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Geopolitica: la definizione da Rudolf Kjellén ad oggi

Il termine “geopolitica”, negli ultimi anni, è prepotentemente salito alla ribalta nello studio delle relazioni internazionali e anche nel semplice immaginario collettivo. Come molte altre parole care alle scienze sociali, tuttavia, il suo significato non è di facile comprensione. Essa, infatti, come stiamo per vedere, nacque in un determinato contesto storico e culturale, la fine dell’Ottocento, del quale incarna appieno le idee. Oggi, a un secolo di distanza, la geopolitica è tornata di moda, per così dire, e, pur non avendo lo stesso significato della sua epoca di origine, ha ugualmente riportato all’attenzione temi che sembravano destinati a scomparire.

Definizione e origini della geopolitica

Il sito della prestigiosa enciclopedia Treccani ci offre, come definizione di “geopolitica”:

“quel complesso di problemi politici che traggono origine da fatti d’ordine territoriale, specie quando si consideri lo Stato come un organismo che nasce, si sviluppa e decade, e che, al pari degli esseri viventi, ha bisogno di uno spazio vitale”.

Il termine fu coniato nel 1899 dal sociologo, geografo e politologo svedese Rudolf Kjellén, nel suo “Studio sui confini politici della Svezia”. Secondo l’autore, fondere le due parole, “geografia” e “politica”, serviva a indicare le radici geografiche del potere degli Stati. Kjellén si poneva, quindi, nella lunga scia del determinismo ambientale, secondo il quale la forza di una comunità era data in primis, per l’appunto, dall’ambiente nel quale essa viveva. Il massimo rappresentante di questa idea era stato il geografo tedesco Friedrich Ratzel.

Quest’ultimo per primo aveva introdotto una visione biologica dello Stato, la stessa che abbiamo ritrovato nella seconda parte della definizione di sopra. Non a caso, le ultime due parole, “spazio vitale”, avranno forse attirato l’attenzione dei nostri lettori appassionati di storia, visto che sono la traduzione diretta dell’espressione tedesca Lebensraum, un concetto centrale dell’ideologia nazionalsocialista.

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Rappresentazione dello spazio vitale tedesco

Ebbene, come abbiamo appena visto, il suo ispiratore è proprio Ratzel: secondo questo autore, lo Stato, proprio come un qualunque organismo, ha bisogno di uno spazio vitale. Si tratta, andando oltre la metafora, di un territorio sufficientemente grande perché la sua popolazione possa prosperare e godere di tutte le risorse di cui ha bisogno. La superficie terrestre, però, non è certo infinita: ne consegue che, per natura (espressione assolutamente non casuale) gli Stati sono obbligati ad entrare in conflitto gli uni con gli altri. Una lotta dove, come forse si avrà già avuto modo di intuire, solo i più forti possono sopravvivere.

Tre caratteristiche chiave della geopolitica

Questa geopolitica degli albori aveva, dunque, tre caratteristiche che possiamo riassumere. Primo, il suo soggetto principale era lo Stato, di cui tendeva a giustificare l’espansionsimo, attribuendolo, come abbiamo visto, alla natura stessa. Non è forse inopportuno ricordare che la geopolitica nacque alla fine dell’Ottocento, quando l’imperialismo  aveva già passato la sua fase acuta e, dunque, nuovi territori da colonizzare erano sempre più rari. Le grandi potenze europee cominciarono, pertanto, a guardare al continente, preoccupandosi di mantenere la propria forza una volta che la corsa alle colonie fosse terminata. In questo senso, un’ideologia che affermasse la necessità di espandere il proprio territorio si attagliava perfettamente alle loro mire. Veniva, così, imboccata la strada che avrebbe portato alla prima guerra mondiale.

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Rudolf Kjellén

Oggi, invece, la geopolitica guarda a tutta una serie di altri attori e problematiche, ad esempio i cosiddetti popoli senza Stato, lo sviluppo umano o i nuovi flussi transnazionali di capitali e persone.

Un secondo aspetto da tenere in considerazione è il clima positivista e scientista dell’epoca, figlio di interpretazioni distorte dell’evoluzionismo e, in particolare, delle idee di Darwin. Si tratta dell’alveo perfetto per il razzismo biologico tipico di quegli anni, che divideva l’umanità, per l’appunto, in razze, determinate, tra le altre cose, anche dal clima del loro habitat di origine. Un modo perfetto per giustificare la supposta supremazia dei popoli bianchi, cosa di cui la geopolitica è da sempre accusata.

Infine, è da notare l’aspetto fortemente nomotetico della geopolitica, vale a dire la sua ambizione di essere valida sempre e dovunque. Questo, unitamente alla pretesa di scientificità, la rendeva un’ideologia fortissima per il fine giustificazionista di cui abbiamo parlato prima: un conto è presentare l’espansionsimo nazista verso est come un progetto politico, un altro come una naturale necessità del popolo tedesco.

La geopolitica negli ultimi decenni

La geopolitica è prepotentemente tornata di moda negli ultimi decenni per un motivo molto semplice: la nascita di fenomeni come la globalizzazione o il terrorismo transnazionale. In questo scenario, è naturale che vi sia un tentativo di riprendere temi come la sicurezza nazionale, riorganizzandoli da un punto di vista geografico. Basti pensare, ad esempio, a come il presidente statunitense Bush jr definisse nel 2002 Iraq, Iran e Corea del Nordl’asse del male”. In realtà, però, come approfondiremo anche in prossimi articoli, rappresentazioni geografiche ideologicamente viziate non erano mai scomparse del tutto. Si può dire, anzi, che le radici della geografia affondino nello stesso clima culturale da cui nacque la geopolitica.

Un esempio? Quante volte abbiamo sentito parlare, o abbiamo parlato noi stessi, di Terzo Mondo? Ebbene, tale espressione è frutto di una precisa visione geopolitica: quella, tipica della Guerra Fredda, dove ai due mondi, occidentale e socialista, se ne contrapponeva, per l’appunto, un terzo non allineato. Eppure, riflettendoci, emerge tutta l’opinabilità di questa espressione: chi ha deciso che il mondo dovesse essere diviso in tre parti? Ripetere il termine ci dà, non a caso, l’idea di una situazione netta e, per l’appunto, naturale. Nella realtà, invece, la tripartizione, per così dire, del sistema internazionale derivò, ovviamente, da precisi processi politici ed economici. Una rappresentazione semplicistica come quella che abbiamo citato tende, non a caso, a nasconderli.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Painter, Jeffrey, Geografia Politica, ed.SAGE Publications of London, 2009, it.UTET, 2011

Kjellén, Studier öfver Sveriges politiska gränser, 1899

Fonti media

L’immagine di copertina è ripresa da digital.library.cornell.edu

alchetron.com

www.floppingaces.net

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