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Epicuro: la scienza della natura

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Epicuro

La filosofia di Epicuro viene solitamente ridotta all’etica che elaborò. Tuttavia, va considerato anche un altro aspetto, ovvero il fatto che Epicuro introdusse alcune novità anche nel campo della fisica. Il punto di partenza è una riforma dell’atomismo.

Epicuro
Epicuro (341-270 a.c)

La ripresa dell’atomismo

L’atomismo epicureo è il fulcro della scienza della natura. Epicuro la denomina fisiologia. Le teorie che vi confluiscono sono molte. In primo luogo, l’ontologia eleatica. Al filosofo non sfugge certo la lezione di Parmenide e dei suoi discepoli. Come questi ultimi, egli nega l’esistenza del non-essere.

“In primo luogo, nulla ha origine da ciò che non è: tutto, altrimenti, potrebbe nascere da tutto, senza aver bisogno di semi generatori. E se ciò che perisce si annientasse in ciò che non è, tutto sarebbe ormai distrutto […]”

Al postulato ontologico segue l’individuazione dei principi fondamentali dell’universo. Tali sono gli atomi e il vuoto, elementi già definiti nella filosofia di Leucippo e Democrito. Rispetto ad essi, Epicuro compie dei passi avanti, pensando alla risoluzione di alcuni problemi.

La teoria dei minimi

Una delle questioni aperte consisteva nell’esistenza del mondo. Democrito e Leucippo attribuivano la nascita dell’universo ad un passaggio ben preciso. Questo avrebbe portato dal caos iniziale all’apparire dell’ordine. Non potevano, però, indicare una causa del mutamento e, in particolare, una che spiegasse il movimento ordinato degli atomi. Inizialmente esso era rivolto in tutte le direzioni. Ricorsero, allora, in un secondo momento al caso.

Epicuro rifiutava un’interpretazione finalistica della natura. Allo stesso tempo, egli non ammetteva il riferimento al caso. La soluzione all’incognita è la teoria dei minimi e del peso.

Gli atomi sono entità semplici e compatte. Sono composte da parti idealmente distinguibili, ma effettivamente inseparabili. Tali parti, invece, non sono né effettivamente né idealmente distinguibili. Esse sono il minimo dell’estensione.

«Gli elementi primari da cui i corpi sono costituiti sono necessariamente nature indivisibili».

Il minimo dell’estensione consente ad Epicuro di saldare forma e materia. La materia, dunque, contiene in sé il principio ordinatore e, pertanto, non deve fare appello ad una forza esterna.

Epicuro e Platone

Epicuro sviluppa un’idea materialistica della physis, che si figura come risposta all’idealismo platonico. Nel Timeo, Platone rimanda la formazione del fenomenico all’azione plasmatrice del demiurgo. Egli guarda alla natura come ad una commistione. Un intreccio di essere e non-essere. La forma della materia deve provenire da un’intelligenza esterna. In tal senso, la fisica platonica non è indagine del reale, ma ricerca della causa. La causa in questione rinvia ad un paradigma metafisico,  svela cioè una realtà trascendente.

Al contrario, l’impostazione di Epicuro è meccanicistica ed è finalizzata a riportare al centro la concretezza dell’empirico. Questo fattore cela un’esigenza del filosofo, cioè quella di garantire all’uomo la possibilità di conseguire la felicità in questo mondo. Proprio questa possibilità si fonda sulla conquista della vera saggezza.

In definitiva, Platone ed Epicuro intendono il sapere generale in maniera diversa. Per il primo, il sapere, soprattutto l’aritmetica, è propedeutico alla filosofia, mentre per il secondo esso rappresenta addirittura un ostacolo al filosofare.

Teoria e prassi

La conquista del sapere ha una ricaduta nella vita pratica. Epicuro costruisce infatti un cammino che conduce dalla teoria alla prassi. La scienza è un mezzo di liberazione per l’uomo e la conoscenza dei principi fondamentali della dottrina assicura la felicità. Quest’ultima si configura come una assenza di dolore, che non si traduce però in azione sociale. Epicuro va piuttosto nella direzione opposta, consigliando ai suoi seguaci una vita nascosta, cioè lontana dalle incombenze della quotidianità. L’etica epicurea si concentra di più sul sentire. Forse è proprio l’inattività un limite alla sua validità.

Con Marx, possiamo riconoscere ad Epicuro un grande merito, cioè aver combattuto il mito e l’illusione. Egli attribuisce alla scienza una capacità essenziale. Essa elimina i grandi timori che turbano l’uomo. Questa abilità viene relegata ad un contesto privato, poiché non si indaga il vivere con l’altro da sé, anche laddove Epicuro elogia  l’amicizia.

Oggi l’epicureismo può offrire ancora spunti interessanti? Pare proprio di sì, soprattutto in rapporto alle scienze. La scienza è un farmaco contro la paura e l’ignoranza, ma è necessario rivolgersi ad essa sempre con sguardo critico. Lo stesso Nietzsche, secoli dopo, avrebbe visto nel sapere uno strumento di potere. Per cui, è importante guardare dietro l’etichetta del progresso.

Alessandra Bocchetti

Bibliografia:

Epicuro, Lettere, a cura di N. Russello, Bur, Milano 2017;

D. Pesce, Introduzione ad Epicuro, Laterza, Roma-Bari 1990

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