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Amore e Psiche: l’interpretazione del mito

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Quello di Amore e Psiche è uno dei miti più affascinanti che il mondo classico ci abbia mai tramandato e su cui gli autori hanno versato fiumi di inchiostro nel tentativo di dargli un’interpretazione ideale.

Il primo autore ad aver parlato di questo mito è stato Apuleio, scrittore romano orginario dell’Africa vissuto nel II secolo d.C.. Ce ne parla in quello che viene considerato uno dei primi “romanzi” della letteratura latina: L’asino d’oro (conosciuto anche con il titolo de Le metamorfosi). La favola, come la chiama lui, occupa tre dei dodici libri di cui è costituita l’opera (il quarto, il quinto e il sesto).

La favola di Amore e Psiche in Apuleio

Psiche vive in un regno indefinito ed è la minore delle tre figlie di un sovrano. La ragazza riceve lodi per il suo fascino da tutti gli abitanti, ma questo fa ingelosire non poco Afrodite, dea della bellezza. Ella decide allora di consultare l’oracolo di Apollo a Mileto e riceve questo vaticinio:

amore e psiche
Ritratto di Apuleio

In cima a un alto monte, a nozze sia vestita,

lascia tua figlia, o re, per nozze senza vita.

Non t’aspettare un genero d’origine mortale,

ma un mostro velenoso, spietato ed esiziale:

su con l’ali volando nel cielo tutto fiacca,

ogni creatura sfibra, con ferro e fuoco attacca:

ne trema Giove stesso che temono anche i numi,

e l’Ade ne ha paura, con gl’infernali fiumi.

Psiche viene così abbandonata dal padre sulla cima di un monte e si addormenta. Al suo risveglio si ritrova dentro una reggia abitata dal mostro a cui è stata promessa in sposa. In realtà quel mostro altri non è che Amore, il figlio di Afrodite, che si è invaghito della fanciulla. Il giovane alato impone una sola regola a Psiche: affinché il loro rapporto amoroso duri a lungo, ella non dovrà mai vederlo in volto.

Passa il tempo e Psiche inizia a trovarsi bene con il suo amante e un giorno le viene concesso il permesso di tornare nel regno a trovare le sorelle. Invidiose per la sua sorte, queste convincono la ragazza che colui che l’ha presa in sposa sia un orribile mostro e la incitano ad ucciderlo.

Così la notte successiva Psiche, con un lampada ad olio, si avvicina ad Amore e rimane affascinata dal vedere il volto di quel bel giovane davanti agli occhi. Ma la fanciulla non si accorge della goccia di olio che cade sul piede del divino, facendolo alzare di scatto. Sentendosi offeso, Amore vola via e Psiche, inutilmente, cerca di trattenerlo.

Afrodite, scoperto l’inganno del figlio, decide di punire Psiche sottoponendola a quattro difficili prove. Se le prime tre riesce a superarle, la quarta è la più complessa: Psiche deve scenere negli inferi e farsi dare da Persefone, la regina dei morti, una fiala contenente un po’ di bellezza. Psiche però, spinta dalla curiosità, apre la fiala e sviene a causa del contenuto di questa, cioè la morte. Amore accorre in suo aiuto e la salva; Zeus dà il permesso al fanciullo alato di sposare Psiche, la quale diventerà immortale.

La favola di Amore e Psiche ne L’asino d’oro

Quella di Amore e Psiche è solo una delle tante novelle (o Fabulae Melissiae) che Apuleio inserisce ne L’asino d’oro e che diventa anche la principale chiave di lettura del romanzo stesso. Tuttavia Apuleio, come si è gia detto, parla non di mito, ma di favola. Non è una narrazione che spiega l’origine di una cosa, bensì una narrazione in cui si inseriscono elementi fiabeschi e fantastici. Basti pensare al fatto che Apuleio introduce la storia con la frase “Erant in quadam”, che corrispone al “C’era una volta” delle nostre fiabe.

La caratteristica più importante è che la favola di Amore e Psiche si inserisce parallelamente a quella del protagonista principale de L’asino d’oro, Lucio. Come Psiche, anche questi è un giovane ingenuo e curioso edè costretto a pagare il prezzo amaro che la curiosità gli impone.

A causa di un pozione magica preparata male, Lucio viene trasformato in un asino e si ritrova costretto a compiere un lungo viaggio e a superare un sacco di difficili prove per ritornare umano, così come Psiche deve sopportare le umiliazioni della superba Afrodite e le pericolose prove da lei imposte per raggiungere l’immortalità.

La favola di Amore e Psiche è quindi vista come un’iniziazione religiosa, ma anche come un percorso di formazione che conduce i protagonisti al raggiungimento della maturità.

Amore e Psiche. Un’interpretazione cristiana

Nel corso del tempo sono state molte le interpretazioni date a questa favola. Anche gli autori cristiani hanno tentato di filtrarla sotto la propria lente, nel tentativo di conferire un nuovo significato alla cultura pagana.

Fulgenzio, autore cristiano vissuto tra il V e il VI secolo, offre una sua interpretazione nel terzo libro dei Mythologiarum libri. L’autore afferma che

Psiche è il puro spirito, perfetto, scevro da bassi istinti materiali e quindi ontologicamente puro. Venere, che è la personificazione della libidine e della lussuria, è imperfetta, poiché fatta di materia, per questo è invidiosa di Psiche e tenta di corromperla e di ingannarla con i suoi tranelli.

Fulgenzio gioca molto sul significato stesso del nome di Psiche: anima (da ψυχή, “psyché“) che cerca di attingere idealmente al desiderio, che invece è rappresentato da Amore. Si tratta però di un percorso pieno di ostacoli materiali, il peccato e le tentazioni terrene, che invece sono rappresentati da Venere.

Un altro autore importante è Giovanni Boccaccio. Nel Genealogie deorum gentilium, l’autore fiorentino vede nella vicenda di Amore e Psiche il percorso compiuto dall’anima razionale verso la contemplazione di Dio. Boccaccio tende a mostrare come la ragione sia superiore ai sensi e, grazie a questo, l’uomo possa trovarsi congiunto con la divinità.

[…] Psiche dunque, pentita e innamorata, uccide le sorelle con l’astuzia tanto che contro la ragione non valgono a nulla le loro forze. Poi, purificato il peccato della propria disubbidienza con sventure e terribili prove, riconquista la felicità dell’amore e l’appagamento della contemplazione divina.”

L’interpretazione di Leopardi

Molti anni più tardi, è Giacomo Leopardi ad offrirci una nuova lettura della favola. Ne parla nell’appunto dello Zibaldone che porta la data del 10 febbraio del 1821.

La favola di Psiche, cioè dell’ Anima, che era felicissima senza conoscere, e contentandosi di godere, e la cui infelicità provenne dal voler conoscere, mi pare un emblema così conveniente e preciso, e nel tempo stesso così profondo, della natura dell’uomo e delle cose, della nostra destinazione vera su questa terra, del danno del sapere, della felicità che ci conveniva, che unendo questa considerazione, al manifesto significato del nome di Psiche, appena posso discredere che quella favola non sia un parto della più profonda sapienza, e cognizione della natura dell’uomo e di questo mondo […]

Amore e Psiche
Riunione di Amore e Psiche – Jean Pierre Saint-Ours (1752 – 1809)

Leopardi vede nella favola una trasfigurazione dell’infelicità umana: il sapere è visto come nemico della felicità, la sapienza è un modo per allontanare l’uomo dall’ingenua illusione della tranquillità.

Del resto, combinando questa osservazione col racconto della Genesi, dove l’origine immediata dell’infelicità e decadimento dell’uomo si attribuisce manifestamente al sapere, come ho dimostrato altrove, mi si fa verisimile che insomma queste gran massime: l’uomo non è fatto per sapere, la cognizione del vero è nemica della felicità, la ragione è nemica della natura, […]

Leopardi pone un confronto tra la favola di Amore e Psiche e il racconto del peccato originale raccontato nel libro della Genesi. Come Adamo ed Eva, spinti dalla curiosità, addentarono il frutto del peccato e furono destinati ad una vita di dolore, così Psiche fu destinata alla sofferenza per aver visto in volto Amore. Ma Leopardi, come già si è scritto, nega il percorso salvifico e rende la favola emblema dell’infelicità umana.

L’Ode a Psiche di Keats

Nel 1819 John Keats scrive l’Ode a Psiche, pubblicata poi in una raccolta di odi del 1821. In questo componimento, Keats sembra distaccarsi totalmente dal significato originario della favola: Psiche diventa idealmente un vero e proprio emblema della bellezza, non più della conoscenza.

Amore e Psiche
Cupido in volo rimane colpito dalla bellezza di Psiche -Maurice Denis (1908)

[…]

Oh tu, ultima nata visione, più dolce
Sei di tutta la svanita gerarchia Dell’Olimpo,
Più bella di Diana nelle sue regioni di zaffiro,
Più bella di Venere, la lucciola amorosa del cielo,
Tu, la più bella sei, pur se tempio non hai,
Né altare colmo di fiori,
O coro di vergini che dolcemente piangano
La tua mezzanotte,
E non voce, o liuto, o flauto, o incenso squisito
Che fumi dal turibolo scosso,
O santuario, bosco, oracolo o ardore
Di profeta sognante della pallida bocca.

[…]

Voglio essere io il tuo sacerdote, e costruirti un tempio
Nelle inesplorate regioni della mia mente,
Dove ramosi pensieri, appena nati con piacevole dolore,
Mormoreranno al vento sostituendo i pini:
E lontano lontano, di vetta in vetta macchie oscure d’alberi
Vestiranno tutt’intorno i gioghi selvaggi dei monti
E zefiri, fiumi, uccelli e api culleranno
Nel sonno le driadi coricate sul muschio:
Tra questa ampia quiete
Adornerò un roseo santuario
Con la trama in intrecciata d’una mente al lavoro,
Con boccioli, campanule e stelle senza nome,
Con tutto ciò che l’alma fantasia sa inventare,
Lei, che creando fiori, sempre diversi li crea:
Per te sarà li ogni dolce piacere
Che l’ombroso pensiero può conquistare,
Una torcia splendente, un finestra aperta alla notte
Perché caldo l’amore vi possa entrare.

Keats è consapevole del fatto che Psiche non fu a lungo adorata come divinità e si offre lui stesso di celebrarne il culto. Si improvvisa sacerdote e promette alla fanciulla di abbellire un tempio in cui potrà adorarla. Ne deriva un canto pagano, sensuale e dolce, in cui Psiche diventa l’essenza di una bellezza antica, di un fascino che si prefigura nella nostra mente e che cerchiamo nella nostra realtà.

Ciro Gianluigi Barbato

Bibliografia

Apuleio – Le Metamorfosi (a cura di Lara Nicolini) – BUR Mondadori

Gian Biagio Conte, Emilio Pianezzola – Corso integrato di Letteratura Latina (La prima età imperiale) – Le Monnier

Ivan Bedini – Eros e Psiche. Viaggio nell’anima delle terre dell’amore – Edizioni Universitarie Romane

Sitografia

La favola di Amore e Psiche nello Zibaldone di Giacomo Leopardi

Ode to Psyche di John Keats

 

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