Alda Merini: tra manicomio e poesie d’amore

Poetessa, scrittrice e aforista italiana degli anni ’90, Alda Merini viene considerata una delle più grandi figure delle letteratura contemporanea.
Conosciamo meglio Alda Merini , la quale ha vissuto la vita tra una pazzia mentale e una pazzia d’amore, argomento che traspare molto bene nelle sue poesie.

Biografia della poetessa

“Il 21 marzo è la festa mondiale della poesia, ma il 21 come inizio della primavera è un caso, primavera è folle perché è scriteriata, perché è generosa. Però incontra anche il demonio. E io l’ho incontrato il demonio. Era il manicomio”

In questa poesia appartenente alla raccolta Vuoto d’amore, la poetessa esprime bene il rapporto tra la sua follia e la sua vita. É evidente il rimando al numero 21, data della sua nascita.

Alda Merini, infatti,  nasce a Milano il 21 marzo del 1931 da una famiglia di umili origini. Grazie a delle brevi note autobiografiche  possiamo conoscere la sua infanzia : “ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: … perché lo studio fu sempre una mia parte vitale

Gli anni del manicomio

Difatti, fin da quindicenne le sue predisposizioni sono evidenti: Alda Merini inizia a scrivere le sue prime poesie grazie all’ aiuto del suo insegnante di scuola media che ne valorizza il talento. Nonostante ciò i genitori la spingeranno ad affrontare studi totalmente diversi , che successivamente la ragazza abbandonerà. L’abbandono degli studi è dovuto anche ad un disturbo psichico particolarmente grave per cui Alda verrà chiusa in manicomio per diversi anni.

Quando ne esce, la poetessa continua il suo lavoro dando vita a molti componimenti in cui descrive il periodo passato in manicomio come “un calvario di sofferenza”, in particolare ne parla ne La Terra Santa . Nel suo libro di prose liriche “L’altra verità. Diario di una diversa”, Alda Merini da un’immagine del manicomio molto cruda carica di rimandi biblici ( descrive il manicomio come una terra senza redenzione)

Dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro , Alda Merini vivrà un periodo di silenzio e isolamento che si concluderà con la sua morte nel 2009 a causa di un tumore osseo.

Le poesie più belle di Alda Merini

La scrittura di Alda Merini si distingue per lo stile incisivo e per l’accostamento di concetti con immagini  che ne sono apparentemente lontane. Tutte le sue poesie sono state raccolte nell’ antologia “Testamento” che la rende immortale. Le più belle e popolari sono riportate di seguito e affrontano diversi temi tra cui:

L’immagine della donna

Si tratta di un tema che viene affrontato dalla scrittrice  in diverse poesie. Segue una delle sue poesie più popolari

A tutte le donne
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore

La poesia fu composta nel 1988 ed è un omaggio a tutte le donne. Difatti, la poetessa dona un’immagine della donna che combatte gli stereotipi tutt’oggi vivi. Sono due gli aggettivi che descrivono in maniera vivida l’essere femminile: fragile ed opulenta. 

La donna è fragile in quanto vittima del suo tempo, vittima di aggressioni e di violenze ma al tempo stesso è opulenta perché genera la vita. Questa poesia rappresenta a pieno titolo l’immagine che Alda Merini ha della donna ed il valore che custodisce.

La follia d’amore di Alda Merini

Altra poesia molto famosa della poetessa dei Navigli è

Io sono folle
Io sono folle, folle,
folle di amore per te.
Io gemo di tenerezza
perché sono folle, folle,
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione,
ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione.

In questa poesia Alda Merini gioca con il suo disturbo bipolare e con la sete d’amore che prova per  Giorgio Manganelli. Il loro è un amore tormentato e clandestino che finirà male a causa della malattia della poetessa che “costringerà” l’uomo a lasciarla. L’amore provoca malessere ed è importante che finisca male, afferma la poetessa. Lo si può vedere anche in un’altra poesia dedicata a Giorgio da Poesie: 

Ti paragonerò dunque
amore mio, mio amore
ad un giorno estivo, o trepida rosa
(una rondine sarebbe forse
più acconcia, o una farfalla?)
O non piuttosto, amore mio, mio amore
ti farò simile al tetano
che inchioda le mascelle,
alla lebbra paziente
che accima la carne indifesa
o all’ulcera, fiore perplesso,
o al tumore, autonomo individuo,
che cresce nel corpo
per verginale gravidanza?
Mia rosa mostruosa,
delicata, indolente paranoia.

In queste righe Alda Merini esprime con una scrittura innocente e al tempo stesso consapevole tutto ciò che questo amore proibito le ha provocato. Tema che ricorre nelle poesie di Alda Merini , emblematico esempio è E più facile ancora in cui la poetessa afferma:

E so anche che mi ami di un amore

casto, infinito, regno di tristezza

In conclusione, la follia mentale di Alda Merini si sposa bene con la sua follia d’amore resa in modo crudo e spontaneo. E’ uno stile che la rende incomparabile ed unica nel suo genere.

Una terra senza redenzione: il manicomio

L’immagine del manicomio viene descritta nella poesia che segue “Vicino al Giordano” tratta dalla raccolta “Terra santa”. 

Ore perdute invano
nei giardini del manicomio,
su e giù per quelle barriere
inferocite dai fiori,
persi tutti in un sogno
di realtà che fuggiva
buttata dietro le nostre spalle
da non so quale chimera.
E dopo un incontro
qualche malato sorride
alle false feste.
Tempo perduto in vorticosi pensieri,
assiepati dietro le sbarre
come rondini nude.
Allora abbiamo ascoltato sermoni,
abbiamo moltiplicato i pesci,
laggiù vicino al Giordano,
ma il Cristo non c’era:
dal mondo ci aveva divelti
come erbaccia obbrobriosa.

Il tempo trascorso  nella struttura viene considerato dalla poetessa tempo perso, poiché  vissuto senza obiettivi  : “Tempo perduto in vorticosi pensieri” afferma Alda Merini.
All’interno del componimento la poetessa inserisce diversi riferimenti biblici (la moltiplicazione dei pesci, i sermoni, il Giordano, il Cristo) per puntare il dito contro il Redentore.il Cristo non c’era: dal mondo ci aveva divelti come erbaccia obbrobriosa”: in questi ultimi versi Alda Merini fa riferimento a tutti i malati del manicomio che sono stati strappati via dal mondo e chiusi dietro queste barriere , costringendoli a vivere un “inferno“.

SITOGRAFIA:

Emanuela Crispino