Home Filosofia e scienze sociali Storia della Sociologia Charles Tilly: la guerra e l’origine degli Stati

Charles Tilly: la guerra e l’origine degli Stati

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Tilly
La battaglia di Pavia, del 1525

Che la guerra abbia un impatto enorme sulla vita collettiva sembra quasi banale. Che, però, tale effetto non sia solo distruttivo ma, anzi, abbia addirittura contribuito a creare l’organizzazione politica moderna per eccellenza, sembra incredibile. Eppure, questa è la tesi dello scienziato sociale Charles Tilly. Secondo questo illustre autore, il conflitto armato sarebbe stato fondamentale per la nascita del moderno sistema degli Stati. In che modo?

Lo Stato mafioso

Charles Tilly
Charles Tilly

Charles Tilly nacque nel 1929 ed è morto nel 2008. Autore prolifico e spesso provocatorio, già nel 1985 salì alla ribalta per un articolo in cui paragonava il moderno Stato nazione a un boss della malavita. Come quest’ultimo crea delle minacce e poi taglieggia la popolazione in cambio della sua protezione, così spesso, secondo Tilly, i governi fanno lo stesso con i loro cittadini. Il “pizzo”, in questo caso, saranno i soldi delle loro tasse, necessari per le spese militari.

Queste idee vengono riprese in un’opera di cinque anni dopo, “Coercion, Capital and European States”, dove Tilly spiega in modo molto più dettagliato la relazione che lega, secondo lui, a doppio filo i conflitti armati alla nascita dello Stato moderno.

Dal Medioevo allo Stato moderno

Secondo gli scienziati politici, una delle cose fondamentali che una qualunque entità politica deve garantire ai suoi consociati è la loro sicurezza. Nel Medioevo, ad assolvere questo compito erano soggetti sia locali, come le signorie feudali, che universali, come l’Impero. Non era presente, dunque, quel monopolio dell’uso legittimo della violenza che, secondo Max Weber, caratterizza lo Stato contemporaneo. Il motivo è semplice: non esistendo un’unica autorità accentrata, vi era una pluralità di milizie armate, al servizio di soggetti molto diversi. Tanto i sovrani quanto i loro vassalli, le singole città, o anche le compagnie d’arme, avevano tutti la capacità di muovere guerra per i motivi più disparati. Pensiamo solo, per fare un esempio, alla battaglia di Legnano, del 29 maggio 1176, quando l’esercito dei comuni norditaliani, riuniti nella Lega Lombarda, annientò quello dell’imperatore Federico Barbarossa.

Charles Tilly
Monumento al guerriero di Legnano

Col passare del tempo, però, la situazione cambia. Se una città è perfettamente in grado di sostenere un conflitto locale, infatti, confronti molto più ampi come la Guerra dei Cent’Anni richiedono un livello di organizzazione assai diverso. Sono necessari uomini risorse. Per ottenerli, diventa sempre più indispensabile lo sviluppo di una burocrazia e di istituzioni centralizzate, che vanno progressivamente a sostituire l’autorità particolaristica del feudalesimo. Tra queste, un ruolo di primo piano spetta all’esazione delle tasse: solo attraverso un’opera capillare di riscossione è possibile procurarsi il denaro necessario ad equipaggiare eserciti immensi. Secondo Tilly, l’unica istituzione che può fare tutto questo è, appunto, lo Stato centralizzato.

L’importanza delle armi da fuoco secondo Charles Tilly

Quanto esposto nel paragrafo precedente può ben essere esemplificato anche da un singolo aspetto dell’arte militare: l’arrivo in Europa della polvere da sparo. Fino a quando i combattimenti erano all’arma bianca, infatti, chiunque avesse le risorse poteva reclutare una milizia. Nel momento in cui si diffondono le armi da fuoco, tuttavia, si viene a creare improvvisamente una netta distinzione tra chi può permettersele e chi, invece, no.

Tilly
Cannoni a Castel dell’Ovo

Solo i sovrani, ovviamente, hanno le possibilità economiche per acquistarle. Questo contribuisce alla nascita di quel monopolio dell’uso della violenza di cui abbiamo già parlato: lo Stato centrale diventa, di fatto, l’unico detentore della forza militare, perché le milizie degli altri soggetti locali non possono più opporsi alla sua. Naturalmente, ciò non può avvenire senza qualche compromesso: ad esempio, per ottenere le risorse necessarie a condurre il suo conflitto, il re deve fare qualche concessione ai sudditi tassati. Le contrattazioni avvengono all’interno di nuove istituzioni, come i Parlamenti, la cui nascita getterà le basi per il futuro allargamento dell’autorità a gruppi sociali sempre più estesi. Come evidenzia Christopher Dandeker:

“Il Re d’Inghilterra non aveva nessuna intenzione di istituire un Parlamento, che avrebbe assunto un potere sempre crescente. Fece però delle concessioni ai baroni, per convincerli a donare del denaro da utilizzare per le guerre, e poi dovette farne anche al clero, all’aristocrazia, alla borghesia e così via.”

La guerra e la geografia degli Stati moderni

Infine, Tilly mette in luce come la guerra abbia formato gli Stati moderni anche in un altro modo: definendo con precisione i confini del loro territorio. Perché, infatti, uno Stato esista, è necessario che gli altri gli riconoscano una porzione della superficie terrestre dove esso è l’unico soggetto legittimato a esercitare la propria sovranità. Nel Medioevo, invece, una distinzione così netta tra i territori dei vari soggetti politici non c’era. Spesso, infatti, esistevano, al posto dei moderni confini, zone di frontiera dove le loro autorità si sovrapponevano, oppure dove non ne veniva riconosciuta nessuna.

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Cartina politica dell’Europa moderna

La nascita dei moderni eserciti, allora, è fondamentale perché, attraverso il combattimento armato, lo Stato poté imporre la propria sovranità su un territorio nettamente definito. Nacque, così, quel “patchwork geografico di colori fortemente differenziati indicanti altrettanti stati indipendenti” (Jackson, Sørensen, op.cit.) cui siamo abituati ad associare la cartina geografica del nostro pianeta.

Francesco Robustelli

 

Bibliografia

– Jedlowski, Il mondo in questione, ed. Carocci, 2009

-Jackson, Sørensen, Relazioni internazionali, 2013, it.EGEA, 2014

-Painter, Jeffrey, Geografia politica, 2009, it.UTET, 2011

-Giardina et al., Nuovi profili storici 1, dall’XI secolo al 1650, ed.Laterza, 2012

-Charles Tilly, Coercion, Capital and European States, 1990, in Painter, Jeffrey, op.cit.

-Dandeker, Surveillance, Power and Modernity: Bureaucracy and Discipline from 1700 to the Present Day, 1994, in Painter, Jeffrey, op.cit.

Sitografia

www.arsbellica.it

www.nytimes.com

Fonti media

www.nytimes.com

travel-n-love.blogspot.com

turistipercaso.it

L’immagine di copertina è ripresa da www.royalcollection.org.uk

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