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Paradiso di Dante e il mondo classico

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paradiso

Si giunge infine nel regno dei cieli. Considerato anche l’ambiente ormai cristiano che gli angeli e i beati contribuiscono ad esaltare, il mondo classico si fa da parte e, come già aveva fatto Virgilio nel paradiso terrestre del purgatorio, torna nel proprio limbo. Tuttavia nel canto XX del Paradiso Dante fa un’eccezione per soli due personaggi dell’antichità.

Siamo nel sesto cielo, quello di Giove. A Dante appaiono, proiettati direttamente dalla “Candida rosa“, gli spiriti delle anime beate. Accompagnato da Beatrice, il poeta sta ancora dialogando con l’aquila (simbolo dell’impero, che doveva fare da guida ai cristiani) formata dagli angeli che esorta il pellegrino ad osservare attentamente il proprio occhio:

 d’i fuochi ond’io figura fommi,
quelli onde l’occhio in testa mi scintilla,
e’ di tutti lor gradi son li sommi.

La presenza di Trariano e Rifeo nel Paradiso

Tra i beati che formano il ciglio dell’occhio, Dante scorge l’imperatore Traiano e il troiano Rifeo. Il primo era l’imperatore romano artefice della conquista della Dacia (l’odierna Romania) tra il 101 e il 106 d.C., noto anche per l’atteggiamento tollerante nei confronti dei cristiani denunciati alle autorità. Il secondo è uno dei compagni di Enea, che appare nel secondo libro dell’Eneide.

Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
colui che più al becco mi s’accosta,
la vedovella consolò del figlio:

ora conosce quanto caro costa
non seguir Cristo, per l’esperienza
di questa dolce vita e de l’opposta.

[…]

Chi crederebbe giù nel mondo errante,
che Rifeo Troiano in questo tondo
fosse la quinta de le luci sante?

Ora conosce assai di quel che ‘l mondo
veder non può de la divina grazia,
ben che sua vista non discerna il fondo».

Paradiso
John Flaxman – Rifeo

… E la loro salvezza

Come è possibile che due uomini pagani abbiano avuto accesso alle divine sfere? Ancora una volta è l’aquila a sciogliere i dubbi del pellegrino:

 

D’i corpi suoi non uscir, come credi,
Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
quel d’i passuri e quel d’i passi piedi.

Ché l’una de lo ‘nferno, u’ non si riede
già mai a buon voler, tornò a l’ossa;
e ciò di viva spene fu mercede:

di viva spene, che mise la possa
ne’ prieghi fatti a Dio per suscitarla,
sì che potesse sua voglia esser mossa.

[…]

L’altra, per grazia che da sì profonda
fontana stilla, che mai creatura
non pinse l’occhio infino a la prima onda,

tutto suo amor là giù pose a drittura:
per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
l’occhio a la nostra redenzion futura;

[…]

Traiano e Rifeo morirono non da pagani, ma da cristiani. Il primo credette in “Cristo venuto“: uscì dal limbo mediante le preghiere di Gregorio Magno e, nel suo breve ritorno alla vita, credette fermamente nel figlio di Dio. Ciò gli garantì l’accesso al Paradiso. Nel medioevo circolava una leggenda su Traiano a cui Dante sembra dare credito: si narrava che l’imperatore rimandò la partenza di una spedizione per aiutare una madre che chiedeva giustizia per il proprio figlio ucciso. Papa Gregorio vide in questo gesto un esempio di virtù e quindi pregò per la sua anima, affinché la redenzione dell’imperatore fosse possibile.

Il secondo credette invece in “Cristo venturo“, in quanto in vita si comportò da uomo giusto e ciò lo portò a ricevere direttamente da Dio la propria redenzione a venire, quando Cristo sarebbe nato e morto sulla terra. Ma, a differenza di Traiano, nel medioevo non esisteva alcuna leggenda che testimoniasse la salvezza di Rifeo e questa rappresenta un’invenzione del tutto dantesca. Il poeta forse rimase colpito dai pochi versi che Virgilio, nel secondo libro dell’Eneide, dedica alla sua morte:

cade pure Rifeo, L’UOMO PIù onesto,
che VISSE tra i Teucri e che fu scrupolosissimo delLA GIUSTIZIA
(agli dei parve altrimenti)

A Dante bastò forse quel più onesto per spiegare la presenza in paradiso di un uomo estraneo nella tradizione all’universo cristiano, che nel Paradiso diventa emblema dell’imperscrutabilità e dell’imprevedibilità del disegno divino.

Il messaggio universale della Commedia

Potrebbe bastare solo questo esempio per capire il messaggio della Commedia, che è anche un messaggio che sorpassa la finitezza della comprensione umana: l’umanità è regolata da leggi stabilite ai tempi della creazione dell’uomo; leggi vigenti tanto nel mondo classico quanto in quello cristiano. Ad esse gli uomini devono attenersi, perché ne dipende il loro destino nell’aldilà.

Ciro Gianluigi Barbato

Bibliografia

Dante, Paradiso (commento a cura di Annamaria Chiavacci Leonardi), Zanichelli

Virgilio, Eneide, Mondadori

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