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Fedro: il poeta degli umili che nobilitò la favola

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Fedro è un favolista latino vissuto tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., operante a Roma a partire dal principato di Tiberio. Della sua raccolta ci sono rimasti 5 libri, contenenti in tutto 102 favole. Ad essi bisogna aggiungere altri 32 componimenti dalla cosiddetta Appendix Perottina, una raccolta realizzata dall’umanista Niccolò Perotti (XV secolo) sulla base di codici ormai perduti.

Fedro si ispira dichiaratamente alla produzione di Esopo, ma rivendica anche la sua indipendenza rispetto al modello greco. Ciò risulta evidente già dalla sua scelta di scrivere favole in versi anziché in prosa.

Le origini di Fedro e il suo arrivo a Roma

Le notizie che abbiamo sulla vita di Fedro provengono esclusivamente dalle sue opere. Nel prologo del terzo libro (v. 17) l’autore afferma: “Io che fui messo alla luce da mia madre sul monte Pierio…”.

Dunque il poeta si vanta di provenire dal monte delle Muse. Sebbene questa dichiarazione abbia unicamente lo scopo di nobilitare le proprie doti poetiche, è probabile che Fedro provenisse realmente dalla Grecia. Infatti Phaedrus sarebbe un adattamento latino del greco Phaidros.

Sembra che egli fosse giunto a Roma da schiavo ancora bambino. Lì avrebbe frequentato la scuola (l’autore ricorda le sue lezioni su Ennio) e sarebbe stato assegnato alla familia (gruppo della servitù) di Augusto. Infatti i manoscritti lo definiscono liberto di Augusto e Fedro stesso nei suoi libri chiama affettuosamente l’imperatore Divo Augusto, dopo la sua morte.fedro-favole

Stile e struttura delle favole di Fedro

Fedro afferma che la sua scelta di scrivere favole in versi ha lo scopo di dare piena dignità letteraria al genere favolistico. Il metro scelto è il senario giambico, già adoperato dai comici latini Plauto e Terenzio.

Ogni favola, caratterizzata dalla brevitas, comprende una morale all’inizio (promitio) oppure alla fine (epimitio). Nei primi libri prevale l’uso della promitio, tipicamente esopica, mentre nell’ultimo libro, in cui l’autore sembra aver raggiunto l’autonomia dal modello greco, è prevalente l’epimitio.

 Il “bestiario” di Fedro

Con le sue favole, Fedro si propone di rappresentare vizi e virtù umane sotto la maschera degli animali. Il lupo è sempre violento e prepotente, la volpe furba, l’aquila leale e potente. Il cane è tra gli animali che più si avvicinano alla natura umana, con i suoi pregi e i suoi difetti. L’asino è misero e goffo, ma talvolta riesce a ribellarsi. Le rane rappresentano la folla, la gente comune, e sono spesso vittime di soprusi. Le formiche e le api simboleggiano l’operosità. La scimmia, che più si eleva rispetto agli altri animali, svolge spesso il ruolo di giudice.

Fedro poeta degli umili: il lupo e l’agnello

Fedro è stato definito poeta degli umili, in quanto nelle sue favole si schiera sempre dalla parte dei più deboli, denunciando i soprusi che essi subiscono. Dai suoi apologhi emerge un pessimismo di fondo verso le condizioni dei deboli.

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Il lupo e l’agnello, incisione

Ne è un chiaro esempio la favola del lupo e dell’agnello, la prima della raccolta. Il lupo accusa l’agnello di rendere torbida l’acqua del fiume che stanno bevendo, ma l’agnello si trova più in basso di lui. Allora il lupo ricorre ad un altro pretesto: l’agnello lo avrebbe insultato sei mesi prima. Il povero agnello replica che sei mesi prima non era ancora nato, ma nonostante ciò il lupo lo sbrana. La morale è che i più deboli, innocenti, sono oppressi dalle ingiuste accuse dei più forti.

Il rapporto con la politica romana

Nel prologo al III libro Fedro parla delle accuse che Lucio Elio Seiano, lo spietato prefetto del pretorio di Tiberio, gli aveva rivolto. Il poeta afferma che chi si riconosce nei personaggi delle sue favole, che ritraggono i vizi umani in generale, sta denunciando da sé una propria colpa. Aggiunge che non intende censurare la propria opera.

Probabilmente il prologo, così sfrontato, era stato pubblicato dopo la morte del prefetto (fatto giustiziare da Tiberio nel 31). Ma quali sarebbero le favole incriminate da Seiano? È stato ipotizzato che la scarsità di componimenti del II libro sia da imputare proprio a dei tagli forzati.

Non mancano però le favole che sembrano riflettere casi della società romana del tempo. Ad esempio in numerosi apologhi Fedro descrive dei processi. Un caso particolare è il racconto di quello che sembrerebbe un processo reale (III, 10) contro un liberto. Egli nella speranza di diventare erede del suo padrone, lo aveva indotto ad uccidere suo figlio nella notte, facendogli credere che fosse un amante della moglie. Il padrone si era poi suicidato e sua moglie era stata accusata. Il processo si svolge davanti al Divo Augusto, che condanna giustamente il liberto.

La fortuna di Fedro

Nel mondo latino lo stile di Fedro fu ripreso da Babrio (II secolo) e da Aviano (IV secolo). Inoltre il poeta è ricordato come “esagerato” dal pungente Marziale.

Giudicato a lungo un poeta minore, più recentemente è stato rivalutato, diventando anche il modello principale di favolisti come il francese de La Fontaine e il romano Trilussa.

Serena E. Di Salvatore

Bibliografia

Solinas F. (ed.), Fedro, Favole, 1992, Milano.

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