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Cittadinanza cosmopolitica e cittadinanza multilivello

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cittadinanza cosmopolitica

Per capire cosa sia la cittadinanza cosmopolitica dobbiamo, prima di tutto, definire la cittadinanza in generale. Si tratta di un compito, naturalmente, quasi impossibile nei limiti di un articolo come il nostro. Su di esso, infatti, si potrebbe dar vita a un intero trattato di diritto, essendo la cittadinanza un argomento in primis giuridico. L’aspetto che vogliamo approfondire qui, invece, e che crediamo sia anche il più adatto per introdurre la cittadinanza cosmopolitica, è la natura storica del concetto di cittadinanza.

Malgrado, infatti, oggi esso sembri qualcosa di quasi naturale, in realtà ha un’origine molto precisa. Le sue radici affondano sicuramente nell’antichità classica – pensiamo al civis Romanus o al polìtes greco – ma la sua versione moderna dipende dall’esistenza di una forma di organizzazione politica ben determinata. Quale?

La concezione moderna di cittadinanza

Si tratta proprio dello Stato moderno. Ce ne possiamo accorgere anche semplicemente aprendo un qualsiasi dizionario. Qui, accanto accanto alla vocecittadinanza”, leggiamo:

“la condizione di chi appartiene ad uno Stato ed è titolare di particolari diritti ed obblighi”.

La cittadinanza come la conosciamo oggi non è concepibile senza fare riferimento a quella particolare esperienza politica che è lo Stato contemporaneo. Del resto l’esistenza di quest’ultimo è un fatto che ormai consideriamo quasi normale, allo stesso modo è pressoché impensabile un essere umano senza cittadinanza. Basti pensare che tale condizione, ovvero l’apolidia, è così rara che si stima che nel mondo essa non riguardi più di dieci milioni di persone, pari alla popolazione della sola Lombardia. Questo anche perché è alla cittadinanza che sono connessi una serie di diritti fondamentali come l’istruzione, l’assistenza sanitaria non indispensabile, la previdenza sociale, il matrimonio.

cittadinanza cosmopolitica

In un classico saggio del 1950, T.H.Marshall ne indicava in particolare tre categorie. La prima, quella dei diritti civili, è legata alla nascita dell’Illuminismo e del liberalismo nel XVII secolo. La seconda, i diritti politici, arriva con la diffusione delle democrazie un secolo dopo. L’ultima, infine, quella dei diritti sociali, è associata all’affermazione del welfare state novecentesco.

Si tratta di un processo non sempre lineare né universalmente concluso, ma che ci fa capire ancora di più il legame tra cittadinanza e Stato moderno. L’evoluzione della prima, infatti, riflette quella del secondo. In un’epoca, come quella nostrana, in cui lo Stato nazionale così come lo conosciamo appare in crisi, bisogna aspettarsi che anche la cittadinanza si trasformi. Ecco da dove nasce l’idea della cittadinanza cosmopolitica.

Dalla cittadinanza tradizionale alla cittadinanza cosmopolitica

In realtà, il legame stretto tra diritti e cittadinanza ha cominciato ad affievolirsi già in passato. Ad esempio, il godimento dei diritti umani è, per definizione, universale e non legato ad alcuna particolare nazionalità. Ciò che sembra rendere obsoleta la concezione tradizionale di cittadinanza è, però, la crisi dello Stato. Frange sempre più ampie di società ritengano lo Stato nazionale sia un’entità politica che ha fatto il suo tempo.

Esso, infatti, non appare in grado di rispondere a problemi che, nel XXI secolo, cominciano ad acquisire una portata sempre più globale. Pensiamo solo, per fare due esempi, al cambiamento climatico o al terrorismo transnazionale. D’altro canto, la sempre crescente globalizzazione del mondo è ormai un fatto. Infine, l’importanza di un ordine politico internazionale è chiara fin dal secondo dopoguerra: basti pensare alla rilevanza di istituzioni come l’ONU.

cittadinanza cosmopolitica
Palazzo dell’ONU a New York

Proprio su questa scia, autori come Daniele Archibugi si battono da tempo per l’istituzione di una “cittadinanza cosmopolitica”. Si tratta, nella loro visione, di un vero e proprio ordine democratico mondiale. La sua realizzazione, tuttavia, appare ancora utopica, e questo tanto per motivi tecnici quanto per ragioni politiche. Nel primo caso, basti considerare quanto potrebbe essere complicato gestire delle elezioni su scala planetaria. Per il secondo aspetto, l’idea che gli Stati più potenti del sistema internazionale rinuncino alla loro posizione di privilegio appare quantomeno ottimistica.

Quale, allora, la possibile strada da percorrere per una cittadinanza cosmopolitica?

Dalla cittadinanza multilivello alla cittadinanza cosmopolitica

cittadinanza cosmopolitica

Nonostante l’importanza che continuerà a rivestire la cittadinanza nazionale, alcuni studiosi hanno fatto notare come una forma di alternativa, ad oggi, si stia già delineando. Essa ci riguarda, in un certo senso, da vicino, visto che il caso cui si fa riferimento è quello dell’Unione Europea.

All’interno di tale istituzione, infatti, da un lato lo Stato nazionale mantiene sicuramente una centralità. Dall’altro, però, sempre più parti della sua sovranità vengono ceduti agli organi della Comunità. Si va formando, dunque, quella che potremmo definire “cittadinanza multilivello”, con le persone soggette a più livelli di autorità politica, che si occupano di aspetti diversi della loro vita. Gli ottimisti e gli utopisti sono liberi di vedervi, volendo, il primo passo per arrivare, magari in un lontano futuro, alla cittadinanza cosmopolitica.

Francesco Robustell

Bibliografia

I grandi dizionari Garzanti, Italiano, ed.Garzanti linguistica, 2008

Painter, Jeffrey, Geografia Politica, ed.SAGE Publications of London, 2009, it.UTET, 2011

Conforti, Diritto Internazionale, X edizione, ed.Editoriale Scientifica, 2017

Sitografia

www.cir-onlus.org

www.tuttitalia.it

Fonti media

L’immagine di copertina è ripresa da www.dialessandria.it/

www.cittadinanza.biz

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