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Famiglia e socializzazione secondo Talcott Parsons

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Parsons
"Famiglia Soler", dipinto di Pablo Picasso, 1903

Nell’analisi del sociologo Talcott Parsons (1902-1979) ogni elemento della società esiste perché ha, al suo interno, una specifica funzione. Con questo approccio, chiamato proprio “funzionalismo”, egli affronta anche lo studio di una delle più importanti istituzioni sociali: la famiglia.

Per lui, infatti, essa ha un ruolo fondamentale all’interno della società, la cui importanza “sta nel suo contributo alla socializzazione dei figli”. Questa parola indica l’interiorizzazone, da parte di una persona, delle norme e dei valori della comunità di appartenenza.

I compiti della famiglia tradizionale

Sebbene socializzare i figli sia il compito preponderante della famiglia, Talcott Parsons evidenzia come esso non sia sempre stato l’unico. Nel corso della storia, infatti, questa istituzione ha svolto tutta una serie di altri ruoli fondamentali per la società. Pensiamo solo, per fare un esempio, all’assistenza sia economica sia sanitaria dei suoi membri. Oggi, però, la modernizzazione ha cambiato tutto. Per Parsons, questo processo significa due cose: differenziazione e specializzazione. Ciò vuol dire che il sistema sociale diventa via via sempre più complesso, con la nascita di nuovi istituti che assumono ruoli in modo sempre più specifico e, per questo, preciso.

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Famiglia nel XIX secolo (da michaeljfaris.com)

La famiglia, pertanto, perde molti dei suoi compiti tradizionali, che vanno ad altre parti della società. La cura della salute, ad esempio, è devoluta ad un sistema sanitario creato ad hoc. La famiglia, di contro, diventa sempre più specializzata nello svolgere quella che diventa la sua funzione fondamentale: per l’appunto, socializzare i bambini. Questa è, secondo Parsons, la principale caratteristica della famiglia moderna. Non è, però, certamente l’unica.

Le caratteristiche della famiglia moderna

Innanzitutto, le famiglie di oggi si differenziano da quelle del passato per il fatto di essere nucleari. Ciò vuol dire che esse si compongono, quasi sempre, solo della coppia dei genitori e dalla prole. Questo “nucleo”, infatti, donde il nome, tende a vivere separatamente dal resto della parentela. Al suo interno, tuttavia, abbiamo un’ulteriore differenziazione dei ruoli. Il padre, infatti, si assume quello di bread-winner e “leader strumentale”. Ciò vuol dire che egli procura il denaro necessario al sostentamento e cura i rapporti della famiglia con l’esterno. La madre, invece, è colei che bada ai bisogni materiali e alla dimensione affettiva dei rapporti familiari – donde il nome, per lei, di “leader espressiva”.

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I compiti di entrambi i genitori, tuttavia, sono reciproci. Entrambi, infatti, devono sostenersi a vicenda nel fornire ai figli il giusto esempio di adesione ai valori della comunità.

Questa descrizione rispecchia quella della famiglia statunitense contemporanea. Siccome, tuttavia, Talcott Parsons prende quest’ultima come emblema della modernità, secondo lui essa può rappresentare il modello della famiglia evoluta. Si tratta, come si può intuire, di una conclusione piuttosto dubbia, che ha attirato non poche critiche in direzione dell’autore.

Le critiche all’analisi di Talcott Parsons

L’analisi di Parsons sulla famiglia si inserisce in una tendenza tipica della sociologia statunitense di quegli anni: universalizzare la propria società come quella “moderna” per eccellenza.  Nel contesto storico della Guerra Fredda, infatti, era necessaria una teoria sociale che fosse più appetibile, per i Paesi di nuova indipendenza, rispetto a quella proposta dal mondo socialista.

Parsons
Talcott Parsons

Così facendo, però, spesso si generalizzava in maniera indebita. Talcott Parsons, in questo caso, non fa eccezione. Che la famiglia moderna sia caratterizzata dal fatto di essere nucleare, ad esempio, è molto opinabile. Non è così né nel resto del mondo né tra le stesse comunità afroamericane. Lo stesso dicasi per la supposta perdita, da parte della famiglia, delle sue funzioni di produzione economica per l’autoconsumo.

Soprattutto, le critiche più feroci provengono dal mondo femminista, che ritrova, nel modello descritto dall’autore, una subordinazione di fatto della donna all’uomo. In effetti, che sia solo quest’ultimo a lavorare è sicuramente, al giorno d’oggi, anch’esso un punto contestabile. Per non parlare della nascita di tipologie di famiglia completamente nuove, ad esempio quella omogenitoriale.

Parsons, in sostanza, per usare le parole di Jedlowski:

“ha in mente la famiglia nordamericana, bianca, anglosassone e di ceto medio: questa famiglia è per lui paradigmatica.”

La sua riflessione dimostra quanto possa essere importante la ricerca sociale ai fini non solo dello studio, ma anche della creazione di nuove norme. Elevare un caso specifico a modello universale, infatti, significa proporlo implicitamente come la normalità. Chi non vi si adegua, dunque, può essere considerato “anomalo” ai sensi non solo della morale, ma anche della teoria scientifica. Se la prima, però, è soggettiva, la seconda, al contrario, dovrebbe essere il più oggettiva possibile. Ribellarsi ai suoi dogmi, dunque, risulta molto più difficile.

Francesco Robustelli

Bibliografia

Jedwloski, Il mondo in questione, ed.Carocci, 2009

Parsons, Bales, Famiglia e socializzazione, 1955, it.1974, in Jedlowski, op.cit.

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