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Giulio Adinolfi: “Voglio ricordare il merito del Sannazaro”

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Adinolfi e la Conte

Giulio Adinolfi, attore e regista, si racconta ai lettori de “La COOLtura“, attraverso la sua carriera massiccia e la sua proficua esperienza nel Teatro Sannazaro di Napoli.

Dov’è nato il Giulio Adinolfi artista?

Adinolfi
Giulio Adinolfi

Il Giulio Adinolfi artista nasce nelle scuole elementari, perché avevo un’insegnante che si chiamava Zietta Liù. Uno dei miei compagni di classe era Peppe Barra e durante le lezioni, spesso recitavamo poesie e alcuni testi di teatro. E quando Zietta Liù ebbe il trasferimento e passò in una classe femminile, lei accettò il trasferimento purchè io e Peppe Barra la seguissimo. Così, io e Barra, eravamo gli unici due maschietti in una classe tutta femminile. Così è nato il Giulio Adinolfi attore!

Mentre, le sue prime esperienze sul palcoscenico?

Le mie prime esperienze hanno avuto luogo in una scuola di teatro, di cui era presidente Mario Stefanile (un critico molto rinomato de Il Mattino) ed era gestita da insegnanti molto bravi. Poi, quando mi sono diplomato, venne Mico Galdieri, che mi scritturò nella sua compagnia e con lui ho fatto tante esperienze. Mico è stato un grande impresario, ha fatto tante rassegne importantissime, ha lanciato tantissimi attori (Lina Sastri, Nello Mascia, Lucio Allocca, Franco Javarone, Tato Russo) e noi attori giovani eravamo molto legati a lui. Mico aveva una sorta di monopolio del teatro a Napoli.

Oltre alla lunga esperienza con la Conte, lei ha avuto anche modo di lavorare con Eduardo. Vero?


Sì, con Eduardo ho fatto “Filumena Marturano” al Quirino di Roma (nella stagione teatrale 1968-1969). Andai a sostituire il figlio Luca, che aveva avuto l’epatite virale. A quel tempo, Luca prese il nome d’arte di “Luca Della Porta”, perché Eduardo voleva che il suo debutto avvenisse in sordina, senza approfittare del cognome “De Filippo”. Quindi, feci “Filumena Marturano”, che fu una bellissima esperienza con Pupella Maggio (una inarrivabile Filumena!). Poi, Eduardo mi chiamò l’anno seguente, ma per via d’un piccolo equivoco, la scrittura andò in fumo. Ma nonostante ciò, ho continuato la mia carriera, facendo tanta roba. Ho fatto il “Teatro Instabile” con Michele Del Grosso, ho lavorato nella rivista con Antonella Steni ed Elio Pandolfi, le operette con Pisu, il teatro classico con Anna Miserocchi, Vittorio Sanipoli e Renzo Palmer. Fino ad arrivare, nel 1971, al Sannazaro con Luisa Conte e il marito Nino Veglia.

1971, l’anno che segnò decisamente la sua carriera. Come avvenne il primo incontro tra lei e la Conte?

Giulio adinolfi
Giulio Adinolfi

L’incontro è nato grazie ad Ugo D’Alessio. Era venuto a vedere “Capitan Fracassa” (con la regia di Galdieri) e gli ero piaciuto. Una volta, lo incontrai a via Chiaia e mi disse: “Adinò, Nino Veglia sta formando compagnia al Sannazaro. Le interessa?”. Io, giovane, sposato e senza una lira, fui naturalmente interessato e la mattina dopo mi recai al Sannazaro. Veglia, dopo avermi brevemente interrogato sul mio percorso artistico, mi disse: “noi facciamo commedia per due mesi, più eventuale proroga. Diecimila lire al giorno vanno bene?”. Accettai al volo, iniziando così la mia lunga storia al Sannazaro.

Qual è stato il ruolo del Sannazaro nell’ambito culturale partenopeo (e non solo)?

Nel mio libro “Stasera andiamo a vedere Luisa Conte” racconto proprio la storia del Teatro Sannazaro di Nino Veglia, a cui si deve il merito di averlo restituito alla città, rischiando tutto quello che aveva. Lui e la signora Conte investirono tutto nel restauro del teatro, lanciandosi in un’operazione pazzesca per l’epoca, perché prima c’era solo il Politeama del commendatore Scarano e il San Ferdinando di Eduardo. Niente più! Gli altri teatri, invece, facevano soltanto attività saltuarie. Dopo il boom del Sannazaro, il movimento teatrale napoletano riprese il suo ruolo prestigioso e il pubblico partenopeo si riaffezionò al teatro. Merito del Sannazaro poco riconosciuto dalla critica. Con questo mio libro, quindi, voglio ricordare questo merito incontrovertibile del Sannazaro, di Veglia, della Conte, di Gaetano Di Maio (grande autore del teatro napoletano) e di tutto quel periodo storico.

Il Sannazaro, tra i suoi massimi interpreti, ha avuto anche il merito di mettere in luce le grandi doti attoriali dei cosiddetti “caratteristi” dello spettacolo italiano del secolo scorso. Le citerò alcuni nomi e mi farebbe piacere sapere un suo ricordo professionale ed umano di ognuno di loro.

Carlo Taranto.

Adinolfi al Sannazaro
Da sinistra: Giulio Adinolfi, Carlo Taranto e Luisa Conte in “Gennaro Belvedere, testimone cieco” di Gaetano Di Maio.

Carlo in compagnia era un attore prezioso, perché sapeva fare di tutto. Faceva il caratterista come il protagonista. E’ sempre riuscito a caratterizzare i suoi ruoli in maniera fenomenale. Tra le interpretazioni più belle (forse la più bella) è stata Carnevale in “Morte di Carnevale”, un’interpretazione veramente da incorniciare. Ma di ruoli interpretati alla perfezione da Carlo ce ne sono stati tanti. Con Carlo eri sicuro che qualsiasi personaggio avrebbe fatto tranquillamente la sua strada e avrebbe dato colore e spessore allo spettacolo.

Pietro De Vico.

Gran signore, persona deliziosa, sensibile al fascino femminile. Come attore, era un ottimo caratterista.

Ugo D’Alessio.

Il primo lavoro che facemmo al Sannazaro fu “Annella di Portacapuana”, D’Alessio ricopriva il ruolo dell’avaro. L’avaro di D’Alessio è stato qualcosa di mitico, una cosa favolosa, degno del miglior Moliere. Era mostruosamente bravo.

In conclusione. Un ricordo della signora Luisa Conte?

La signora Conte è stata la figura di gran lunga importanza della mia vita teatrale. Durante i miei 24 anni al Sannazaro, le sono stato vicino non solo come attore, ma anche come organizzatore. E quindi ho avuto modo di apprezzarla come una inarrivabile attrice e soprattutto come una donna dall’indomabile coraggio, capace di imporsi sempre con chiunque.

Domenico Livigni

Note: Giulio Adinolfi gestisce anche la Libreria del cinema e del teatro di Napoli, un archivio prosperoso di manoscritti, fotografie, copioni e sceneggiature. Tutte documentazioni provenienti dalla collezione privata del celeberrimo attore comico Enzo Cannavale (e non solo). La libreria è permanente nella sede “Run Comunicazione” (via del Parco Margherita 35).

Stasera andiamo a vedere Luisa Conte” di Giulio Adinolfi è stato presentato il 7 dicembre presso la Libreria, riscuotendo grande successo e interesse nel pubblico adulto e giovanile. Insieme all’autore, sono intervenuti Tullio Del Matto, Ernesto PaolozziLuciano Giannini, Lucio Mirra ed Alba Caccavale. Un libro che riapre e rivela il dietro le quinte del vero teatro napoletano e del leggendario teatro Sannazaro di Luisa Conte. 

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