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La Teogonia di Esiodo: tra mito e filosofia

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La Teogonia di Esiodo (VIII – VII secolo a.C.) è un poema che si propone di narrare nello stile solenne dell’epica le origini del mondo (cosmogonia) e degli dei (teogonia vera e propria). In questo modo l’opera anticipa anche le prime dottrine filosofiche greche. Il poema è strutturato come un catalogo di genealogie divine, che permettono all’autore di sistemare in un’unica opera il patrimonio mitico della cultura greca. Molte delle divinità cantate da Esiodo sono le stesse alla base del mondo omerico, ma non bisogna dimenticare le influenze del Vicino Oriente sul poeta di Ascra.

Il proemio della Teogonia di Esiodo: le Muse e l’investitura poetica

La Teogonia di Esiodo si apre con un’invocazione alle Muse eliconie, a cui il poeta chiede di celebrare con inni Zeus e le altre divinità olimpiche (Era, Atena, Apollo…), ma anche Gaia, Oceano e la Notte.

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Anton Raphael Mengs, Parnaso, Museo dell’Ermitage

Segue una vera e propria investitura poetica: Esiodo racconta di essere stato indirizzato dagli ammonimenti delle Muse mentre pascolava agnelli sull’Elicona. Le Muse lo hanno avvertito di essere capaci di raccontare molte menzogne simili al vero, ma di poter cantare anche la verità. Dunque contrariamente ai poemi omerici, la Teogonia di Esiodo nomina esplicitamente il suo autore, dotandolo dello status di prescelto dalle divinità. La scena dell’investitura sarà un modello per molti poeti greci, tra cui Archiloco e Callimaco.

In seguito Esiodo nomina le nove Muse, spiegando che sono le figlie di Zeus e Mnemosyne, che rappresenta la memoria. È forse la prima volta che vengono stabilite la genealogia e i nomi delle Muse. Calliope, legata nella tradizione alla poesia epica, è definita la più celebre tra le sorelle.

Gli elementi originari nella Teogonia di Esiodo

Secondo la storia del mondo offerta dalla Teogonia di Esiodo, “in principio vi fu il Caos”. Non dobbiamo immaginare il Caos come luogo di disordine, significato che il termine ha assunto solo in epoca successiva. Per Esiodo il Caos non è altro che uno spazio aperto, profondo. È subito chiaro che nella Teogonia di Esiodo manca un dio demiurgo creatore del mondo e degli uomini. Il mondo è nato invece per un processo evolutivo a partire proprio dal Caos primigenio. Dal Caos nascono Erebo (Tenebra) e Notte. Questi ultimi, unendosi, danno vita ai loro contrari: Etere e Giorno.

Un secondo elemento primigenio nella Teogonia di Esiodo è la Terra, che intanto fa nascere (per partenogenesi, senza alcuna unione) il Cielo stellato, i Monti e il Mare. L’ultimo elemento primigenio è Eros, che non ha una vera e propria discendenza, ma è stato interpretato come una forza operante per portare a termine tutti gli accoppiamenti.

Proseguono così le genealogie nel poema, con passaggi intricati e digressioni tra un mito e l’altro. Resta però al centro dell’attenzione la discendenza di Urano e Gea.

La centralità di Zeus nella Teogonia di Esiodo

È evidente che nella Teogonia di Esiodo le successioni al trono di re degli dei costituiscono una parabola ascendente che culmina nella figura di Zeus. È solo con Zeus, infatti, che si stabilisce nel mondo un ordine destinato a durare.

Inizialmente la divinità che regge il mondo è Urano. Dalla sua unione con Gea nasce Crono, personificazione del tempo, che otterrà il potere in modo violento, con l’evirazione del padre.

Crono è rappresentato come un tiranno, che per non essere spodestato divora i figli nati dalla moglie Rea. Tuttavia Rea riesce a nascondergli Zeus, facendogli inghiottire al suo posto una pietra. Zeus cresce a Creta, dove era stato partorito dalla madre, e acquista forze. Successivamente Crono vomita tutti i figli mangiati e Zeus entra in azione liberando i Ciclopi, fratelli di Crono. Essi lo ringraziano offrendogli il tuono, il fulmine e il lampo, che diventeranno gli attributi tipici del dio. Così Zeus vincerà il padre nella lotta e diventerà il nuovo re degli dei.

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Zeus fulmina i Titani. Dipinto di Perin del Vaga (1501-1547). Genova, Palazzo Doria

La celebrazione di Zeus continua con la narrazione della Titanomachia, la guerra decennale tra Olimpi e Titani (dei della generazione di Urano). Zeus libera i Centimani, precedentemente imprigionati da Urano, per schierarli come alleati contro i Titani. Esiodo si sofferma sul valore di Zeus nella lotta e sulle sue doti di comandante alla guida dei Centimani. Infine i Titani sono sconfitti e confinati nel Tartaro.

I legami con le teogonie orfiche e con il Vicino Oriente

La Teogonia di Esiodo non è l’unico poema teogonico e cosmogonico noto in Grecia. Infatti abbiamo i frammenti di varie teogonie orfiche di difficile datazione, spesso attribuite a figure mitiche come Orfeo, Museo e Lino. L’impostazione di queste opere è simile a quella della Teogonia di Esiodo, ma il loro scopo principale è fornire nozioni agli iniziati ai culti misterici.

Inoltre sono state individuate delle affinità tra la Teogonia di Esiodo e alcuni poemi religiosi del Vicino Oriente, risalenti al 1400-1200 a.C. Ad esempio in un’opera nota come Mito del Regno in Cielo Anu, dio atmosferico che ha preso il potere dal padre Alalu, è spodestato dal figlio Kumarbi, che può ottenere il potere solo dopo aver ingerito i suoi genitali. Tale successione richiama la serie Urano – Crono – Zeus.

Il finale della Teogonia di Esiodo

Nella parte finale del poema Esiodo si concentra sulla discendenza di Zeus. Successivamente elenca i figli di una dea e un mortale, tra cui Pluto generato da Demetra, Achille da Teti ed Enea da Afrodite.

Infine Esiodo menziona un altro tipo di generazione mista: quella derivante dall’unione di un dio con una donna mortale. La Teogonia si ricollega così ad un altro poema di Esiodo: il Catalogo delle donne, in cui saranno elencati gli eroi nati proprio da questo tipo di unione.

Serena E. Di Salvatore

Bibliografia

  • Cassanmagnago C. (ed.), Esiodo. Tutte le opere e i frammenti con la prima traduzione degli scolii. Testo greco a fronte, Milano 2009.
  • Lesky A., Storia della letteratura greca, [trad. it. Codino – Ugolini di Geschichte der griechischen Literatur, 1957], Milano 2005 (1a ed. 1962).

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