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Villa dei Papiri: la preziosa scoperta di Ercolano

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Copia della Villa dei Papiri a Malibù

Villa Dei Papiri ad Ercolano è il cantiere archeologico più importante al mondo degli ultimi tempi, testimonianza della splendida cultura romana antica

Villa dei Papiri: la preziosa scoperta di Ercolano

Le città di Pompei ed Ercolano a sud di Napoli, dominate dalla meravigliosa immagine del Vesuvio, possiedono due siti archeologici tra i più importanti e grandi del mondo. Le due antiche città sommerse completamente dall’eruzione del 24 agosto del 79 d.C. si rivelano come luoghi di sorprendente bellezza, nonché perfetti percorsi per piacevoli e suggestive passeggiate.

Scavi archeologici di Ercolano
Scavi archeologici di Ercolano

Proprio passeggiando tra gli scavi di Ercolano, ci ritroviamo dinanzi ad una delle scoperte archeologiche più importanti e preziose di tutto il mondo, la Villa dei Papiri. La Villa romana fu chiamata, in realtà, Villa dei Pisoni, dal nome del suo proprietario, Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, nonchè potente e ricco uomo di cultura.

Purtroppo, quando Ercolano fu colta dall’eruzione del 79, la Villa non era ancora stata completata, quindi immaginiamo che fosse ancora più preziosa e decorata di quanto già non si presenti attualmente. La villa, infatti, fu ritrovata completamente sommersa da strati di fango e lava, talvolta, addirittura fondamentali per la conservazione di alcuni reperti.

Ricostruzione ideale della Villa dei Papiri
Ricostruzione ideale della Villa dei Papiri

Fu scoperta nel 1750 circa, quasi per caso, per intraprendere la costruzione di un pozzo in quella zona. In effetti i lavori di scavo non sono mai terminati ela villa è tutt’oggi un sito attivo, in quanto l’inestimabile valore dei reperti e la grandezza della struttura stessa richiedono indagini sempre più approfondite.

Durante gli scavi furono create diversi disegni in pianta per ricostruire con precisione l’edifico, tant’è che ne possiamo ammirare un esempio a grandezza naturale a Malibù, una residenza privata progettata con lo scopo di imitare la meraviglia della Villa dei Papiri.

Copia della Villa dei Papiri a Malibù
Copia della Villa dei Papiri a Malibù
Pianta della Villa dei Papiri
Pianta della Villa dei Papiri

Appare assolutamente riduttivo descrivere solo con parole il tesoro che emerse da questi lavori di scavo. Elaborati affreschi con colori vivaci e brillanti, tra cui il famoso “rosso pompeiano”, mosaici preziosissimi spesso danneggiati, alcuni ancora conservati, e, soprattutto, grande quantità di statue, tipico sfoggio della grande abilità dei romani di imitare l’antica scultura greca. Parte di queste statue sono conservate e visitabili al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in quanto furono oggetto di collezione dei Borbone.

Statue rinvenute in Villa dei Papiri
Statue rinvenute in Villa dei Papiri

Gli scavi furono poi sospesi per qualche tempo, e ripresi solo intorno agli ultimi anni del 1900, dai quali emersero altre importanti scoperte. Ambienti e stanze della sontuosa villa, adibite a funzioni diverse, e si intravide già una zona che rappresentava un livello inferiore, quasi fosse strutturata in più piani.

Statue rinvenute in villa dei Papiri
Statue rinvenute in villa dei Papiri

Dopo accurate indagini, si riusci quindi a elaborare con più precisione la sua struttura: una lunghezza di oltre 250 metri, alzata su tre livelli con una struttura a forma di quadrato, a sua volta divisa in quattro quadrati, quelli meridionali adibiti ai servizi, come alloggi, bagni e depositi, mentre quelli settentrionali alla zona residenziale e ludica. Le finestre erano provviste di battenti in legno.

Stanza affrescata in Villa dei Papiri
Stanza affrescata in Villa dei Papiri

 

Volta decorata in affreschi
Volta decorata in affreschi

È inoltre possibile scorgere all’interno di una delle stanze una volta finemente decorata  con tralci di vite, animali marini, e ghirlande. L’ingresso affacciava direttamente sul mare, simile a quello della Villa dei Misteri a Pompei. I pavimenti decorati interamente a mosaico e al centro vi era anche una bellissima piscina, circondata di statue e fontane. Insomma, una rappresentazione di eleganza e classicità senza precedenti!

ricostruzione della piscina
ricostruzione della piscina
Pavimenti decorati a mosaico in Villa dei Papiri
Pavimenti decorati a mosaico in Villa dei Papiri

Ma veniamo dunque alla scoperta più importante degna del nome e della fama attribuiti alla villa. Negli altri ambienti esplorati, gli archeologi trovarono più di 1820 rotoli di papiro, completamente carbonizzati, che si presentavano ancora arrotolati in custodie di legno così come li aveva disposti il proprietario. Inizialmente risultò difficile riconoscerli, e furono scambiati come pezzi di carbone; alcuni purtroppo andarono persi.

Papiro arrotolato carbonizzato
Papiro arrotolato carbonizzato

Un’operazione difficile e delicata fu quella di srotolarli, per poterli leggere ed interpretare, e da queste analisi approfondite si ricavò fossero scritti quasi tutti in lingua greca, oltre a qualcuno anche in lingua latina. Ciò fa pensare sicuramente che si tratti di scritti di filosofia epicurea, quindi possiamo immaginare il valore storico enorme di questi papiri. Dalla grande quantità di rotoli ipotizziamo esistesse una vera e propria biblioteca, dove il proprietario collezionava questi tesori di cultura.

Papiro srotolato
Papiro srotolato

Per nostra grande fortuna, dal costante lavoro impiegato e dai risultati che vennero fuori di questa villa oggi riusciamo a comprendere significati importanti legati alla storia della nostra terra e dei popoli che ci hanno preceduto. Lo sfarzo delle abitazioni, l’opulenza e la spensieratezza con la quale venivano vissute le relazioni interpersonali testimoniano come gli abitanti di Ercolano e di Pompei abbiano vissuto allegramente fino alla loro improvvisa e tragica fine.

La più degna conclusione per questo excursus sulla Villa dei Papiri può offrircela solo chi era presente in quegli attimi…

“Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna. Nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la figura e la forma. Si allargava poi in rami e subito dopo l’esplosione, si dissolveva allargandosi, talora bianchissima, talora sporca e macchiata, a seconda che aveva trascinato con sé terra o cenere…”

(Lettera di Plinio il Giovane a Tacito, sulla morte dello zio, durante l’esplosione del Vesuvio del 79 d.C. )

Martina Napolitano

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