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Nietzsche: la lettura critica di Thomas Mann

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Nietzsche

Prima di scrivere qualcosa su Nietzsche è diventato doveroso premettere che un qualsiasi filosofo, nonostante la polimorfia che assume questo termine, può essere solo un uomo e non un dio.
Pertanto non è eresia dirne qualcosa che non si limiti ad elencarne degli attributi negativi come “eterno, infinito, invisibile ecc.” o a riassumerne i comandamenti in una top 10.
Assodato così che non siamo seguaci di alcuna fede nella filosofia e dal momento che non stiamo cercando di sostituirci ad un manuale di filosofia liceale, non sarà necessario tracciare alcun profilo intellettuale di Nietzsche per “profani” né tesserne una vuota lode prima di metterci dal punto di vista sicuro e neutrale dell’approfondimento e sederci comodamente con una scatola di pop-corn tra le mani per goderci lo scontro che ingaggia Thomas Mann contro i sacerdoti nietzschiani della vita nella sua conferenza del 1947 “La filosofia di Nietzsche alla luce della nostra esperienza”.

Nietzsche

Un pensatore ad orologeria

La lente d’ingrandimento attraverso la quale Mann legge Nietzsche è la consapevolezza di non doverlo prendere alla lettera.

Chi prende Nietzsche «in senso proprio», alla lettera, chi gli crede, è perduto. Con lui succede davvero come con Seneca, che egli giudica un uomo a cui bisogna prestare sempre orecchio, non «fede e credenza» assolute

Con queste parole lo scrittore di Lubecca intende dire che il pensiero di Nietzsche non si è sviluppato nell’intenzione di pronunciare delle verità assolutamente valide per ogni tempo e luogo, bensì in reazione ad una cultura che andava pericolosamente unilateralizzandosi verso il razionalismo. Tutto l’estetismo nietzschiano, la sua esaltazione della guerra e dell’uomo eroico, la presa di posizione contro la ragione a difesa dell’istinto, sono nati come una risposta degli spiriti liberi alla morale borghese marcescente, ne sono una logica conseguenza e per questo fanno parte dell’età borghese stessa. Uno dei cortocircuiti che Mann individua nel pensiero del filosofo è infatti proprio l’errata opposizione che Nietzsche istituisce tra etica e vita non considerando che la prima è sostegno della seconda; la vera contesa è infatti tra etica ed estetica, essendo la bellezza, e non la morale, legata alla morte. Completato il proprio ruolo di correzione delle ipocrisie e contraddizioni borghesi, l’estetismo va superato a sua volta per entrare in una rinata epoca di moralità che possa conferire un nuovo valore alla vita.

La correzione durevole, eternamente necessaria, resta quella della vita per opera dello spirito, o se si vuole, della morale. Come ci appare legata al suo tempo, dottrinaria, inesperta, oggi l’esaltazione romantica che Nietzsche fa del male! L’abbiamo conosciuto in tutta la sua miseria, il male, e non siamo più abbastanza esteti da temere di professare apertamente la nostra fede nel bene e da vergognarci di concetti così banali e di guide così comuni come verità, libertà e giustizia

L’orrore senza precedenti della Grande Guerra, la profonda crisi intellettuale e morale europea culminata nel disumano durante il Secondo Conflitto Mondiale, hanno messo bene in chiaro come predicare oggi il superamento dell’intelletto con l’istinto sia completamente assurdo; nel loro rapporto è adesso il primo ad essere seriamente minacciato dal secondo. Così l’atteggiamento di Nietzsche nel voler invocare una ribellione della vita nei confronti dell’intelletto si spiega e trova validità, ancora una volta, solo storicamente insieme alla sua condanna nei confronti della democrazia per aver, insieme al cristianesimo, elevato l’importanza dell’individuo su quella della specie che si conserva, secondo la sua idea, solo a patto che il primo rispetti il dovere di sacrificare sé stesso o gli altri per essa. Ma questo dovere fu preso in consegna proprio da “una marmaglia di piccoli borghesi megalomani alla cui vista Nietzsche sarebbe stato subito assalito dal più forte accesso della sua emicrania” che hanno lasciato ai posteri un mondo in cui l’individuo si può a stento distinguere dall’esemplare .

Nietzsche
Nietzsche tra Rohde e Gersdorff nel 1871. Prova che Nietzsche era un uomo tra uomini nel flusso temporale lineare terrestre

Nietzsche contra Nietzsche

Mentre a prima vista può sembrare che Mann sostenga una banale contestualizzazione di Nietzsche nel suo periodo storico, le cose non stanno così superficialmente. La vera tesi della conferenza di Mann è che l’unica costante di Nietzsche non si trova in alcuna delle sue idee, bensì nel suo atteggiamento verso il pensiero: spezzare la forma a favore del flusso affinché questo possa creare una forma nuova. È questa la “vita” che Nietzsche vuole difendere, non quella cieca e ottusa sterminatrice di uomini che si è manifestata nelle più degenerate personalità dei nostri secoli e che rivela in realtà di essere il suo esatto opposto: la morte. Chi si fossilizza sul suo pensiero fa esattamente ciò che Nietzsche avrebbe più odiato: crea una confessione che ancora una volta deresponsabilizza l’uomo.
Si può star certi che se potesse osservare le condizioni in cui versa il nostro mondo, Nietzsche non si farebbe alcuno scrupolo ad avversare molte delle sue stesse idee, in primis quelle discusse da Mann, e a criticare ferocemente i suoi stessi “seguaci” come del resto faceva già in vita scrivendo a Carl Fuchs

Non è assolutamente necessario e nemmeno auspicabile che si prenda partito per me; al contrario, una certa dose di curiosità, come di fronte a una pianta esotica, unita a un’ironica resistenza, mi parrebbe nei miei riguardi un atteggiamento incomparabilmente più intelligente

Il foriero dell’umanesimo notturno

Nietzsche
La prima edizione de La Gaia Scienza, testo in cui è contenuto l’aforisma della morte di Dio

Con la sua celeberrima sentenza sulla morte di Dio (per una lettura, qui; per un approfondimento che vada oltre il postare la citazione sul proprio blog, qui), Nietzsche volle innalzare l’uomo a padrone di sé stesso, non a padrone di altri uomini, e tantomeno cerco di proclamare sé stesso il dio che molti, ancora oggi, bisognosi di farsi guidare da un pastore, vedono in lui. Ma la filosofia di Nietzsche respinge questo “gregge”, ne sono la prova le mostruosità che nascono ogni volta che si tenta di farne una dottrina.
Nietzsche apre la strada verso una religione al di sopra di ogni confessione, unicamente legata all’uomo che Mann più tardi riassumerà nell’espressione “umanesimo notturno”

[…] come un umanesimo con un fondamento e un accento religioso che, dopo molte esperienze, dopo essere passato per molte prove, accolga in sé, nel suo rispetto per il mistero dell’uomo, ogni conoscenza degli elementi sotterranei e demoniaci

Giovanni Marco Ferone

Fonti

Fonte citazioni: Thomas Mann, La filosofia di Nietzsche alla luce della nostra esperienza in Nobiltà dello spirito, Arnoldo Mondadori, 1997

Autore immagine in evidenza: Giovanni Marco Ferone

Fonti immagini media: I; II; III

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