a.C. (ad esempio le Istruzioni di Suruppak e i Consigli di saggezza). Se i destinatari dei poemi didascalici sono fittizi, il destinatario delle Opere e i giorni, proprio quel fratello di Esiodo, Perse, non sembra essere puro topos letterario. Perse è il destinatario sia della sapienza dell’autore, sia delle sue invettive. D’altronde la storicità di Perse è accettabile anche per la tendenza autobiografica del poeta. Esiodo marchia a fuoco tutto il suo canto con frequenti riferimenti alla sua persona, dalla sua incoronazione poetica ad opera delle Muse alle ingiustizie subite a causa di Perse, che lo defrauda di ciò che di diritto gli spetta.

Il mito di Pandora e le età degli uomini

Le Opere e i giorni si presenta come un testo poco unitario, slegato nelle sue parti. Perse è il principale, se non unico, filo conduttore. Dopo il proemio, la sezione successiva è dedicata alle due contese: la spinta verso il miglioramento e la rivalità, come quella che ha portato Perse a sottrarre la parte di eredità spettante ad Esiodo. Il primo tema è quello del mito di Pandora, punizione inviata da Zeus per il furto del fuoco ad opera di Prometeo. Il canto seguente è quello della successione delle età della razza umana: dell’oro, dell’argento, del bronzo, degli eroi e del ferro. Segue poi l’ampia sezione sugli erga, da cui il titolo del poema, il lavoro nei campi.

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Idillio X, William Russell Flint (1922)

Strutturalmente, le Opere e i giorni sembra seguire una sequenza logico-temporale, dal mondo perfetto dell’età dell’oro alla fatica del lavoro. È rappresentata un’immagine pessimistica dell’esistenza umana. Altro tema, infatti, sembra essere quello della giustizia. Zeus è garante della dike, ma a trionfare negli affari umani è la frode. La giustizia è affidata, del resto, nelle mani dei re “divoratori di beni”, corrotti e ingiusti, da cui i contadini laboriosi devono sempre premunirsi, anticipando i loro inganni.

Bene si accorda con questo quadro, allora, il disprezzo che Esiodo manifesta nei confronti di Ascra.

L’occasione

La natura delle Opere e i giorni ci deve far presumere che il pubblico appartenesse a comunità ristrette, probabilmente riunioni rurali, come ad Ascra. Se i poemi omerici erano stati assurti a modello della panellenicità e per questo potevano goderne tutti i greci, lo stesso non vale per le Opere e i giorni, segnato invece da marcatori sociali. Per questo, dobbiamo ritenere che l’esecuzione del poema fosse da ascrivere a quelle feste religiose legate al lavoro nella campagna.

Oriana Mortale

Bibliografia:

  • A. Ercolani, Introduzione a Esiodo, Opere e i giorni, Carocci.
  • L. Canfora, Storia della letteratura greca, Laterza.
  • L.E. Rossi – R. Nicolai, Corso integrato di letteratura greca. 1. L’età arcaica, Le Monnier.

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