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Dario Argento: horror d’autore e maestro del brivido

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Dario Argento

Esiste il cinema horror… poi vi è il cinema di Dario Argento. Il regista romano ha dedicato quasi interamente la propria carriera artistica al genere di paura, riuscendo a stravolgerne completamente i classici cliché e rendendo il genere horror assai più cerebrale, imprevedibile e raffinato, simile ad un romanzo giallo di Agatha Christie, a tratti quasi noir, con musiche memorabili degne del miglior Ennio Morricone, dialoghi scarni ma intensi, conditi da immancabili scene splatter stile Quentin Tarantino, ritmi incessanti con finali mozzafiato alla Alfred Hitchcock. Sin dai primissimi esordi al cinema, Dario Argento immette nei suoi lavori cinematografici le proprie paure più inconsce, gettando nell’animo dello spettatore terrore e suspense.

Dario Argento: cineasta, critico cinematografico e infine… regista

Dario Argento

Nato a Roma in data 7 settembre 1940 da padre produttore cinematografico e madre brasiliana fotografa professionista, il piccolo Dario trascorre gran parte della giornata presso lo studio della mamma, rimanendo affascinato da quel mondo composto da figure femminile, illuminazione e trucco, tutti dettagli essenziali che andranno a caratterizzare il suo cinema. Giunto in età adolescenziale abbandona il Ginnasio per trasferirsi un anno a Parigi rientrando nel 1957 ed iniziando a lavorare ne L’Araldo dello Spettacolo nella sezione dedicata a cinema, musica e teatro. Qui Dario Argento coltiva le proprie passioni ed aspirazioni cinefile, lasciandosi influenzare da cinema espressionista, spaghetti-western, noir, thriller e Nouvelle Vague.

Dopo un periodo condito da svariate collaborazioni nella stesura di copioni ed aver coltivato molte conoscenze di illustri registi, tra cui Giuseppe Patroni Griffi, Bernardo Bertolucci e Sergio Leone, il 1970 è l’anno di esordio alla regia di Dario Argento col film L’uccello dalle piume di cristallo, tratto dal romanzo di successo La statua che urla dello scrittore Fredric Brown, che dopo un’accoglienza tiepida, arriva ad incassare oltre il miliardo delle vecchie lire. Queste le brevi parole del critico Roberto Pugliese che sintetizzano perfettamente l’impatto argentiano nel cinema italiano stantio dell’epoca: “come un sasso nello stagno“. Da subito si intravvedono le enormi potenzialità e le linee essenziali del cinema targato Dario Argento: avulsione dalla realtà dei protagonisti, musiche catturanti, momenti umoristici, scarsità dei dialoghil’interesse quasi ossessivo-maniacale verso le psicopatologie, descrizione dettagliata del carnefice di turno.

Dario Argento

Seguono immediati altri due successi, ossia Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, che chiude il cerchio della fortunata serie definita Trilogia degli animali, o anche zoologica. Il 1973 costituisce una piccola parentesi nella vita artistica di Dario Argento, nella quale quest’ultimo, anche per mere questioni produttive, sceglie di cimentarsi nel genere ottocentesco popolare, parecchio in voga nel decennio ’70. Tra i protagonisti principali dell’opera intitolata Le cinque giornate, ambientata nel 1848 durante l’insurrezione milanese verso i conquistatori austriaci, spiccano su tutti, i nomi di Adriano Celentano ed Enzo Cerusico.

Il 1975 segna il ritorno all’horror del regista romano con la sua opera capolavoro Profondo rosso, che riscuote enorme popolarità e successo di critica e pubblico, grazie anche ad una incredibile colonna sonora realizzata dai Goblin. Dario Argento è ormai un artista affermato anche a livello internazionale, definito all’unanimità il maestro del brivido, degno successore, seppur con uno stile molto personale, del suo maggior ispiratore del genere: Alfred Hitchock. Gli anni ’80 confermano la tendenza prettamente argentiana di fondere horror, giallo e noir, con Inferno e proseguendo con Tenebre, Phenomena ed Opera. Durante il decennio ’90 l’ispirazione principale è data dai libri del popolare scrittore di genere Edgar Allan Poe nel film Due occhi diabolici, seguono La sindrome di Stendhal e Il fantasma dell’opera, pellicole che vedono la figlia Asia Argento come attrice protagonista. Gli anni 2000 sono contraddistinti dai film Non ho sonno, Il cartaio e La terza madre.

Dario Argento

L’avulsione totale dal mondo circostante come tematica psico-sociale

Trattandosi di uno stile estremamente personale, Dario Argento trasporta sul grande schermo le proprie angosce interiori, sotto forma di demoni ed assassini, conservando uno stile sempre originale grazie ad una cura maniacale dei singoli dettagli e alla orecchiabilità inquietante delle sue musiche. I suoi lavori sono intrisi di pathos emotiva ed incertezza, le atmosfere pur non risultando lucubri secondo lo stile consueto degli horror old-style sono allo stesso modo inquietanti, i personaggi e soprattutto il colpevole dei delitti sono definiti con profonda accuratezza, il ritmo è serrato ed il finale spesso appare spiazzante. Tali caratteristiche rendono lo stile argentiano un cinema universale d’autore, in cui il regista crea un mondo fittizio avulso ed oscuro che fuoriesce e travalica il mondo reale.

Da Profondo rosso a Profondo nero: il maestro del brivido incontra l’indagatore dell’incubo

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Era soltanto questione di tempo, è finalmente ufficiale l’incontro di due mostri sacri (termine quanto mai appropriato) dell’horror made in Italy: Dario Argento scriverà per Tiziano Sclavi. Il prossimo 27 luglio verrà distribuito nelle edicole il nuovo numero di Dylan Dog intitolato Profondo nero, titolo certo non casuale e voluto fortemente dallo stesso regista a voler rendere più pregnante l’unione tra due mondi differenti ma similari, cinema e fumetto che si incrociano stile The Avengers, ed X-Men.

Più volte in passato Sclavi ha espresso la propria ammirazione verso il maestro del brivido, ammettendo di aver frequentemente tratto spunto dallo stile argentiano per raccontare le avventure del misterioso detective londinese residente in Craven Road. Il regista classe 1940 ha annunciato di aver scritto tutto d’un fiato l’episodio Profondo Nero, utilizzando la medesima tecnica e routine dei tempi d’oro quando stendeva copioni e sceneggiature: pernottamento singolo di qualche giorno in hotel zona Termini, tapparelle rigorosamente abbassate, luci soffuse ed isolamento dal mondo esterno in cerca di ispirazioni. Insomma, è imminente l’avverarsi del sogno horror, o meglio dell’incubo più atteso da cineasti e fumettiani del genere, Dylan Dog, professione indagatore dell’incubo, ideato da Tiziano Sclavi, diretto… da Dario Argento.

 

Davide Gallo

 

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