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La Nuova Hollywood: innovazione e continuità

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Nuova Hollywood

Con il termine Nuova Hollywood si indica, tendenzialmente, il panorama cinematografico che ha interessato Hollywood dalla fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta.

La Nuova Hollywood, una fase di cambiamento

Ciò che ha determinato i profondi cambiamenti stilistici che si possono notare in questo periodo è, innanzitutto, il ridimensionamento dell’importanza che hanno le case di produzione classiche (alcune, come la RKO, non sono nemmeno riuscite a sopravvivere), le quali ormai hanno solo funzioni distributive[1] e, invece, la produzione vera a propria passa nelle mani delle piccole compagnie.

Altra questione di importanza fondamentale è la modifica sostanziale della composizione del pubblico: il cinema della Hollywood classica interessava ed era indirizzata alle famiglie, ora, invece, queste rimangono a casa e il pubblico della Nuova Hollywood è prettamente un pubblico giovane (per lo più al di sotto dei 30 anni).

Già negli anni Cinquanta il cinema americano cerca di consolidare il rapporto con questo nuovo pubblico con dei prodotti specifici (si pensi alla rivoluzione dettata dai film con Elvis[2]), ma, il vero e proprio cambiamento si ha con l’abbandono del Codice Hays (ufficialmente sostituito nel 1968 con un sistema di classificazione dei film in base alla fascia d’età), la cui politica difficilmente poteva essere in accordo con i gusti della nuova generazione.

Nuova Hollywood

Altra caratteristica di fondamentale importanza è la nuova classe di registi che emerge: sono quasi tutti giovani e usciti dalle università, in sintonia con le speranze e le paure dei giovani americani della fine degli anni Sessanta.

Sostanzialmente, quindi, la Nuova Hollywood getta le basi di una specie di mediazione tra l’idea di cinema d’autore (prettamente europea) e il tradizionale apparato cinematografico classico hollywoodiano: i protagonisti della Nuova Hollywood sono, per la prima volta, una generazione di autori che ha alle spalle anni di studio di storia e di teoria del cinema.

C’è, per la prima volta a Hollywood, la consapevolezza di essere autori e non artigiani.

Il laureato, il manifesto della Nuova Hollywood

Come si è anticipato, con la Nuova Hollywood si affermano nuovi temi, nuovi generi e nuovi modelli attoriali senza però abbandonare del tutto il passato: la Nuova Hollywood mantiene un giusto equilibrio stilistico tra innovazione e continuità.

Tra il 1967 e il 1969 escono tre film che vengono da subito classificati come manifesti della nuova generazione: Il laureato (the Graduate, 1967 – Mike Nichols), Gangster Story (Bonnie and Clyde, 1967 – Arthur Penn) e Easy Rider (id., 1969 – Dennis Hopper).

In questi tre film si possono subito individuare quelle che sono le caratteristiche portanti della Nuova Hollywood: vengono raccontate le storie legate alla rivolta giovanile degli anni Sessanta, il clima di insoddisfazione “ingiustificata” che li coinvolge e l’inevitabile scontro generazionale. La Nuova Hollywood comincia a imporre anche un nuovo modello sul piano fisico: attori come Hoffman o Al Pacino sono del tutto antitetici alla figura del divo stereotipato come John Wayne.

Il laureato ha come protagonista Benjamin (interpretato da un giovane Dustin Hoffman), un ragazzo borghese che, dopo la laurea, non sa ancora cosa fare della propria vita e comincia una problematica relazione sessuale con una donna più grande di lui.

Il film è stato subito in grado di colpire il pubblico sia per l’uso di una musica appartenente alla controcultura (Simon & Garfunkel) e sia per la modalità con cui vengono trattati temi come il sesso. In questo modo, sia pure attraverso un taglio prettamente sentimentale, anticipa i fermenti giovanili di ribellione che esploderanno di lì a pochi mesi (proprio nei luoghi in cui il film viene ambientato).

Ciò che permea tutta la pellicola è la sostanziale incomunicabilità tra i giovani e gli adulti, che cercano di imporre degli schemi che difficilmente la nuova generazione può accettare in quanto è profondamente diversa e non può avere gli stessi bisogni. L’incomunicabilità di cui si parla non può essere in alcun modo mediata, nemmeno tra Benjamin e la signora Robinson (nonostante il loro rapporto) vi può essere dialogo.

Benjamin si innamorerà proprio di Elaine, la figlia della signora Robinson, proprio perché proprio lei sembra essere in grado di poter comprendere senza giudicare quelle paure e quei tormenti che da ormai troppo abitano la sua anima.

Nella fuga finale dei due giovani protagonisti si possono scorgere tutti gli elementi propri del clima dell’epoca: la dirompente rottura di qualsiasi forma di conformismo (viene interrotto un matrimonio e per difendersi Benjamin usa la croce, il simbolo sacro di cui tutti, tranne Benjamin e Elaine, sembrano avere paura) e, allo stesso tempo, una fuga costellata da incertezze.

 

Cira Pinto

Bibliografia:

–       P. Bertetto, Introduzione alla storia del cinema.

–       F. La Polla, Il nuovo cinema americano (1967-1975).

[1] Proprio perché non riescono più a comprendere e a soddisfare i gusti della nuova generazione di spettatori.
[2] E la rivoluzione musicale sta andando di pari passo con quella cinematografica.

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