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Lanterninosofia nel Fu Mattia Pascal: la spiegazione

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Amleto David Tennant

Il Fu Mattia Pascal è un romanzo di Luigi Pirandello pubblicato a puntate nel 1904 sulla Nuova Antologia, e in volume nello stesso anno. Mattia Pascal è un uomo che scappa dalla sua vita e cerca di costruirsene una nuova, senza riuscirci. L’esistenza di ciascun individuo si snoda su un piano reale, che viene a scontrarsi con i legami della vita sociale (ivi entra in scena la lanterninosofia).

Fu Mattia Pascal lanterninosofia
Rappresentazione teatrale al Teatro Stabile di Torino del Fu Mattia Pascal, versione teatrale di Tato Russo.

Mattia Pascal si estingue – sebbene vivo – perché abbandona la sua identità. Quando la notizia della sua morte viene data sul quotidiano del paese, non riemerge a confutarla; anzi, approfitta di quest’occasione. Così quando lui, il nuovo Adriano Meis, vorrebbe integrarsi nella società di Roma per sposare Adriana Paleari, non gli è possibile. Per legge non fa più parte del mondo, e non è possibile produrre nuove carte e nuovi documenti che certifichino la sua esistenza. Perciò prova a ritornare ad essere Mattia Pascal, ma neanche questa è una strada praticabile. Mattia Pascal è ufficialmente morto, nonostante chi ne porta il nome respiri ancora.

Questo il grande dramma del nostro protagonista: non è possibile semplicemente esistere. Dilemma che Vitangelo Moscarda (in Uno, nessuno e centomila) potrà superare. Vivrà come le bestie in natura, inconsapevole e incosciente di sé stesso se non per l’istante presente, se non per la percezione sensoriale.

La lanterninosofia

In seguito a un intervento all’occhio, Adriano Meis trascorre un periodo di convalescenza in casa dei suoi ospiti romani, padre e figlia Paleari. In quest’occasione il signor Anselmo Paleari ha occasione di delineare la sua filosofia per mezzo della metafora della lanterninosofia.

Un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell’Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?

Così la teosofia di Paleari si spiega dinnanzi agli occhi del lettore.
Un misto di teologia e filosofia; in questo romanzo sedute spiritiche, dottrine sull’aldilà e piani astrali s’intrecciano ad enunciare quello che tuttavia si tramuta in materialismo spietato in Pirandello.

Secondo la lanterninosofia la nostra stessa esistenza è un lanternino che proietta luce che tramuta la natura di ciò che ci circonda, alterando ogni ambito della nostra conoscenza. E ogni luce, ogni lanternino è diverso dall’altro; e pure, nella stessa maniera, ogni individuo lo è dall’altro, e così ciò in cui crede, ciò che percepisce e ciò che sente.

Ogni epoca poi proietta a sua volta una luce predominante, che, come per la teoria del colore, si assomma ai lumi di ciascuno.

E non le pare che fosse rosso, ad esempio, il lanternone della Virtù pagana? Di color violetto, color deprimente, quello della Virtù cristiana. Il lume d’una idea comune è alimentato dal sentimento collettivo.

Al momento della morte, tutto diventa buio, senza luce alcuna. È soltanto l’illusione – il riflesso di noi stessi nelle cose – che ci permette d’individuare una natura del mondo (dunque trovarvi un ordine). Oltre noi c’è un mondo inconoscibile e indistinguibile. Ciò che ci spaventa è soltanto lo spazio d’ombra tra il buio sconosciuto e il limite della nostra esperienza: quello spazio indefinito che nasconde forme spaventose.

La lanterninosofia e il mito della caverna di Platone

Nella Repubblica di Platone viene presentato il mito della caverna, una delle immagini più famose del filosofo greco.

Mito della caverna lanterninosofia
Illustrazione del mito della caverna di Platone.

In quest’allegoria, Platone racconta che il nostro mondo non è altro che ombra del mondo delle idee, che racchiude in sé la verità del nostro universo. Soltanto il filosofo può riuscire a liberarsi dalle catene che lo intrappolano nel mondo sensibile, smascherare l’inganno delle figurine proiettate oltre il muro che separa gli uomini dal mondo reale ed uscire a scoprire la luce del sole.

La filosofia platonica è stata nel corso dei secoli assimilata a dottrine mistico-misteriche. La teosofia è già, nel neoplatonismo, la sapienza divina a cui si accede soltanto previa esperienza mistica.

Secondo la lanterninosofia di Paleari, la teosofia fornisce gli strumenti necessari a superare la luce del nostro lanternino, contattare i “medium” che ci consentano di scoprire la verità, tramite il dialogo con anime dei trapassati, che appartengano al Piano Astrale.

Spiritualismo e filosofia, misticismo e irrazionalismo si mescolano nella struttura del romanzo di Pirandello, per narrare un mondo plasmato da ciò che a noi appare reale. È soltanto illusione, così come la ricerca della conoscenza attraverso la seduta spiritica organizzata da Paleari: ritorna brusco lo scetticismo ironico poiché niente è univocamente verità.

Lo strappo nel cielo di carta

Se nel cielo di carta del teatrino ci fosse uno strappo, Oreste diverrebbe Amleto. L’uomo moderno ha perso le proprie coordinate ideologiche: la rivoluzione copernicana ha annullato la convinzione che l’essere umano fosse il centro dell’universo, che tutto fosse stato creato in sua funzione.

Si origina lo scoramento del personaggio, lo stravolgimento del dramma. Oreste è vittima ignara del fato, vittima e allo stesso tempo carnefice, e per questo sconta la pena della sua trasgressione. Amleto, invece, perde cognizione della sua identità: l’unica fine possibile è la completa distruzione. Non c’è ordine, logos: non rimane altro che lutto, la cui causa e il cui fine hanno origine dalla crudeltà umana.

Oriana Mortale

Sitografia

D. Della Terza, “Gli espedienti della ‘lanterninosofia’. Come opera l’illusione nella trama de “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello” su pirandelloweb.com
M. Fumagalli, “Pirandello, Mattia Pascal e il narratore inattendibile” su oilproject.org
L. Pirandello, Il Fu Mattia Pascal da filosofico.net, “Pirandello, la lanterninosofia”

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