Home Storia e sociologia Storia antica Imperialismo romano: dalle origini ad Augusto

Imperialismo romano: dalle origini ad Augusto

702
imperialismo romano
L'Impero Romano al massimo della sua estensione

“Altri scolpiranno più abilmente statue di bronzo che sembrano respirare (lo credo davvero), estrarranno dal marmo volti che paion vivi, patrocineranno meglio le cause e descriveranno col compasso le vie del cielo e gli astri che sorgono: tu ricorda di governare col tuo potere i popoli (queste saranno le tue arti), imporre il costume della pace, risparmiare chi si sottomette e debellare i superbi”.

Queste parole, che sembrano tratte da un discorso di qualche fanatico ultranazionalista, appartengono, in realtà, a uno dei più grandi poeti della letteratura classica e mondiale. Abbiamo, infatti, volutamente omesso un vocativo dopo il “tu”: “Romane”, ovvero “o Romano”. Si tratta della traduzione dei versi 847-854 del sesto libro dell’Eneide di Virgilio. A pronunciarli è Anchise, padre del protagonista Enea, che nell’oltretomba gli predice la futura grandezza di Roma.

Come si può leggere, nel pensiero virgiliano il suo popolo è addirittura destinato ad amministrare universalmente la giustizia. Si tratta di un concetto che, mutatis mutandis, non è molto dissimile da quelli che ritroveremo in Occidente due millenni dopo. Pensiamo, ad esempio, al “destino manifesto” statunitense, alla “mission civilisatrice” francese o al “fardello dell’uomo bianco” britannico. Inoltre, proprio come l’omonima poesia di Kipling per l’Inghilterra, anche questo passo di Virgilio è spesso indicato come uno dei principali manifesti dell’imperialismo romano.

Le origini dell’imperialismo romano

Virgilio, in realtà, vive in un’epoca assai avanzata nella storia dell’espansionismo di Roma. Parliamo, infatti, del I secolo a.C., quando alla Repubblica sta già sostituendosi il Principato. L’imperialismo romano, invece, è cominciato più di duecento anni prima. La data tradizionale è quella del 237 a.C., con la fondazione delle prime due province, la Sicilia e la Sardegna. Virgilio scrive, invece, in un periodo in cui il dominio dell’Urbe è arrivato a espandersi in tutto il bacino del Mediterraneo e in qualche caso anche oltre. Propaganda dell’Eneide a parte, quali furono i processi storici e sociali che portarono un piccolo villaggio di pastori a creare uno dei più grandi Imperi mai visti?

Publio Virgilio Marone, imperialismo romano
Virgilio

In molti si sono interrogati sull’argomento, con una discussione che non fa altro che adattare all’imperialismo romano categorie molto simili a quelle usate, duemila anni dopo, per analizzare quello dei Paesi europei ottocenteschi. Basti pensare che, come visto in precedenza, lo stesso termine “imperialismo” nasce per riferirsi specificamente a quest’ultima esperienza storica, ed è applicato a realtà come quella romana o islamica solo retroattivamente. Alcune questioni, tuttavia, sono indubbiamente simili: ad esempio, basta riferirsi a motivazioni economiche o bisogna allargarsi anche a quelle culturali? Vediamo allora, in summa, le principali teorie sull’imperialismo romano.

Mommsen e l’imperialismo difensivo

Uno dei più grandi storici dell’antica Roma, il premio Nobel Theodor Mommsen, parlava di “imperialismo difensivo”. A suo dire, le conquiste e le aggressioni dell’imperialismo romano erano motivate dalla volontà di salvaguardarsi contro le minacce esterne. Ciò può sicuramente corrispondere a verità storica in alcuni casi, ad esempio la seconda guerra punica. In effetti, anche quando un concreto pericolo non esisteva, i Romani ricorrevano ugualmente a una forma di giustificazione molto simile. Paul Robinson, professore presso l’Università di Hull, paragona la guerra preventiva nell’imperialismo romano a quella messa in pratica da potenze come l’Impero Britannico o gli Stati Uniti diretti da Bush junior. Spesso, essa viene praticata nel caso di minacce che, sebbene agitate come immediate e potenzialmente distruttive, si rivelano del tutto inconsistenti.

imperialismo romano
Mommsen

Robinson porta l’esempio del De bello Gallico di Cesare, in cui il condottiero giustifica le sue campagne contro popolazioni che non avevano provocato Roma in alcun modo con l’implausibile eventualità che esse si unissero e decidessero, un giorno, di invadere la penisola italiana. Ciò sembra legato al fatto che i Romani avessero una visione del mondo che la moderna teoria delle relazioni internazionali definirebbe bandwagoning. L’espressione, traducibile come “saltare sul carro del vincitore”, indica la tendenza, da parte di uno Stato, ad essere accomodante con colui che percepisce come la minaccia più pericolosa. L’unico modo affinché i popoli sottomessi da Roma restino tali, quindi, è che essa appaia invincibile.

Le motivazioni economiche dell’imperialismo romano

La nostra riflessione sull’imperialismo romano può essere approfondita e completata anche tenendo in considerazione le motivazioni economiche. Fino più o meno allo scontro con Cartagine, lo Stato romano è un’entità che non necessita di politiche imperialiste. Non presenta neppure problemi di sovrappopolazione e la sua economia è principalmente agricola. Da questo punto di vista, la tesi suddetta secondo la quale le prime espansioni fossero conseguenze di aggressioni esterne può reggere. Successivamente, però, si forma a Roma un ceto mercantile che chiede conquiste sempre maggiori, perché questo ovviamente significa nuovi mercati e rotte commerciali. Ad esso si oppone la tradizionale aristocrazia terriera, che non a caso avverserà ripetutamente imprese come le guerre puniche o gli interventi in Oriente del II secolo a.C.

imperialismo romano

Più tardi, ad avere la meglio sarà invece proprio il partito dei ricchi commercianti, così che dal III secolo a.C. in poi la politica espansionista di Roma intraprende una strada senza ritorno. Sul piano sociale, ciò si deve anche a fenomeni come il continuo rafforzamento del ruolo dell’esercito, nonché l’importanza progressivamente assunta da condottieri come Silla, Mario, Cesare e Pompeo. Non a caso fu proprio nella loro epoca, I secolo a.C., che a Roma penetrò l’idea ellenistica di una monarchia universale. Augusto vi sostituirà poi quella del primato dell’Urbe su tutti gli altri popoli, la vera matrice dell’imperialismo romano.

Francesco Robustelli

Bibliografia

AA.VV., Geostoria, Vol. 2 – Dal principato all’ età feudale, 2011, ed.Bulgarini

Virgilio, Eneide, VI, 847-854, I secolo a.C., testo originale

Sitografia

s.deascuola.it

www.gaudio.org

www.sapere.it

www.thelatinlibrary.com

www.arkeomania.com

www.scopriroma.com

isme.tamu.edu

Commenti

Commenti