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Lettere luterane di Pasolini: i giovani infelici

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Ifigenia in Tauride

Lettere luterane: lettere, invettive, saggi che alternano ira mordace e lucidissimi passaggi di ragionamenti; luterane come per dire di protesta, ma anche per parlare in un certo qual modo di predestinazione. Non è un caso che l’opera si apra con una riflessione sul teatro greco e sull’assurdo assunto che le colpe dei padri ricadano sui figli.

Lettere luterane è una raccolta edita postuma di articoli che Pier Paolo Pasolini pubblicò dall’Agosto del 1975 all’ottobre dello stesso anno (in cui morì) sul “Corriere della sera” e su “Il Mondo”.

Un articolo introduttivo dal forte titolo, I giovani infeliciun trattato “pedagogico” ad un giovane, Gennariello, immaginato tra il sottoproletario napoletano; una serie di articoli sulla politica e sui temi già scelti precedentemente da Pasolini.

La condizione giovanile e l’omologazione nella società dei consumi è uno dei temi portanti dell’intera raccolta. Tutti i temi toccati in Lettere luterane sono sintetizzabili in una sola locuzione: mutazione antropologica degli italiani.

Lettere luterane: i giovani infelici

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Pier Paolo Pasolini

Lettere luterane è anche il culmine di una lunga e accurata riflessione sulla società e il suo evolversi. Pasolini muove giudizi durissimi alla scuola e al suo modo di strutturarsi; alla tv e al suo modo di configurarsi come nuovo medium di massa, capace di uniformare, plagiare e modellare la capacità di giudizio.

La vita consiste prima di tutto nell’imperterrito esercizio della ragione: non certo nei partiti presi, e tanto meno nel partito preso della vita, che è puro qualunquismo. Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà. [1]

Secondo Pasolini questa trasformazione è una mutazione antropologica perchè muta in tutto e per tutto l’uomo: cambia modi e orari di lavoro, crea nuovi bisogni, fomenta desideri nuovi. Secondo Pasolini questa grande mutazione antropologica investe principalmente i giovani.

La società dei consumi è arrivata a degli obiettivi inimmaginabili: è riuscita ad uniformare le coscienze lì dove il fascismo voleva farlo con la forza dell’imposizione; è riuscita a modificare i corpi. Una delle grandi denuncie di Lettere luterane è per l’appunto la reificazione: il materiale umano, soggetto ai dettami imposti dalla società dei consumi è diventato anch’esso cosa, è reificato. Ad essere reificati sono  persino i corpi. Esso sono stati modificati, reificati, inconsapevolmente, dal nuovo modello produttivo. Li descrive infatti Pasolini:

I figli che ci circondano, specialmente i più giovani, gli adolescenti, sono quasi tutti dei mostri. Il loro aspetto fisico è quasi terrorizzante, e quando non terrorizzante è fastidiosamente infelice. Orribili pelami, capigliature caricaturali, carnagioni pallide, occhi spenti. Sono maschere di qualche iniziazione barbarica, squallidamente barbarica. Oppure sono maschere di una integrazione diligente e incosciente, che non fa pietà. [2]

Le colpe dei padri

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Contestazione, 1968.

Ma, sostanzialmente, qual è questa “colpa dei padri”? Chiedersi chi sono questi “padri” e chi sono questi “figli” aiuta non poco l’idagine di Pasolini in Lettere luterane.

I “padri” sono i borgehsi (intesi come protagonisti “della storia”) i “figli” non solo sono i figli dei borghesi, ma anche i figli del popolo. La grande forza  (e il grande dramma) della civiltà dei consumi sta nell’aver annullato secoli e secoli di storia del popolo, mai scritta, ciclica, tramandata oralmente, in cui ogni figlio ripeteva il padre di continuo.

Questa grande “colpa” non è solo quella di aver accettato il fascismo, il potere detenuto nel secondo dopoguerra e ora la civiltà dei consumi. La colpa dei padri sta essenzialmente nel giudicare la storia non per quella che realmente è (cioè l’idea, l’immagine, lo schema della storia  che la coscienza borghese ha montato) ma l’aver inteso questa storia come “la Storia” in generale, di tutti, oltrepassando un concetto importante, che la storia del popolo è completamente scissa dalla storia della borghesia. Scrive infatti Pasolini dopo aver sottilmente spiegato la differenza tra “storia borghese” e “storia del popolo”:

La storia era la loro storia [dell’autocoscienza borghese]. […] Le due storie si sono dunque unite: ed è la prima volta che ciò succede nella storia dell’uomo. Tale unificazione è avvenuta sotto il segno e per volontà della civiltà dei consumi: dello “sviluppo”. La colpa dei padri è anche […] primo la rimozione della coscienza del vecchio fascismo […] secondo, l’accettazione della violenza degradante dei veri, immensi genocidi del nuovo fascismo. […] in altre parole la nostra colpa consisterebbe in questo: nel credere che la storia non sia e non possa essere [altro] che la storia borghese. [3]

Luca Di Lello

[1] Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Milano, Garzanti, 2013 p. 20.
[2] Ivi, p.20.
[3] Ivi p.24.

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